Sabato 8 gennaio – alle ore 18 – in Cattedrale Santa Messa pro-episcopo con la solenne apertura dell’anno giubilare di S. Modestino. E’ questo anno di speciale Grazia per la nostra Diocesi a millesettecento anni dal martirio di S. Modestino (311). Oggi “Non si può dimenticare che il fondamentalismo religioso e il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità. Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana. La società che vuole imporre o, al contrario, negare la religione con la violenza, è ingiusta nei confronti della persona e di Dio, ma anche di se stessa”(Benedetto XVI). E’ un anno nel quale siamo chiamati a riflettere sulla nostra Chiesa particolare, sulla sua presenza, sul cammino da compiere. Bisogna ricordare che la Chiesa dei martiri ha saputo trovare con grande sicurezza e con un istinto politico illuminato dalla Grazia l’equilibrio, così essa poté gridare il suo no allo Stato assolutista del dispotismo imperiale, per trovare un sì, pronunziato con le labbra scosse da tremiti della morte allo stesso Stato persecutore del Cristianesimo: e questo segna uno dei più grandi progressi della storia dell’umanità (H. Rahner). Il servizio cristiano allo Stato consiste nel conservare la grandezza di questo, pur considerandola inferiore a quella di Dio. “Grande è l’imperatore, perché è più piccolo del cielo” (Tertulliano). Un tempo quello delle persecuzioni che inizia con i bagliori delle torce umane delle persecuzioni neroniane e che fluisce nel fiume di sangue dei massacri ordinati da Diocleziano nel quale perirono secondo la tradizione i Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano fino ai nuovi martiri del nostro tempo. San Modestino proveniva da Antiochia laddove l’apertura cattolico-universale della Chiesa, con l’annuncio evangelico non più riservato ai soli Giudei e proseliti venne aperto ai pagani. La Chiesa di Antiochia è infatti la prima comunità nata dalla proclamazione del vangelo anche ai Greci (cf Atti 11, 19-20). Un secondo aspetto è la presenza dei diversi ministeri: ad Antiochia (Atti 13) c’erano «profeti e maestri» e ne viene fatto un elenco che comprende anche Barnaba e Saulo. Ma la caratteristica della Chiesa di Antiochia è quella missionaria. Oggi nel tempo di un cristianesimo diffuso ma spesso misconosciuto e contraddetto dalla vita guardare alle figure dei martiri, padri della nostra comunità ecclesiale, vuole disporci ad amare e servire la Chiesa con lo spirito che animò la fede e la testimonianze di quelle generazioni