I numeri raccontano un Paese che continua a perdere energie vitali. Secondo i recenti report di Svimez e Inps, nel 2024 si è registrato il record di espatri: 156mila persone hanno lasciato l’Italia, soprattutto giovani in cerca di occupazione stabile e servizi efficienti
È da qui che parte la riflessione di Franco Fiordellisi, già segretario generale della Cgil di Avellino, nel suo intervento intitolato “Il diritto di restare”, in cui parla di “due emigrazioni sistemiche”: quella dei giovani e quella degli anziani, entrambe dirette verso il Nord Italia o l’estero.
Il Mezzogiorno, sottolinea, non perde semplicemente popolazione, ma “la sua parte più giovane, più istruita, più dinamica”. Negli ultimi vent’anni centinaia di migliaia di laureati hanno lasciato il Sud, in un fenomeno che l’autore definisce “svuotamento selettivo”
Non si tratta, secondo Fiordellisi, di una scelta libera tra opportunità equivalenti, ma di una decisione obbligata dalla mancanza di lavoro stabile, salari adeguati e servizi efficienti.
Il quadro è ancora più drammatico nelle aree interne della Campania — Irpinia, Sannio, Cilento, Tammaro-Titerno, Sele-Tanagro, Alburni — dove la fuga dei giovani comporta chiusura di scuole, riduzione dei servizi e perdita di prospettive. Fiordellisi parla di “macerie simboliche”: territori che non vedono più il proprio futuro. E denuncia un trasferimento strutturale di ricchezza pubblica quando il Sud forma ingegneri, medici e ricercatori che poi producono sviluppo altrove. Al centro della riflessione c’è il lavoro. “Senza una politica salariale giusta, senza rinnovi contrattuali tempestivi e senza contrasto al lavoro povero, continueremo ad alimentare l’esodo”, afferma, i laureati italiani guadagnano meno dei loro coetanei europei e al Sud i salari sono ancora più bassi. In questo contesto, la mobilità diventa una scelta razionale. Ma non basta intervenire sulle retribuzioni. Serve, secondo Fiordellisi, un progetto territoriale: le aree interne non devono essere solo “borghi da cartolina, bensì luoghi di produzione, innovazione, manifattura sostenibile, agricoltura di qualità e servizi pubblici efficienti. Occorre un patto tra università, imprese e istituzioni, investimenti mirati del PNRR e dei fondi europei capaci di generare lavoro stabile e qualificato, non occupazione temporanea. Il fenomeno è anche sociale e demografico. La partenza delle giovani donne laureate impoverisce ulteriormente il tessuto territoriale, mentre la mobilità sanitaria e la migrazione degli over 75 segnalano un sistema di welfare fragile”.
“Il diritto a restare non è una formula retorica. È una scelta politica, scrive l’ex sindacalista, Significa salari giusti, servizi efficienti, investimenti produttivi e capacità amministrativa nei piccoli comuni. Significa rafforzare la contrattazione e la partecipazione democratica. E significa contrastare con decisione l’autonomia differenziata, rilanciando una visione nazionale della questione meridionale”.
