Avellino – “Il decreto legge indebolisce e penalizza le autonomie locali ed è incoerente con la riforma federalista dello Stato, con i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza sanciti dall’articolo 118 della Costituzione e con quelli indicati dal Governo nella Carta delle autonomie”.
Così Enzo De Luca sul decreto legge n. 2 del 25 gennaio 2010, relativo ad interventi urgenti per Enti locali e Regioni. Il senatore del Partito Democratico è intervenuto stamane in Aula al Senato prendendo la parola per primo nella discussione sulla conversione in legge del decreto.
“La riduzione indiscriminata di consiglieri e assessori è infatti una scelta demagogica – ha spiegato – che rischia di svuotare la rappresentanza democratica delle assemblee elettive e ledere l’efficacia dell’azione amministrativa: saranno infatti particolarmente penalizzati i piccoli Comuni, componente fondamentale del tessuto democratico del Paese, specialmente nelle aree più disagiate”.
“Il provvedimento, su cui alla Camera dei deputati, per la trentesima volta in due anni, il Governo ha posto la fiducia a causa della poca compattezza della maggioranza è dunque inadeguato a far fronte alle reali esigenze di riordino delle amministrazioni locali ed è ispirato a una visione semplicistica e populista – ha aggiunto il senatore – Occorre invece una riforma articolata e complessiva, che valorizzi il ruolo degli enti locali, nell’esclusivo interesse dei cittadini amministrati. Fino a quando si penserà di intervenire su questioni come queste con una visione verticistica, intrisa di populismo ma priva del rispetto che si deve alle istituzioni ed allo Stato, non si affermerà un cambiamento reale del Paese. Serve una riforma complessiva e articolata, che punti a migliorare l’efficienza e l’efficacia degli enti locali, con l’obiettivo di intercettare l’interesse di tutti e non di fare, ancora una volta, propaganda agli interessi di pochi o di chi oggi rappresenta, più che lo Stato e gli interessi generali della comunità, l’interesse privato della propria azienda senza avere senso dello Stato, né a cuore la difesa della democrazia”.
