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DS – Alfonsina Porciello, il cambiamento passa per una giovane donna

Avellino – Tempo di rinnovamento nel partito democratico. Rinnovamento che passa per la recente elezione, all’unanimità, di Alfonsina Porciello in qualità di presidente provinciale dei garanti per i democratici di sinistra. Ad assumere la terza carica all’interno del partito, dunque, una donna ed una giovane. Un ruolo importante ed al contempo delicato che segna un ulteriore passo in avanti verso un sempre maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni e della categoria rosa nella vita politico-istituzionale, come sottolinea la stessa neoprotagonista.

Chi è Alfonsina Porciello?
“Una persona non dissimile da molti giovani di questa provincia, innanzitutto. Provengo dal sociale, essendo impegnata, in questa provincia, nell’ambito delle dipendenze. Fino allo scorso anno, peraltro, ero in commissione di garanzia e questa elezione a presidente premia l’impegno profuso in tal senso”.
Quali responsabilità la attendono con questa nuova carica?
“Il ruolo della commissione di garanzia è particolarmente delicato visto che si colloca a metà strada tra vita politica ed istituzionale. Intendo proseguire il lavoro svolto negli scorsi mesi, teso a vigilare sulle irregolarità e le divergenze e, più in generale, sul rispetto delle regole nella vita pubblica di questa provincia”.
Il partito democratico ‘cambia pelle’, anche in funzione della sua elezione…
“Mi piace pensare alla costruzione del partito democratico insieme alle compagne e ai compagni di questa avventura piuttosto che ad una mera adesione politica. In quest’ottica vedo il mio ruolo in chiave simbolica. Un tentativo di apertura verso due mondi, quello dei giovani e delle donne, spesso estromessi dalla vita sociale ma che si inseriscono a pieno titolo nei valori della sinistra”.
Apertura verso donne e giovani… di che considerazione godono attualmente queste due categorie a livello nazionale e locale?
“Faccio parte della cosiddetta ‘generazione invisibile’ schiacciata tra il ‘vecchio’ che permane ed il ‘nuovo’ che stenta a trovare la sua dimensione. E’ come se ci fosse stato espropriato il nostro tempo, tra i problemi che affliggono la quotidianità e le prospettive di futuro sulle quali pesano le ombre dell’incertezza nella quale versa tutto il paese. Vivere di rimpianti è in ogni caso sbagliato. E’ per questo che tenteremo di costruire una nuova strada alimentata dalle speranze, dalle potenzialità e dalla voglia di fare che di certo non mancano alle nuove leve.
Per quanto riguarda, invece, il ruolo femminile, non credo alla parità artefatta. Non sono, ad esempio, per le quote rosa. Uomini e donne sono diversi, ma è una diversità che va vista come valore aggiunto e non certo in ottica discriminatoria. Il pensiero femminile è strutturato su crismi diversi, perché la nostra natura, per così dire, biologica è diversa. Il nostro approccio all’analisi, le dinamiche del nostro modo di ragionare, completano la parte maschile. Un partito che vuole rifondare la cultura deve per forza tenere conto di questo valore”.
In conclusione, come inquadra lo scenario politico nel quale si troverà ad operare?
“Il 900 è finito da un pezzo. E’ assolutamente necessario, ora, mettere in discussione la crisi della politica e della rappresentanza. Bisogna rinnovare. Il cambiamento rappresenta l’unica vera opportunità per uscire dal torpore nel quale versiamo. Militanza ed individualismi che hanno contraddistinto la vita istituzionale passata devono scomparire. Alla fase politica serve una nuova classe dirigente, non più basata sulla fedeltà ma sulla meritocrazia, perché è giusto che chi vale possa rappresentare una risorsa per l’intera collettività. E’ questo il punto di partenza per l’edificazione di un nuovo stato. Uno stato laico e scevro dalle ingerenze della Chiesa”. (di Eddy Tarantino)

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