Avellino – Circa 4 anni di mandato. Cinque crisi (quattro aperte dall’on. Ciriaco De Mita e una dall’Udeur). Rimpasti, richieste, accordi e tradimenti. Non è mancato davvero nulla nella storia degli ultimi quattro anni di Palazzo Caracciolo. Neanche i progetti e gli obiettivi raggiunti. Alla fine – e nonostante tutto – il crollo. Nessuno è mancato questa mattina alla conferenza stampa indetta dalla presidente Alberta De Simone che tra i banchi della sala consiliare, circondata dal gruppo di maggioranza che ancora la sostiene,tra i presenti anche Michele D’Ambrosio, Antonio Gengaro, Giancarlo Giordano, ha tracciato le linee ed ha chiarito gli “intrighi” di una politica alimentata dalla dicotomia tra il “trasparente” ed il “trasversale”. Il tentativo – l’ennesimo – di tenere in vita, anche se ridotta a brandelli, la coalizione del 2004 non può certo dirsi riuscito. Perché nella storia dell’ente, scandita da alti e bassi, momenti di guerra e momenti di pace, ad avere le meglio è sempre stata l’incertezza. La richiesta di continuare nel cammino intrapreso era stata avanzata lo scorso maggio proprio dal capogruppo dei Popolari dell’Udc. In quel frangente, però, la trattativa venne aggiornata alla fase post congressuale del Pd. L’accordo avrebbe dovuto basarsi sul giusto equilibrio in Giunta: gli assessori dei demitiani sarebbero passati da uno a due, il Pd ne avrebbe perso uno attestandosi a due, un solo esponente per i minori ed in aggiunta una figura di profilo indipendente ma con matrice di centrosinistra. “L’indicazione dell’assessore è una prerogativa della presidente. Se questa è la scusa che i demitiani accamperanno per giustificare il proprio operato, allora dimostreranno solo di voler sottrarre il potere alla persona a cui spetta”. Ma le ragioni risiedono in ben altro. E la De Simone ne è consapevole. “La nomina della Garofalo ha fatto solo scoperchiare la pentola”. Insomma, un espediente. L’epico vaso di Pandora che ha portato alla luce segreti e recrudescenze fino a quel momento ben custodite. “Sono stata convocata in Provincia durante la mia assenza – ha continuato – per ricevere Eugenio Abate e sottoscrivere il decreto di nomina. Invece mi sono ritrovata con Solimine e Giuseppe De Mita che hanno cominciato a giocare al rilancio. E mentre cercavamo un accordo mi hanno riferito che i demitiani erano in trattativa con An e il Pdl già da dieci giorni. Questo è quello che viene comunemente definito doppio gioco”. Nulla questio sul fatto che tutti sono liberi di agire nel modo che ritengono più opportuno ma l’atto in questione è stato consumato su un doppio binario, “quello dell’ipocrisia e quello della slealtà”. Contingenze e “dinamiche perverse” che lascerebbero presumere “un vera trappola che non può essere giustificata diversamente”. “Di norma si vota la sfiducia. Non si intavolano trattative e poi si va dal notaio. In questo modo il centrosinistra è entrato a piedi giunti nel centrodestra”. Un epilogo oramai noto raggiunto però dopo numerose crisi: “La prima aperta da De Mita al momento del mio insediamento perché non voleva che la presidente scegliesse la rosa dei nomi che l’avrebbero affiancata ed ambiva all’ingresso di un suo non eletto. La seconda aperta dall’Udeur per la rimozione di Carmine Grasso, assessore che ritenevo validissimo. La terza ancora per mano di De Mita in seguito al caso Fontanarosa: cade l’amministrazione comunale e si apre la crisi a Palazzo Caracciolo. Poi i Fondi Fas e per finire le dimissioni di quattro assessori, consegnate all’epoca dal buon Emilio Ruggiero”. Una escalation di ‘bassi’ in cui rientra anche il nome di Pasquale Giuditta, su cui la De Simone tace le richieste avanzate per restare in maggioranza definendole “inaccettabili”. Ed affonda l’argomento drasticamente: “Preferisco la signorilità”. Poi di nuovo sui demitiani: “Se la motivazione dell’accaduto fosse di altra natura, anche in questo caso la teoria può essere confutata”: il Crom di Mercogliano, il corso di laurea in Enologia, le riforme organizzative dell’ente, il bando delle somme urgenze, il recupero di 12milioni di debiti, l’approvazione del Bilancio prima di Natale, la creazione di nuovi centri per l’impiego… “non si permettessero di sostenere che questa amministrazione non ha funzionato. Abbiamo avuto l’onore di governare la provincia difendendo gli interessi dell’Irpinia”. Infine la questione Consiglio di Stato e consiglio provinciale (convocato domani alle ore 19.00 e dopodomani alle 20.00): “Attraverso questi atti non vogliamo difendere la poltrona. La mia è anche alquanto scomoda. La nostra determinazione resta quella di difendere l’Irpinia contro un atto di estremo trasformismo che ha visto i demitiani approdare al centrodestra”. La pagina del “trasformismo” – più volte rimarcato – che trascina i demitiani verso la destra “non è più recuperabile” e l’amministrazione inneggia l’antidoto dell’orgoglio di centrosinistra. (di Rossella FIerro)
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