Il Comitato Avvocati per il No interviene con una presa di posizione netta dopo l’approvazione, il 17 aprile 2026, da parte del Senato della Repubblica, dell’articolo 30 bis del decreto sicurezza, una disposizione che – secondo il Comitato – rischia di compromettere principi fondamentali della professione forense e le garanzie riconosciute alle persone migranti. La norma prevede che lo Stato corrisponda un compenso all’avvocato che riesca a convincere il migrante a rientrare nel proprio Paese d’origine. Una previsione che, secondo il Comitato, “strumentalizza l’avvocatura” e introduce un meccanismo ritenuto incompatibile con l’indipendenza e il ruolo etico del difensore. I punti evidenziati:
- una simile norma è gravemente lesiva del decoro professionale
dell’avvocatura e dei diritti dei migranti; - l’avvocato, infatti, è tenuto ad informare e consigliare i propri assistiti
secondo coscienza e certamente non può essere pagato da chi vuole
indirizzarlo, invece, ad un determinato obiettivo; - i migranti, come tutte le persone, hanno il diritto di ricevere dall’avvocato al
quale si rivolgono una informazione intellettualmente onesta e non
eterodiretta;
Il Comitato Avvocati per il No invita tutti i colleghi avvocati ad esercitare la disobbedienza civile, qualora questa norma dovesse entrare in vigore. Invita, cioè, gli Avvocati a consigliare i migranti da loro assistiti secondo coscienza e a non accettare in alcun modo il pagamento degli onorari da parte dello Stato con riferimento all’attività in questione. Sollecita tutti i Consigli dell’Ordine a rivolgere ai propri iscritti lo stesso invito e a trasmettere gli atti ai Consigli Distrettuali di Disciplina, nei confronti di quegli avvocati che dovessero, in violazione del decoro professionale, aderire a quanto previsto dall’articolo 30 bis del decreto sicurezza.
