“Gli stati generali della sinistra dell’8 e 9 dicembre sono il più grande abuso di potere mai perpetrato ai danni della base ‘comunista’ di rifondazione. Si va avanti senza che possa esserci impedimento alla nascita di ‘un cartello elettorale’ per salvarsi ‘la pelle’ dalle grinfie di una prossima riforma elettorale che porrà degli sbarramenti più o meno alti. Per la prima volta nella storia di Rifondazione Comunista, per spianare la strada alla “cosa rossa” si procede allo spostamento forzato di un congresso nazionale, già deciso e già avviato, il tutto per zittire oltremodo il dissenso”. Così interviene Carmine Cogliano, coordinatore provinciale Area Critica Comunista del PRC irpino, sulle recenti ‘perturbazioni’ politiche. “Il problema reale – spiega – non è la costruzione di un partito, perché di partito si tratta, genericamente di sinistra ma il consolidamento di una forza ‘comunista’ che giri lo sguardo di nuovo verso le problematiche reali della gente e per farlo bisogna partire dalla consapevolezza di un’unione di intenti ‘a sinistra’ sulle questioni prioritarie: povertà, diritto alla laicità, elementari garanzie di dignità di ogni individuo come quelle di uno spazio di coppia senza alcun vincolo etico, e non come sommatoria di ceto politico”. Un discorso questo che, secondo Cogliano, necessita di risposte concrete e non di ‘giri di parole’. E in questo senso avverte: “La risposta che tutta la sinistra ‘comunista’ vuole è il cambiamento dell’esistente e non la costruzione di un artefatto, come quello che ha trasformato Rifondazione Comunista”. Nel mirino il Pd: “Quel ‘gigante’ che è causa-artefice del revisionismo storico in atto”. Ma anche il segretario provinciale del Prc, Gennaro Imbriano: “L’attivo deciso il 7 dicembre con la presenza di Ciccio Ferrara, diventa una farsa dalle proporzioni gigantesche, perché in quella sede si dovrebbe dare la ‘benedizione’ al ‘de profundis’ di Rifondazione Comunista”. Motivo, quest’ultimo, per il quale viene annunciata l’assenza dell’Area Critica. Queste le considerazioni alla base della scelta: “Siamo di fronte alla degenerazione di un partito ‘in crisi di astinenza da consenso’ dove il verbo ‘obbedisco’ diventa sempre più usato e fatto usare. Bisogna riappropriarsi – incalza – del ‘nostro’ partito senza che nessuno possa decidere di buttare via una storia di ottanta anni di lotte e di conquiste sociali. Ci batteremo con tutte le nostra forze contro la distruzione della forza comunista e ci attiveremo per arrivare all’indizione di una grossa assemblea provinciale per tutti coloro che sentono di dover cambiare l’esistente”.
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