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Questo pomeriggio, il parlamentare dell’esecutivo Letta, ospite del convegno sul riordino delle Istituzioni organizzato dal deputato Luigi Famiglietti presso il Carcere Borbonico, ha avuto la possibilità di spiegare il disegno di legge che presenterà domani al Consiglio dei Ministri. Presenti all’incontro anche la segretaria Caterina Lengua, il sindaco Paolo Foti, il senatore Enzo De Luca, l’on. Angelo Rughetti, componente della Commissione Bilancio e l’on. Luca Lotti, responsabile Enti Locali del Pd.
Il testo, ha spiegato il ministro per gli Affari regionali, prevede una semplificazione dei livelli di governo, due precisamente: le Regioni con funzioni di legislazione e pianificazione generale e i Comuni con funzioni amministrative: “Devono essere garantite le istituzioni legittimate dal popolo – ha specificato Delrio -, le Regioni e i Comuni devono essere titolari di tutte le funzioni amministrative, escluse quelle che siano meglio esercitabili all’interno di un area più vasta”. E’ proprio l’area vasta il pilastro portante di questa riforma, da federalista convinto, infatti, il ministro mira ad abolire definitivamente il termine provincia, che non sarà altro che un organo gratuito nel quale i sindaci si riuniranno per pianificare alcune funzioni essenziali: gestione dei rifiuti, scuole, trasporti, scuole. Mentre a farsi strada saranno le Città metropolitane che diventeranno il vero motore di sviluppo del Paese.
“Pensiamo – ha dichiarato Delrio – che il problema non sia far un bel disegno di legge, ma trovare la dimensione giusta perché le famiglie abbiano servizi efficienti e le imprese meno burocrazia con cui confrontarsi. L’obiettivo è quindi far nascer le aree metropolitane, motori di sviluppo per Paesi come la Germania e la Francia. In Italia dopo 40 anni non abbiamo una riforma delle aree metropolitane, a Napoli infatti non si programma né lo sviluppo economico, né i piani strategici con i comuni vicini e questo significa perdere di competitività e non creare ricchezza nel Paese. Con gli enti di area vasta vedremo più protagonismo anche da parte dei sindaci, perché verranno stimolate le unioni comunali. La parola d’ordine sarà lavorare insieme, meno competitività e più cooperazione”. I piccoli comuni infatti dovranno riunirsi in unioni per gestire le funzioni principali, proprio come sta facendo l’Unione dei Comuni dell’Ufita.
Su Avellino capoluogo il Ministro rassicura: “I confini resteranno inalterati, sparirà la classe politica intermedia e la nuova Provincia sarà gestita da comunità di sindaci che pianificherà il territorio dal punto di vista dell’urbanistica, dell’ambiente e dei trasporti. Non ci si occuperà invece più di sport, di cultura, di sociale a meno che i comuni non vogliano delegare queste funzioni all’area vasta per esercitarle meglio. Chiediamo pero ai sindaci di fare dei passi in avanti, solo il 10 per cento dei Comuni italiani è dentro l’unione dei comuni, al contrario in Francia e in Germania più dell’80 per cento ne fa parte. Se non si lavora in questa direzione si fa fatica ad erogare servizi di qualità alle famiglie che abitano nei piccoli paesi. I comuni si gestiscano insieme, il tutto all’insegna della massima semplificazione ed efficienza”.