
Molti la chiamano minoranza morbida, altri la definiscono minoranza consociativa. Fatto sta che nel gruppo del Popolo della Libertà al Consiglio Comunale qualcosa non quadra. Eletti in cinque nell’ultima tornata amministrativa (Giovanni D’Ercole, Orazio Sorece, Nicola Battista, Adelchi Silvestri, Tony Cucciniello) si manifestò subito l’abbandono di Cucciniello verso altri lidi. Che non corra buon sangue e che non ci sia dialogo tra i quattro supersititi è fatto acclarato: non c’è più una convocazione da parte del capogruppo (D’Ercole). Si vive da separati in casa. Ognuno resta sulle proprie posizioni, porta avanti le proprie battaglie, senza un minimo di collegamento. C’è chi si appella come Orazio Sorece al coordinatore provinciale reggente (Sibilia) di risolvere la questione, ma più che altro un chiarimento deve avvenire tra loro stessi. Se ognuno di loro nutre ambizioni personali, o meglio visibilità per se stessi che facciano una scelta: o nel Pdl o in un altro partito. Spostarsi da un partito all’altro non è peccato. E’ solo mancanza di rispetto verso gli elettori. Che ve ne renderanno la prossima volta che ci saranno le elezioni. Però vendere il nome del Popolo della Libertà alla maggioranza fa male, soprattutto a chi crede nell’alternativa al Governo Galasso. Se poi i risultati al Comune di Avellino sono sempre deludenti per il centrodestra, che nessuno si lamenti. Perché non è possibile che su una battaglia delle short list, si legga che Silvestri, ottimo professionista e anche coordinatore cittadino del partito annunci che è tutto in regola, avallando l’amministrazione Galasso. Capiamoci bene, l’opposizione non deve dire “no a prescindere”, ma almeno dimostri di pensarla diversamente. “I soccorsi azzurri” alla maggioranza Galasso, piacciono sempre meno agli elettori del centrodestra. Mentre Orazio Sorece in qualità di Presidente della Commissione Bilancio, combatte da mesi per ottenere chiarimenti dal Presidente Cipriano sui costi elevati registratisi per la gestione del Carlo Gesualdo e sulle anomalie nella composizione e soprattutto nella pubblicizzazione della short list, il Consigliere Adelchi, anche rappresentante cittadino del partito, afferma che non c’è nulla da indagare. Intanto Pino Freda, consigliere indipendente porta le carte in Procura, sede deputata ad indagare. L’analisi di Sorece è spietata “La verità, e le dichiarazioni di Adelchi sono lì a dimostrarlo, è che all’interno dell’assise comunale di Avellino esistono ormai due Pdl. Uno, capitanato dal capogruppo D’Ercole, piegato alle logiche di Galasso e della sua maggioranza; l’altro, rappresentato dal sottoscritto, fedele al mandato elettorale ed indisponibile a qualsiasi deriva consociativa. Come mai, il Presidente Cipriano fugge da mesi alle convocazioni della Commissione Bilancio? Perché, nonostante le reiterate diffide continua a negarsi? Perché ad oggi non ha ancora inviato l’intera documentazione richiesta? E per quale oscura ragione risponde con esemplare diligenza alle convocazioni della Commissione cultura? Forse perché dopo esserne stato il Presidente ha lasciato le redini di quell’organismo proprio al consigliere Silvestri?”. Interrogativi ai quali non segue risposta. A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina diceva Andreotti: come mai la maggioranza detentrice della presidenza della Commissione Cultura oggi non la rivendica lasciando a Silvestri (Pdl) un posto che spetterebbe ad un partito che sostiene Galasso? Come mai sulla questione mensa, battaglia che sta portando avanti in solitudine Sorece c’è il silenzio assordante degli altri consiglieri del Popolo della Libertà, nonostante l’argomento sia di una gravità inaudita? Ma la soluzione al problema c’è: chi non si sente di seguire la linea del Popolo della Libertà (tra i banchi dell’opposizione) per correttezza agli elettori si dimetta. Faccia spazio al primo dei non eletti Fausto Sacco, che almeno è sotto gli occhi di tutti non filo galassiano. Oppure si faccia come Sorece che ribadisce “la determinazione a continuare senza titubanze la mia battaglia per un Pdl libero da notabili ed autenticamente votato al rinnovamento. Un Pdl capace di imporsi come riferimento per i cittadini, lontano da perverse logiche di potere, finalmente capace di farsi motore di un nuovo centrodestra”.