Irpinianews.it

E l’Inferno tornò in Abruzzo… il dovere morale del riscatto irpino

Trema l’Abruzzo e l’Irpinia si sveglia. E mentre la terra si squarcia, si riaprono anche antiche ferite. Una notte, preludio di un lungo e altrettanto buio cammino verso il ritorno alla normalità, che non può fare a meno di riportare alla memoria popolare irpina il ricordo della più grande tragedia della nostra terra. Chiede aiuto l’Abruzzo, e presto. Proprio come, in quel maledetto novembre del 1980, chiese aiuto la Campania, da quelle prime pagine de “Il Mattino”, passate ingloriosamente alla storia.

E al dolore di quello che sarà oggi, la conta delle vittime, le informazioni che si rincorrono, si aggiunge il lacerante ricordo di quello che ‘fu’… i morti, la devastazione del territorio, lo smarrimento dei sopravvissuti, quel ‘minuto di terrore’ che ferì fatalmente una comunità intera.

“In questo momento c’è un sentimento di forte solidarietà nei confronti degli abitanti colpiti dal sisma – ha dichiarato il governatore Bassolino – soprattutto da parte di realtà che hanno conosciuto questa tragedia”. Ad esprimere la volontà di aiutare il popolo abruzzese anche il presidente regionale dell’Unipan, Domenico Filona: “I panificatori campani sono pronti a offrire pane per gli sfollati del terremoto in Abruzzo”.

Parte la macchina dei soccorsi, scatta la gara di solidarietà…e anche l’Irpinia si mobilita…
Giuseppe Galasso ha dichiarato vicinanza alle popolazioni terremotate; Carmine Casarella, primo cittadino di Vallata, fa altrettanto e annuncia l’invio, nella giornata di domani, di viveri e di beni di prima necessità; Bassolino ha dichiarato che gli ospedali di Avellino e Benevento “sono stati allertati” e sono stati “liberati posti per predisporre eventuali ricoveri e cure” e proprio dal Moscati sono state inviate 200 sacche di sangue per le trasfusioni; il comando provinciale dei Vigili del Fuoco ha inviato, alle prime luci dell’alba, una colonna mobile di 16 uomini e mezzi che proprio in queste ore sono al lavoro a Onna, uno dei comuni più colpiti dal terremoto (sei colonne, ovvero 60 uomini e una ventina di mezzi, sono infatti partiti da varie zone della nostra regione, intorno alle 4 e nelle prossime ore, altri uomini e altri mezzi partiranno alla volta dei luoghi colpiti dal sisma).

La provincia si mobilita, quindi, ma forse non è ancora abbastanza. Perché quanto veramente deve fare la nostra terra per ricambiare l’infinita solidarietà ricevuta, anche quella spontanea di improvvisati volontari che da tutta Italia giunsero in Irpinia, nella tragica esperienza del 1980? La nostra terra ha una grossa responsabilità sulle spalle. E mai come in questi momenti l’Irpinia dovrebbe ergersi a maestra di storia: chi più di lei lo potrebbe fare? lei che, in quel minuto di terrore, perse 2700 suoi figli…(di Oderica Lusi)

Exit mobile version