De Simone a Casini: “Costruiamo le fondamenta per il futuro”

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Nella Sala Grasso gremita di autorità civili, militari e religiose, la Provincia di Avellino con la presenza del Presidente della Camera. on. Pierferdinando Casini ha concluso la due giorni dedicata al 25mo anniversario del sisma del novembre ’80. Un pomeriggio intenso con l’arrivo del Presidente Casini a Mercogliano per visitare la stupenda struttura abbaziale del Loreto. Accompagnato dall’ex ministro dell’Università Ortensio Zecchino e dal deputato Erminia Mazzone, il Presidente della Camera ha visitato insieme al padrone di casa l’Abate di Montevergine, il Presidente della Provincia Alberta De Simone e il sindaco di Mercogliano Tommaso Saccardo, gli stupendi affreschi e le sale del complesso. Alle 17,10 l’arrivo a Palazzo Caracciolo, accolto nell’atrio dal folclore irpino della tarantella montemaranese e poi successivamente nel salone della presidenza per un incontro con la De Simone, l’on De Mita, il senatore Mancino, l’on. Maccanico, la Mazzone e rappresentanti istituzionali. Poi l’ingresso in Sala Grasso, gremita in ogni ordine di posto con i sindaci con la fascia al collo, rappresentanti degli enti, consiglieri e assessori provinciali, l’assessore reg.le Enzo De Luca, i consiglieri regionali Sibilia, Sena, D’Ercole, Salverino De Vito, il segretario regionale Udc Arturo Iannaccone. A fare gli onori di casa il Presidente del Consiglio Provinciale Erminio D’Addesa, seguito dal sintetico intervento del primo cittadino di Avellino Giuseppe Galasso. Poi l’intervento del Presidente De Simone che ha messo in evidenza come la presenza dell’esponente nazionale dell’Udc abbia rappresentato “un importante sostegno morale, politico e istituzionale allo sforzo di guardare al futuro e di costruire una più degna prospettiva di sviluppo e di progresso di questa Terra, che è obiettivo e fine del nostro impegno. L’immane tragedia che ci colpì 25 anni fa, è una ferita profonda, lacerante, incancellabile, che ha riguardato il territorio, le persone che persero la vita, ma soprattutto l’animo di tutti noi. Questo lacerante solco di dolore è paragonabile a quello che segnò la vita dei nostri genitori con l’esperienza della guerra e delle sue conseguenze. Il giorno dopo nessuno è stato più come prima: la terra che è simbolo di vita, di frutti, che era un prato verde dove piacevolmente ci si distendeva d’estate, dalle sue viscere aveva portato morte e distruzione; la casa, simbolo di sicurezza, centro dell’intimità familiare diventò luogo di paura, la possibile tomba quando le terribili scosse continuavano ogni giorno, per settimane e mesi. I paesi dove avevamo vissuto, le strade dove da bambini avevamo giocato, dopo quel tremendo boato apparivano come dopo un bombardamento, piene di macerie, di polvere, con i sopravvissuti che si aggiravano con gli occhi sbarrati tra le rovine. Quella paura, quella disperazione fu attenuata soltanto dall’arrivo dei volontari, dall’impegno di regioni, comuni, province di altre zone d’Italia, da quel movimento spontaneo di solidarietà nazionale che fu la pagina più bella della generosità italiana. C’erano già i volontari quando venne la neve e il gelo e ci fu chi morì nelle tende da camping per il freddo e chi morì di infarto per il susseguirsi delle scosse. Solo più tardi arrivarono le roulotte e nelle roulottopoli i terremotati passarono il primo inverno. L’anno dopo furono installati i prefabbricati leggeri (baracche di cartongesso collaudate per 5 anni e adibite ad alloggi provvisori per i senza tetto). Ogni comune ebbe il suo campo baraccati. In quel periodo fu varata la Legge 219/81 sulla ricostruzione e si allargò a dismisura l’area del danno fino ad includere Napoli, la Puglia e alcuni Comuni perfino della Calabria. E’ probabile che per noi, che non eravamo il Mezzogiorno ma l’osso del Mezzogiorno, la parte più interna, più povera, meno popolata, non bastassero 3000 morti per avere i risarcimenti necessari, e che proprio l’aggiunta dei problemi di Napoli fu il modo per far diventare la questione davvero di interesse politico nazionale. Difatti, quando l’Irpinia, il Potentino e il cratere salernitano furono legati ai problemi abitativi di Napoli si ebbe l’impegno di tanti politici che davvero ‘contavano’ e fu approvata la legge tanto attesa. La Legge 219/81 fu concepita in tre parti. La prima riguardava la vera e propria ricostruzione abitativa e delle opere pubbliche essenziali crollate con il sisma (scuole, municipi, chiese). La seconda riguardò una scommessa politica difficilissima e originale: quella di far nascere proprio nell’area di massimo disastro lo sviluppo industriale, sperimentando per la prima volta l’idea della fabbrica in montagna e immaginando per questa via una ricostruzione non solo di case, ma di opportunità di lavoro. La terza riguardò il titolo VIII di Napoli e cioè il progetto di costruzione dei 20.000 alloggi, che corrispondeva non solo ad una esigenza risarcitoria dei danni del terremoto ma anche alla necessità di risolvere un problema abitativo antecedente al sisma. Al titolo VIII fu annessa la previsione e il finanziamento di alcune grandi infrastrutture di tipo stradale, sportivo, ricreativo, sociale, la gran parte delle quali una volta ultimate non furono utilizzate. Durante gli anni di applicazione della Legge 219/81, si verificò, proprio correlato al fiume di risorse pubbliche destinate alla Basilicata e alla Campania, un inquinamento delinquenziale e camorristico. Si aprirono i procedimenti giudiziari, fu istituita una Commissione Parlamentare di inchiesta che si concluse con la pubblicazione di 54 volumi. A processi conclusi i politici e gli imprenditori imputati risultarono essere 91, quasi tutti dell’area napoletana e dell’agro-nocerino e per lo più legati alla produzione di calcestruzzo e agli appalti della mega-infrastrutture per cui sarebbero state pagate tangenti miliardarie. In Irpinia è stata inquisita una ditta titolare di appalti, un’azienda del cratere e un’infiltrazione camorristica ha riguardato il calcestruzzo . Contemporaneamente fu oscurata del tutto l’opera instancabile di centinaia di amministratori onesti, che si dedicavano alla rinascita dei loro comuni in modo insonne. All’indomani dell’inchiesta fu varata la Legge 32/92 ( gennaio 1992) tutta improntata ad un necessario rigore, ma con alcuni aspetti persecutori. Tale Legge doveva essere finanziata mediante mutuo stipulato dal Ministero del Tesoro. Invece ci fu, nel nuovo clima di criminalizzazione generalizzata, un’idea che tutti fossero ladri e questo portò al blocco totale dei finanziamenti per tre anni. In quegli anni ero sindaco di un comune gravemente danneggiato e fronteggiavo il doloroso problema di un centinaio di famiglie che vivevano dopo 11 anni in baracche collaudate solo per cinque. Tra i miei ricordi c’è la disperazione di una sera in cui, a causa di un corto circuito (le pareti dei prefabbricati leggeri erano ormai fradice e i fili elettrici spesso scoperti), si verificò un incendio e salvammo a stento la vita di donne e bambini. Dal 1994 l’azione mia e di altri parlamentari di Avellino, Salerno e Potenza è stata tutta mirata alla distinzione tra i profittatori del terremoto, che è competenza della Magistratura perseguire e giudicare, e la condizione delle vittime, a cui lo Stato doveva garantire uguaglianza dei diritti rispetto a chi ne aveva già beneficiato. Tanto più che immancabilmente arrivano in ritardo a presentare le pratiche i meno attrezzati culturalmente e i più deboli. Ricordo lo sconforto che mi prendeva quando nell’aula di Montecitorio ai nostri atti, ai nostri interventi, allo sforzo di riaprire positivamente la pagina del diritto dell’Irpinia alla ricostruzione si reagiva con gli insulti, i dinieghi e la freddezza. Ricordo quella lettera che trovammo in casella con cui la Presidente Irene Pivetti invitava i parlamentari ad andare a Messa ogni mattina nella cappella di Vicolo Valdina e la mia risposta pubblica che scrissi di getto e passai alla stampa con cui chiedevo alla Presidente di Montecitorio di occuparsi di popolazioni infelici che da anni desideravano avere i loro luoghi di culto e invece erano costrette a vivere non solo la Messa domenicale ma gli appuntamenti fondamentali della vita umana (battesimo, comunione, matrimonio, estrema unzione) in baracche logore perché era bloccata la ricostruzione delle loro Chiese a ‘causa delle inadempienze e degli scandalosi ritardi dei governi nell’erogare i fondi della ricostruzione’. Fu un’ idea salvifica cui seguì l’interesse e la visita della Pivetti ad Avellino e la riapertura della ricostruzione. In sostanza: – abbiamo sventato il pericolo che la legge 32/92 non fosse mai applicata; – abbiamo impedito che con l’esaurimento dei fondi della citata legge venisse meno ogni strumento per il prosieguo della ricostruzione e tal fine ad ogni finanziaria abbiamo provveduto a rifinanziare la legge; – abbiamo eliminato i suoi aspetti più persecutori, abolendo del tutto quel Comitato Tecnico che si arrogava il diritto di decidere, al posto degli amministratori locali, quali opere si potessero fare e quali no e ne ritardava i tempi di esecuzione (art. 24 disegno di legge n. 71866-A approvata dalla Camera il 24 ottobre 2000). Un impegno del tutto particolare è stato dedicato a garantire l’attuazione della parte più coraggiosa e significativa della legge n. 219/81: quella dell’attuazione dell’art. 32, cioè l’industrializzazione in montagna. Un emendamento alla Legge Bersani stabilì che quelle aree erano oggetto di un Contratto d’area e di un finanziamento statale superiore a 300 miliardi, integrabile con fondi regionali. Nell’emendamento citato erano anche previsti i fondi necessari a completare la strada Lioni- Contursi che collega le zone industrializzare direttamente con il mare. “L’Irpinia ricostruita guarda al futuro” è il tema che abbiamo scelto per ricordare questo venticinquesimo anniversario. Sì, Presidente Casini, l’Irpinia c’è l’ha fatta, i nostri paesi rasi al suolo, quelli gravemente danneggiati sono tutti rinati, con nuove abitazioni, scuole, municipi, chiese. La ricostruzione è ultimata. Rimane una piccola coda che ci fa dire che il terremoto può essere rapidamente chiuso su questo versante. In Irpinia non ci sono baraccati e non ci sono baracche. Da anni ormai, quelle poche non demolite ospitano qualcuno che non ha niente a che vedere con il terremoto. E’ ora di finirla con le campagne denigratorie sulla condizione della nostra Provincia. Nella vicenda della ricostruzione, un intera classe di giovani amministratori si è fatta coraggio, si è fatta le ossa, si è inventata come classe dirigente. E questo è avvenuto come reazione positiva all’immane disastro, in un rapporto di solidarietà umana e civile tra popolazioni, tra Nord e Sud, tra soldati, tra volontari che è stato il vero fatto rivoluzionario degli ultimi 50anni del Mezzogiorno d’Italia. Non sono mancati errori nella ricostruzione che in alcuni casi è stata esemplare anche dal punto di vista del rispetto dell’identità dei luoghi e delle loro linee architettoniche, in altri casi ha seguito linee e tipologie estranee alla nostra terra e di pessimo gusto. Ma una cosa è certa, chi abitava in un tugurio, chi ha visto morire i propri congiunti nelle povere case di un tempo, oggi può disporre di alloggi riscaldati, antisismici, moderni, attraverso la ricostruzione si è trovata la risposta ad antichi problemi della nostra terra. Perciò dobbiamo porre fine con fermezza agli scandalismi, ai toni accusatori e denigratori e cogliere le opportunità che ci sono oggi, guardare alle nuove possibilità che si aprono. Io vedo due filoni importanti per il futuro che richiedono la stessa energia e la stessa testardaggine che impiegammo allora. Dobbiamo occuparci seriamente del completamento del processo di industrializzazione per il quale già con l’art. 32 della legge 219/81 furono costruite aree industriali attrezzate e presi tanti impegni. Se all’indomani del terremoto alcuni ladri e speculatori attirati dal profumo dei soldi, vennero nelle nostre aree industriali, aprirono stabilimenti fantasma e portarono via di notte i macchinari, dall’altra parte bisogna considerare che queste aree industriali in una provincia immune da camorra sono preesistenze preziose. Difatti nel 1998 la deputazione irpina al parlamento, emendando la Legge Bersani, approvò in queste aree l’unico contratto d’area istituito per legge. Più tardi al finanziamento nazionale si aggiunse un finanziamento regionale e oggi al primo bando che finanziò 22 imprese e produsse 271 posti di lavoro, segue il secondo bando con il quale 37 nuovi imprenditori chiedono di venire ad aprire aziende in Irpinia. A questo dato si aggiungono gli investimenti europei che hanno consentito il decollo di due Distretti Industriali mediante i Pit di Solofra e Calitri. Non mollare è la parola d’ordine, completare l’industrializzazione della montagna, rispondere a quella domanda di lavoro e di sviluppo che oggi politici ed amministratori devono onorare fino in fondo perché il problema da affrontare e risolvere è la nuova qualità dell’emigrazione, che non è più quella del contadino povero e analfabeta, ma riguarda giovani diplomati, laureati e specializzati, che hanno diritto di mettere le loro energie a disposizione del loro territorio. Il secondo impegno riguarda i monumenti, i valori architettonici, storici e culturali, i nostri tesori archeologici, quel pezzo di storia di identità e di cultura che nei primi venti anni della ricostruzione rimase trascurato perché troppe drammatiche erano le urgenze della casa, della scuole, della sicurezza, troppo impellenti i bisogni di garantire sopravvivenza e necessità quotidiane. Per l’attuazione di questo obiettivo la nostra Amministrazione Provinciale sta operando con due Pit di cui è capofila e con altri sei a cui partecipa. I progetti integrati rappresentano una grande opportunità di promozione del territorio, delle sue ricchezze culturali, paesaggistiche e l’unica possibilità di preservare un patrimonio storico, archeologico, monumentale, salvandolo dal degrado e rendendolo fruibile al fine di uno sviluppo turistico. Il valore complessivo di questi interventi è di 700milioni di euro. La nostra non è una provincia qualunque del Mezzogiorno interno, è una realtà che si è forgiata in una prova di dimensioni e difficoltà inedite e ne ha derivato la forza per progettare uno sviluppo che investa i grandi collegamenti infrastrutturali, il diritto alla ricerca e all’innovazione, ad essere sede dell’Università Enologica. Coroneremo così lo sforzo che già tante forze imprenditoriali hanno sviluppato portando il marchio Irpinia sui mercati mondiali per produzioni di grande pregio ( vini, castagna, tartufo). Costruire il futuro dell’Irpinia e del Mezzogiorno, richiede una forte sinergia tra Parlamento ed enti locali, una politica coraggiosa, capace di rispondere a quel richiamo venuto dal Consiglio europeo di Lisbona. O l’Italia sarà capace di sviluppare la parte non sviluppata del Paese, cioè il Mezzogiorno, o l’Italia sarà capace di utilizzare quella grande risorsa umana rappresentata da giovani e donne preparati e specializzati, o non potrà più essere competitiva sui mercati globali. Occorrono leggi coraggiose alla pari della Legge 44, della 215, leggi capaci di dare una spinta positiva all’utilizzo di quel grande patrimonio che è costituito dalle nostre forze giovanili. E’ questa l’intenzione che Le consegniamo dall’Irpinia e da Avellino, è per questo che la nostra iniziativa non è mera celebrazione ma intende costruire le fondamenta di un nuovo futuro”. Ha concluso il Presidente Casini, ringraziando la Provincia di Avellino per l’invito di oggi, per la stima che ha espresso nei confronti della De Simone per averla conosciuta in quattro anni di lavoro come vicequestore della Camera e per l’amicizia che lo lega alla deputazione irpina, in particolare all’on. Ciriaco De Mita. Il Presidente della Camera ha confermato gli indirizzi espressi dalla De Simone, riallacciandosi alla nuova sinergia in atto tra Enti Locali e Parlamento per una nuova dimensione della Storia italiana . Andare verso il futuro, verso il nuovo: così il Presidente della Camera, ricordando le vittime del terremoto e plaudendo al coraggio dei sindaci e dei volontari che hanno saputo ricostruire l’Irpinia dalle macerie e dalle insinuazioni post-sismiche.

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