D’Urso: “Il sindaco si mobiliti per la crisi industriale a Solofra”

0
128

“Ci accorgiamo che Solofra e le sue aziende stanno attraversando una fase di crisi economica solo quando ci ritroviamo a dover prendere atto dell’ennesima richiesta di messa in mobilità”.
Così il consigliere di minoranza Antonello D’Urso che prosegue: “Solo allora partono gli appelli, si imbandiscono tavoli di trattative che eccettuato qualche titolo sui giornali non sortiscono alcun effetto concreto. Il lavoro a Solofra è cambiato, i ritmi lavorativi non sono più quelli di un tempo, i volumi lavorativi non sono più quelli di una volta. Ora che ci siamo liberati dall’ovvio andiamo avanti. Come si esce da questa situazione. La parola d’ordine è programmazione. Occorre una visione prospettica. Che però manca a questa amministrazione che pare più propensa a ricordarsi che c’è un problema solo quando questo si manifesta. Occorre programmazione, dicevamo. Gli scarti di produzione delle concerie solofrane non vengono trattati sul territorio. E questa è un’anomalia tutta nostra. Altrove vengono recuperati i fanghi conciari, viene recuperato il cromo dalle acque di lavorazione. A S. Croce sull’Arno, il comune che il sindaco ha spesso additato a modello per la gestione del ciclo depurativo ci si sta attrezzando per reimmettere nel ciclo produttive le acque depurate. Vignola si è però rivelato un cattivo alunno di un buon maestro. Il sindaco di Solofra dice di voler sostenere e stare al fianco degli imprenditori ma non fa nulla per venire loro incontro per tagliare i costi, ad esempio, di gestione ambientale. Gli scarti di produzione che altrove sono diventati fonte di reddito e lavoro qui da noi continuano a rappresentare un problema ed un costo per le aziende. Questa amministrazione ha fin dal suo insediamento vantato un buon rapporto con l’Asi ma con il consorzio di sviluppo non è mai riuscita a sviluppare un progetto per far nascere sul nostro territorio un impianto che producesse cuoio rigenerato. Eppure a Solofra ci sono materia prima e competenze professionali per l’avvio di una simile attività. Per non parlare degli innumerevoli opifici industriali desolatamente vuoti. Tempo fa il dibattito politico si è cimentato con il tema del cambio di destinazione d’uso e con il tema della diversificazione: ragionare di politiche di riuso e di abbattimento dell’impatto ambientale servirebbe a riempire di contenuti quel ragionamento politico. Si potrebbero sviluppare sul territorio nuove attività che andrebbero a completare la filiera della concia, ci sarebbe spazio per nuovi insediamenti produttivi e per nuovi posti di lavoro. E Solofra diventerebbe veramente un distretto ecocompatibile. Ma fino a quando la massima espressione della politica ambientale di questa amministrazione sarà la manutenzione del verde e dallo spazzamento delle strade ho l’impressione che continueremo ad allestire tavoli per certificare l’ennesima crisi dell’ennesima azienda che licenzierà un numero più o meno ampio di lavoratori”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here