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La Città di Avellino premiò Galasso, De Mita e Mancino e decretò la fine di una intuizione – il superamento dei partiti per il bene cittadino – forse troppo ardita ed avanzata… Molti, che in quegli anni derisero quella proposta politica e che non persero occasione di evidenziare lo scarso successo elettorale di Di Nunno (dovuto esclusivamente al suo impegno in favore di altri candidati, a completo e lucido discapito della sua affermazione), oggi esprimono parole di affetto e di cordoglio false ed ipocrite: sarà la storia cittadina a raccontare come andarono le cose durante l’operazione canaglia, chi abbassò il capo dinanzi al diktat dei potenti e chi scelse la strada difficile dell’autonomia e della libertà. Resta in tutti noi e alla nostra dolente e pigra città la testimonianza di un Uomo innamorato di Avellino, dalla schiena veramente diritta e rispettoso delle Istituzioni, al di là delle appartenenze, testimoniata dal rapporto umano ed istituzionale che Di Nunno fu capace di stringere con l’allora governatore della Campania, Antonio Rastrelli. La sua testimonianza sia di monito alle giovani generazioni incapaci di appassionarsi alla Politica. Essa è quello che è stato per Di Nunno: passione, impegno, onestà, autonomia e libertà di pensiero. Salutiamo il Sindaco Di Nunno inchinandoci alla sua passione civile e chiedendogli di proteggere, da dove egli già si trova, questa sfortunata città”. Così l’avv. Giovanni D’Ercole Presidente Circolo “P.E. Borsellino” in una nota.