Avellino – Il coordinatore provinciale di “Democraticamente Insieme”, Bernardino Tirri scrive una lettera aperta al segretario provinciale dei Ds, Carmine Russo . “Caro Segretario, può sembrarti strano che noi ci rivolgiamo a te ma, avendo già tentato in tempi non sospetti con i dirigenti del nostro partito d’origine ed avendo ricevuto come risposta un bel …niente, eccoci a ritentare con chi –riteniamo- avrà un ruolo di primo piano nel costruendo Partito Democratico. Noi siamo quelli che il coordinatore regionale della Margherita (partito di cui è stato sancito lo scioglimento) ha definito “avanguardisti”, “innovatori”, “frettolosi” sol perché abbiamo dichiarato il nostro interesse per un partito nuovo senza il suo lasciapassare. Anzi, come ben sai, il nostro coordinatore ha trascorso quest’ultimo anno a fare critiche, a sollevare dubbi e perplessità. D’un tratto è scomparso tutto non si sa ancora per effetto di quale… meditata meditazione. Però almeno ci risparmino i tardivi predicozzi sul sol dell’avvenire e sulle sorti magnifiche e progressive dell’umanità irpina affidate al riscoperto Partito Democratico. Quelli sì che diventano irritanti perché l’inchiostro è ancora fresco e l’eco delle loro querule dichiarazioni contro è ancora nell’aria.. E’ andata come è andata. Le nostre proposte non sono state neanche prese in considerazione, i congressi si sono svolti con vistose violazioni delle regole, violazioni mai sanzionate perché –udite, udite- gli organi di garanzia non hanno raggiunto l’unanimità nella decisione! Sono queste le premesse sulle quali si sta costruendo il soggetto politico nuovo. Qual è, dunque, la novità? Dove sta l’originalità del nuovo soggetto? Sta forse nei rituali ai quali, con un certo fastidio, stiamo assistendo nelle ultime settimane, inscenati dai folgorati dell’ultimo minuto? E’ evidente il tentativo di far nascere un sentimento di condivisione non da un consenso sostanziale ma dal prodotto di un’esperienza ripetuta di partecipazione, appunto, rituale. Non si sta profilando il Partito Democratico nella sua originale idea ma, piuttosto, si agitano come forsennati per costruire frettolosamente…. una patacca. Così come una patacca ad uso interno regionale è la tanto sbandierata “via campana”. In verità è solo l’ennesima falsa rappresentazione di una realtà ben diversa. Le regole si fisseranno a Roma e non a Napoli dove, al più, si sta mettendo su qualcosa che potremmo definire un “compromesso a-storico” nel significato letterale dei termini. E, a Roma, quando si parla con i vertici nazionali, la Campania più che un modello da seguire è vista come un “fatto folcloristico”.
Per favorire una stagione di partecipazione (la più estesa possibile) e di responsabilità (la più diffusa possibile), per evitare inspiegabili commistioni, sottoponiamo alla tua attenzione ed alla tua valutazione alcune scelte improcrastinabili:
1. creazione di un elenco di simpatizzanti del Partito Democratico (ad es. come gli elenchi per le primarie) costantemente aperto alla partecipazione, da coinvolgere sulle questioni più significative;
2. divieto per eletti ed amministratori di qualsiasi livello di ricoprire incarichi ed assumere consulenze presso Enti ed Istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza degli Enti territoriali;
3. riduzione a tre dei componenti dei Consigli di Amministrazione;
4. eliminazione inderogabile di tutti i casi di due o più incarichi ricoperti dalla stessa persona;
5. incompatibilità tra incarichi di partito e, quindi, di indirizzo politico e quelli amministrativi o di gestione all’interno di Enti ed Istituzioni se non espressamente richiesto dalla legge;
6. stabilire limiti inderogabili ai mandati elettivi e gestionali in analogia ai limiti stabiliti per i Sindaci ed i Presidenti della Provincia ove non espressamente previsto diversamente dalle leggi in materia;
7. estensione, con pari dignità, ad altre forze politiche o a loro singoli esponenti, alle associazioni ed ai movimenti interessati alla costruzione di un partito nuovo (che non siano quelli appositamente organizzati dai partiti) dei compiti affidati ai Comitati promotori.
Infine, c’è un’altra cosa sulla quale è sceso un incredibile silenzio. La vicenda del Consiglio d’Amministrazione dell’ATO. In questi giorni abbiamo appreso che il Presidente, on. Giuditta, ad un anno dalla sua elezione alla Camera, ha deciso di lasciare la presidenza. La decisione è venuta a seguito dell’incontro con il coordinatore della Margherita nel quale sarebbe stato concordato il rientro dell’UDEUR nel governo della città di Avellino e la successione, pardon, il subentro alla Presidenza dell’ATO di un altro esponente dell’UDEUR. Tutto chiaro! E’ giusto che si parli di queste cose ma nessuno sembra ricordare che c’è una sentenza, emessa da oltre un anno da un tribunale della Repubblica, che reintegra nel Consiglio d’Amministrazione il rappresentante del comune di Ariano. Questa sentenza viene sistematicamente ed irresponsabilmente ignorata dai partiti del centro sinistra esponendo, tra l’altro, tanti sindaci a gravi responsabilità non solo di tipo politico. Anzi, la sentenza non è ignorata dai partiti ma dai loro dirigenti! Non è giunto il momento di restituire legittimità ad un organismo così importante o …. Parigi val bene una messa?
