Irpinianews.it

Differenziata, buco nell’acqua e al Cdr arrivano i rifiuti da Tufino

Avellino – In attesa del “caso Catenacci”, purtroppo le notizie da Avellino sulla differenziata non fanno ben sperare. Innanzitutto, come ha spiegato Michele Caso della Cisl, con il nuovo sequestro del Cdr di Tufino – i sigilli sono scattati contemporaneamente agli avvisi di garanzia per Catenacci e per i suoi due collaboratori Michele Greco e Giuseppe Sorace – sono ritornati ad Avellino i compattatori con i rifiuti del nolano e di alcuni paesi del vesuviano che sversavano proprio a Tufino. “Si calcola che quotidianamente – spiega Casoarriveranno al Cdr di Pianodardine ben 400 tonnellate di rifiuti da fuori provincia, ai quali si devono aggiungere le 300 tonnellate (e non più 400 come avviene a normale regime) della provincia di Avellino. Insomma, ben 700 tonnellate di immondizia che potrebbero comportare ‘stress’ e ‘rallentamenti’ nella lavorazione”. Quale potrebbe essere la conseguenza?“Semplice: l’impianto potrebbe andare in tilt e quindi rischierebbe sul serio l’ennesimo blocco per saturazione”. Non si scarta dunque l’ipotesi di una nuova emergenza rifiuti? “Ebbene sì. Da un momento all’altro potremmo ritrovarci con i sacchetti d’immondizia sotto casa”. Intanto continua la telenovela sulla raccolta differenziata. Ieri mattina a Palazzo di Città si è consumato l’ennesimo ‘buco nell’acqua’: doveva essere il gran giorno, una mattinata che si sarebbe dovuta concludere con la ‘nascita’ del nuovo piano ma purtroppo il travaglio ancora non si è concluso. “Il Sindacato – ha commentato Casoha denunciato l’assenza di volontà da parte del Comune e del Co.Sma.Ri.Av1 di trovare la soluzione. Si è consumato infatti l’ennesimo palleggiamento tra le due parti, sia sulle responsabilità del mancato decollo della differenziata che sui costi…”. Perché? “Il piano per la città capoluogo non esiste, o per meglio dire è stata redatta una bozza di piano ma l’accordo non c’è. Dunque, il comune di Avellino non supererà l’attuale percentuale che è del 9% a differenza degli altri comuni serviti dal Co.Sma.Ri.Av1, dove si raggiunge anche la soglia del 60%. Non riuscendo a rispettare neppure il 35% come imposto dal Decreto Ronghi, si sarà costretti a pagare la penale e quindi incremento di tasse per i cittadini. Ed intanto chiedono la collaborazione proprio dei cittadini”. Insomma per Michele Caso “…non ci sarebbe la volontà, soprattutto politica, né del Comune né del Co.Sma.Ri.Av1 a dare quella ‘sterzata’, necessaria e fondamentale per la città capoluogo”. (di Emiliana Bolino)

Exit mobile version