
Avellino – “Una comunità in difficoltà tra speranze e delusioni: cresce il disagio”. E’ il tema del convegno confronto che si è svolto presso la sala auditorium della scuola media statale Solimena di Avellino organizzato dai Democratici di Sinistra. Un modo per far nascere nuove idee, un tema quanto mai attuale. Tanto più che al Comune si sta creando un momento di riflessione sul problema, cercando di dare risposte ‘anche parziali’, analizzando le accuse di un forte disagio ed ipotizzando l’idea di un osservatorio. E’ Doriano Pellecchia nelle vesti di psichiatra e abile comunicatore a concentrare di nuovo l’attenzione su quella che è una problematica a più facce. Cosa c’è dietro al disagio? Cosa c’entrano famiglie e scuola? E la comunità che può fare? L’analisi del professionista parte da vicino, dai dati di una città capoluogo dove droga, alcol e suicidi sono quasi all’ordine del giorno. “Su trentuno suicidi, per ognuno ce ne sono quattro tentati. Questo ci fa capire che il disagio è una regola non un’eccezione e bisogna imparare a conviverci. Alcuni disagi diventano però drammatici perché in ognuno di noi c’è sempre lo scontro tra la voglia di essere dipendenti e quella di essere autonomi”. Un appello rivolto in primis alla famiglia in particolare al ruolo di genitori: “amare un figlio significa educarlo a vivere superando i problemi. Altrimenti si diventa fragili. Perché essere autonomi significa innanzitutto pensare. E pensare significa identificare obiettivi. E raggiungerli risolvendo i problemi”. Dalle cause psicologiche si passa a quelle dell’interazione sociale: “ognuno di noi è un mondo autonomo e lo sforzo è quello di incontrarsi. Ma avere valori, essere liberi e responsabili, richiede fatica. E non voler sostenere tale fatica blocca nelle dipendenze. Così si diventa conformisti, intolleranti nei confronti del diverso. L’autolesionismo può essere in tutto ciò una forma di protesta”. Il ruolo della famiglia: “quella tradizionale dava sostegno materiale ed affettivo anche se in maniera più severa. La famiglia di oggi invece ha perso questa funzione a vantaggio di quella del lavoro; la scuola non sostituisce questa mancanza; la tv la fa da padrona e diventa la nuova fonte di valore”. Il ruolo della comunità e delle istituzioni: “Si deve fare un lavoro di prevenzione primaria e si devono proteggere le reti di relazioni. Ma anche l’urbanistica è importante. Occorre riorganizzare la città in un modo socialmente più compatibile. Con l’associazionismo poi si creano reti di solidarietà e valori da condividere”. Insomma “all’amministrazione il compito di creare le condizioni per il benessere del cittadino, di garantirgli qualità della vita, non solo in senso economico, e apprezzarsi nella realizzazione personale”. “Una società – sottolinea il segretario cittadino dei Ds Gerardo Adiglietti – che continua a negare aspettative e diritti, una politica sempre più inaccettabile (il consiglio comunale ne è lo specchio) che non aggredisce neanche quelle forme di illegalità che le sono proprie. Insomma con una politica che non dà risposte si finisce con l’ispirare comportamenti violenti. E poi c’è la difficoltà di tanti giovani (la movida è un’altra cosa) nel trovare punti di riferimento, non solo luoghi, ma vere e proprie occasioni. Per non parlare del linguaggio della politica locale. Ci sono momenti da palio di Siena tra i vari competitori che alimentano solo gli istinti più bassi e questo a causa di una mania di protagonismo che il giovane assimila”. Di qui gli elogi dell’esponente della Quercia all’iniziativa del convegno e l’idea di un osservatorio sociale, quello che intende promuovere l’assessore comunale alle politiche sociali Mirella Giova. Alle iniziative alla Gigi D’Alessio sarebbero da preferire, secondo Adiglietti, momenti forti di ascolto e forse addirittura i giochi di quartiere di una volta. Un dibattito ricco ed appassionato, dunque, che chiude con i due assessori in ‘rosa’ Giova e D’Amelio: “Occorre interrogarsi perché Avellino è seconda sola al Veneto per tentati suicidi dove il principale indicatore è la depressione. Si può e si deve intervenire con azioni congiunte tra famiglia, scuola, società civile, mondo produttivo e istituzioni”. Così è possibile un’alternativa per il neo assessore di Piazza del Popolo che propone ancora una volta l’osservatorio territoriale formato da figure esperte. “Questa è la mia sfida”. Più battagliera l’on. D’Amelio: “E’ ora che i partiti tornino a fare la politica che si interessa di questi problemi. Solo così si può lavorare in rete ma bisogna mettere al centro i valori veri. Come Regione Campania ci stiamo attrezzando per far tornare le scuole al centro di tale funzione”. Infine l’invito al Comune di Avellino e agli amministratori della provincia irpina a non perdere le risorse di finanziamento e a cercare la strada del dialogo con i giovani “ma soprattutto con quelli che vivono la solitudine”. (di Antonietta Miceli)