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La ritrovata serenità di Piazza del Popolo infatti, nonostante le intenzioni, non trova corrispondenza a Via Tagliamento dove i buoni propositi scaturiti dal congresso provinciale sono rimasti inascoltati.
L’abbraccio finale tra il neo segretario Caterina Lengua e il diretto concorrente Luigi Famiglietti avrebbe dovuto sancire una ritrovata pace all’insegna della discontinuità chiesta dai bersaniani nella gestione del Pd irpino. Ma sono i fatti, oggi, a smentire quello che, in fin dei conti, si era rivelato l’ennesimo slogan volto a rinforzare la credibilità di un partito impantanato in diatribe interne.
Lunedì pomeriggio ci sarà la nomina della nuova direzione, che sarà composta da 35 membri, e del presidente provinciale ma non sarà questa, stando alle premesse, l’occasione per lasciarsi definitivamente alle spalle due anni di litigiosità e spaccature. Se da un lato la Lengua aveva ipotizzato di affidare ai bersaniani la presidenza della commissione di garanzia o la presidenza del partito, dall’altro i diretti interessati si dicono all’oscuro di tutto. Un colloquio… ma nessuna proposta concreta: “Al congresso – ha spiegato Famiglietti – sono rimasto candidato fino alla fine perché ho creduto nella proposta di un Pd alternativo rispetto a quello che c’è stato finora. Ma ancora una volta i fatti smentiscono le parole. Abbiamo avuto qualche tempo fa un colloquio con il segretario ma in quella occasione non è stata avanzata alcuna proposta concreta. Né tantomeno ci sono stati incontri successivi per riaprire un dialogo o chiarirci le idee”.
L’ipotesi di ricoprire il ruolo di vice, inoltre, è esclusa in quanto non coerente con l’istanza di discontinuità di cui i bersaniani si fanno portavoce: “Accettare un ruolo del genere significa assecondare una linea che non condividiamo. Se si dimostra un taglio netto col passato siamo pronti a discutere. In caso contrario la nostra sarà una voce di opposizione”. Un concetto – quello di opposizione – già chiarito in passato da Rodolfo Salzaruolo che appare oggi, stando alle dichiarazioni fornite in seno al congresso, profeta in patria. Il sindaco di Lioni infatti aveva definito “contributo aggiuntivo” il ruolo di minoranza all’interno del partito.
Se non dovesse esserci dunque alcun segnale di svolta, la vice segreteria sarebbe assegnata ai mariniani di Franco Vittoria.
Fino a lunedì tutto può succedere ma difficilmente in poche ore si può sanare una ferita aperta da due anni. Tranne clamorosi colpi di scena che in casa Pd si chiamano segnali di discontinuità e che, se finora non ci sono stati, si dubita possano arrivare a breve. Resta il fatto che i bersaniani non intendono scendere a compromessi né assecondare un percorso che non sia alternativo a quello tracciato sinora. Dunque, rivendicano nella direzione i posti che gli spettano in base alle percentuali congressuali che consegnano 9 posti a ‘Territori e nuove generazioni’, 9 a ‘Un senso alla nostra storia’, 4 alle ‘Cento Irpinie democratiche’ e 19 a Progetto Democratico.