Decreto sicurezza – Sentenza Tar Lazio: l’intervento di Caputo (Prc)

0
141

Avellino – Luigi Caputo della segreteria provinciale del Prc interviene in merito alla sentenza con cui il Tar del Lazio ha bocciato parzialmente il complesso di provvedimenti contro i campi nomadi adottati lo scorso anno dal governo Berlusconi. Il riferimento è all’antefatto del maggio 2008, quando venne dichiarato lo stato di emergenza ‘in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia’ ed i provvedimenti di attuazione conseguenti con l’individuazione, nelle figure dei prefetti di Napoli, Roma e Milano, di commissari incaricati di affrontare la cosiddetta ‘emergenza Rom’. In questo senso Caputo evidenzia le azioni di contrasto e le critiche alla misura, fino ad una battaglia legale che si è concretizzata attraverso il ricorso al Tar presentato dalla European Roma Rights Centre Foundation insieme a due abitanti di un campo nomadi romano, Herkules Sulejmanovic e Azra Ramovic. “In particolare, i giudici amministrativi del Lazio – spiega – dicono no alle schedature (l’identificazione ed il censimento delle persone, anche minorenni, presenti nei campi nomadi, attraverso rilievi segnaletici) ricordando che nel nostro ordinamento i rilievi segnaletici sono riservati a ‘persone pericolose o sospette’ o a quanti ‘non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità’ e costituiscono ‘strumenti invasivi della libertà personale’, ai quali non si può ricorrere ‘nei confronti di minori di età ed in assenza di una norma di legge che autorizzi il trattamento di dati sensibili da parte di soggetti pubblici’. Dopo i provvedimenti anti-nomadi, il governo, com’è noto, è andato avanti sulla strada dell’ulteriore radicalizzazione della propria politica xenofoba e razzista – aggiunge – il cui culmine è stato raggiunto (per ora) con l’emanazione del recentissimo ‘decreto sicurezza’, con l’introduzione delle ronde e una serie di ulteriori, pesantissime forme di penalizzazione per i cittadini non comunitari”. E così la pronuncia del Tar, così come espressa da Caputo, suscita una riflessione conclusiva che si materializza attraverso una domanda: “Chi risarcirà coloro che nel corso di questi mesi sono stati costretti a subire una condizione di invivibilità determinata dagli atti oggi bocciati dalla magistratura amministrativa? Su questa materia – conclude – urge una riflessione, che parta dall’esigenza di assicurare priorità a quei procedimenti aventi ad oggetto i diritti civili e le libertà fondamentali”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here