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De Mita apre al Pd? “Percorso virtuoso ma niente cose pasticciate”

Qualcuno potrebbe vantarsi di averlo già previsto. Ma quella che fino a ieri era solo un’ipotesi comincia a prender forma. Ciriaco De Mita, in un’intervista rilasciata a Il Mattino, si è detto interessato a come il Partito Democratico si muoverà in Italia e in Campania. Effetto sicuramente della leadership di Pierluigi Bersani che ha colpito l’europarlamentare dell’Udc per le sue dichiarazioni: “Niente di sofisticato o enfatico – ha spiegato De Mita – ma ha detto cose che fanno venire meno le ragioni per cui era stato ipotizzato il Pd: ovvero che la qualità della politica si misurasse sul non superare il limite della coalizione alternativa e nella pretesa di poter cancellare le culture tradizionali”.
Dunque De Mita prevede l’inizio di una nuova fase che porti ad una seria ragione dello stare insieme politicamente.
Un ragionamento sugli scenari aperti dalle primarie: così il leader di Nusco ha ‘liquidato’ la domanda relativa ad un probabile avvicinamento. “Bersani propone – ha detto – e non è cosa secondaria, di costruire alleanze con altre forze politiche in base a programmi condivisi e cercando di recuperare il concetto di coalizione”. Positivamente colpito dal ritorno della consapevolezza del pluralismo, De Mita attende gli eventi: “Non demonizzo gli interlocutori ma sono attento a ciò che dicono. Non ho mai pensato che la politica potesse semplificarsi con il bipartitismo”. Su un proposito di alleanza: “Si può intraprendere un percorso virtuoso a patto che il Pd non immagini di riproporre cose pasticciate”. Più critico nei confronti di Amendola: “Le forze che ha aggregato mi danno la sensazione di un’ammucchiata”.
Su Enzo De Luca: “Trovo singolare che si riproponga una candidatura la cui esperienza di personalizzazione della politica non è diversa dagli altri. Poi io sono attento a persone che quando parlano esprimono opinioni motivate e ricche di dubbi. In caso contrario ho la sensazione di trovarmi davanti chi vuol creare un rapporto diretto tra governatore e popolo e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti”.
Infine un commento su un potenziale accordo a livello regionale tra Udc e Pdl e sulla scelta di Cosentino: “Sbagliato pensare che il tutto, in una alleanza, possa ridursi alla scelta del candidato. Ed ancora, il rinnovo della classe dirigente non è sostituzione anagrafica o di chi ancora non ha assunto ruoli. I migliori sono coloro che hanno idee, convincimenti, modelli di organizzazione del potere. Se questo non avviene rischiamo un passaggio elettorale che attraversa la crisi ma non la risolve”.

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