Di Trolio: “Sono orgoglioso di concorrere per il Senato”

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VANCOUVER – Da anni si batte per le problematiche degli Italiani nel Mondo e si attiva per tutelare gli
interessi dei nostri connazionali all’estero. Prima a
Londra e poi a Vancouver, l’irpino Rocco Di Trolio,
attraverso il locale Comites (del quale è stato
presidente per un decennio) e di recente attraverso il
Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ha
raccolto quei consensi che lo hanno portato ad essere
stato scelto dall’Unione di Romano Prodi come
candidato per il Senato nella Circoscrizione
Nord-Centro America per le prossime elezioni
politiche. Lo abbiamo intervistato ascoltando dalla
sua voce con quali prospettive sta vivendo
l’esperienza della candidatura per il Governo
italiano.
L’Unione ha ufficializzato qualche giorno fa le liste
dei candidati per le Circoscrizioni Estere. Lei è
l’unico a concorrere dal Canada per il Senato. Da
italiano e da irpino, quali sono le sue sensazioni a
caldo riguardo a questa nuova esperienza che si
accinge a intraprendere?

Posso dire con certezza di essere prima di tutto
onorato che l’Unione punti su di me, e poi avverto
dentro di me sentimenti come orgoglio e
responsabilità, per il ruolo che potrei avere la
possibilità di occupare. In ogni caso la candidatura
rappresenta di per sè già una grande vittoria per me,
comunque vada. Il coronamento all’impegno profuso.
Come emigrato e come italiano lei da anni si batte e
convive con le problematiche degli italiani
all’estero. Cosa significa concorrere per
rappresentare i suoi connazionali al Governo?

Vuol dire che se sarò eletto avrò la possibilità di
essere non solo la voce degli italiani all’estero, ma
farò in modo che gli elettori partecipino attraverso
di me a tutte le problematiche italiane, vivano
insomma con me a pieno titolo quell’Italia alla quale
sono rimasti così legati.
Quali sono i punti essenziali della sua campagna
elettorale?

Sicuramente il punto numero uno è la riapertura dei
termini della cittadinanza italiana. Attraverso questo
spinoso problema credo di non sbagliare dicendo di
farmi interprete della voglia di italianità di tanti,
di quel desiderio di avvicinarsi alla madrepatria che
cresce sempre di più nei nostri connazionali.
Gli altri punti sono i seguenti: rafforzamento delle
reti consolari, delle associazioni e degli Istituti di
Cultura, sostegno sempre maggiore ai mezzi di
informazione in lingua italiana all’estero, perchè
ritengo che radio e giornali siano grandi veicoli di
italianità e quindi si deve fare il possibile per
evitare che possano sparire aumentando magari il
contributo in loro favore.
Poi mi batterò per il rafforzamento e l’ottenimento di
maggiore dignità e autonomia da parte dei Comites e
del Cgie e infine mi adopererò per la crescita sempre
maggiore della cooperazione Italia-Canada.
Tante sono le battaglie che lei ha sostenuto per gli
italiani in Canada prima da presidente del Comites di
Vancouver e poi ora come consigliere del Cgie. Quali
sono stati i traguardi piu significativi della sua
carriera?

Io ricordo quando sono arrivato per la prima volta a
Vancouver e un organo come il Comites neanche
esisteva.
Ho dato il mio contributo per creare un gruppo
promotore, e oggi il Comites di Vancouver è
espressione per eccellenza della società civile. Mi
sono cioè adoperato per la creazione di un gruppo
omogeneo, perchè questo organo oggi rappresenta a mio
modo di vedere la più bella espressione della
comunità, grazie alla presenza di imprenditori,
operai, casalinghe.
Senza alcun dubbio, poi, tra i traguardi ottenuti c’è
il sempre maggiore coinvolgimento delle donne nella
vita comunitaria, perchè quella femminile è una
tematica alla quale tengo particolarmente e infine
come non posso citare la battaglia vinta per il
ritorno in Canada di Rai International con le tante
firme ottenute a Vancouver e il successo raggiunto
dopo anni davvero difficili.

Coloro i quali da sempre non sono d’accordo con il
voto degli italiani all’estero sostengono la tesi
secondo la quale un emigrato che da anni vive lontano
dalla propria patria non è coinvolto e non si sente
legato alle problematiche del proprio paese, di
conseguenza un suo voto non rappresenta una scelta
idonea. Cosa ne pensa?

Secondo me non è vero, tutt’altro. Siamo nell’era
della globalizzazione, ci si sposta da un continente
all’altro in poco tempo, le persone viaggiano per
lavoro e per piacere, e poi i mezzi di informazione
come i giornali e internet ci consentono di conoscere
le notizie in tempi brevissimi, anche quelle della
nostra terra di origine così lontana. In quest’ottica
il voto degli italiani all’estero è importante e
fondamentale perchè il futuro candidato sarà la loro
voce in Italia, insomma i nostri connazionali saranno
presto chiamati a scegliere qualcuno che incarnerà i
loro desideri di conoscenza, qualcuno che renderà con
il suo operato ancora più saldo il filo che li lega
alla madrepatria.

Le rivolgo una domanda riguardo ad una tematica molto
scottante ed attuale che in questi giorni sta tenendo
banco in Italia. Una sentenza della Cassazione ha
decretato che nei casi di stupro di minorenni, se la
vittima ha già avuto rapporti sessuali, lo stupro
viene considerato meno grave. Cosa ne pensa?

Sono assolutamente esterefatto, si tratta di una
sentenza scioccante, lo stupro resta stupro, è una
violazione della dignità di una donna in tutte le
forme possibili e immaginabili, e in quanto tale va
sempre condannato e punito.

Di questi tempi si discute molto di fanatismo
religioso e di Islam. Siamo alle prese con fenomeni di
intolleranza che rischiano di incrinare gli equilibri
già difficili di molti paesi. Quale la sua opinione a
riguardo?

Io penso che dobbiamo cercare il dialogo e il rispetto
delle altre religioni, perchè prima di tutto conta la
libertà di espressione in ogni sua forma. Occorre
quindi instaurare una tolleranza e un equilibrio che
ci portino a sanare queste incomprensioni così
pericolose. Non esiste un dio maggiore o minore, più
importante o meno importante, e nel caso del Ministro
Calderoli sia la CdL che l’opposizione hanno fatto
bene a dissociarsi dal suo comportamento in quanto è
intollerabile che un Ministro agisca in questo modo.
(di Alfredo Iannaccone)

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