De Mita: “Accordo col Pdl? Patto di governo nelle amministrazioni”

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Avellino – Un’analisi del voto rinviata per acquisire una forma esatta di consapevolezza di quanto fatto da un anno a questa parte e leggere il risultato elettorale con la giusta equidistanza. Così l’Udc si è riunito questa mattina, e non prima, per evitare le classiche letture a caldo che possono far ricadere in errori in quanto dettate dall’impeto del momento.
Al tavolo della discussione l’europarlamentare Ciriaco De Mita accompagnato dal vice presidente del Consiglio provinciale Giuseppe De Mita, l’assessore provinciale Maurizio Petracca, il capogruppo d’opposizione al Comune di Avellino Massimo Preziosi e Angelo D’Amelio.
Folto parterre in sala con sindaci, neo eletti e sconfitti, iscritti e simpatizzanti. Qualche assenza scontata (Giovanni Romano, ndr), altre che non hanno suscitato particolare sorpresa (Pietro Foglia, ndr).
Luci ed ombre per un’analisi in alcuni casi severa, così come quella di Giuseppe De Mita, in altri lucida, disincantata e meno inflessibile. È questo il caso dell’on. De Mita che pur essendo stato inflessibile su alcuni punti, ha stemperato in altri una durezza riconducibile più ad una disfatta del sistema che a responsabilità di partito.
Risultato “pessimo” secondo il numero due di Palazzo Caracciolo che ha attribuito il tutto alla fragilità del sistema, sempre condannata dall’Udc, che sembra oggi aver assunto una forma fisica. La fragilità dell’elettorato, secondo De Mita, non è stata percepita a causa di uno stato tribale della politica con annessa ansia del potere.
Il ‘cambiamento’ delle motivazioni del voto, oggi dettate da criteri più personali che ideologico-politici, ha portato poi alla creazione di troppe liste, 26 per la precisione. “Causa del comportamento degli elettori – ha precisato – le persone si sono misurate sulla scorta dell’esigenza di autorappresentazione”. La condizione di incertezza ravvisata nella pubblica opinione ha poi il suo emblema nel risultato elettorale di Avellino. “La città si è data l’opportunità di cambiamento e al momento di decidere ha deciso di non decidere”. Dunque sarebbe stato proprio il cambiamento a spaventare i cittadini ed a creare un sensibile divario tra i risultati del primo turno di voto e quelli del ballottaggio.
A contribuire, infine, all’esito negativo la posizione dell’Udc, posizionata sul livello di “una ambivalenza ai limiti dell’ambiguità”.

Risultato straordinario, invece, secondo l’on. Ciriaco De Mita, frutto del concorso di tutti. “Siamo una forza che si sta facendo – ha spiegato in risposta a Giuseppe – e in quanto tali abbiamo una ambiguità intrinseca. L’iniziativa che portiamo avanti è fondata su un’ipotesi: il sistema bipartitico non funziona. Inizialmente questa teoria sembrava azzardata ma oggi, leggendo i risultati, viene confermata. I due grandi partiti hanno perso entrambi e questo dimostra l’errore del sistema. La mia ambizione è quella di vedere la ripresa del sistema democratico e ho la sensazione che ci stiamo riuscendo. E in questo contesto l’Udc ha acquisito un ruolo fondamentale perché siamo quelli che dicono che il sistema non funziona”.
A questo punto, dunque, conclusa l’analisi, occorre passare ad una fase operativa: quella dell’organizzazione sul territorio.
“Tornare sul territorio – ha continuato – culturalmente significa recuperare la storia della comunità. Il futuro non si costruisce sul nuovismo ma sull’alimentazione della storia”.
Sicuramente non ‘catastrofico’ per quanto riguarda il risultato elettorale in città: “Il dato politico vero è che al primo turno abbiamo avuto quasi la maggioranza. Non abbiamo perso ma non abbiamo vinto. Non ancora”.
Diversa la situazione al ballottaggio dove si è consumato “un duello rusticano tra due persone in cui la politica non c’entrava più niente”. In questo caso molto avrebbe giocato il rapporto diretto con l’elettorato: “Anch’io all’inizio avevo un rapporto difficile con la pubblica opinione”. Nessuna responsabilità invece alle liste di appoggio: “Non è che non si siano impegnate ma una cosa è chiedere il voto per se, un’altra è chiederlo per altri”.
Sotto questo punto di vista, secondo l’on. De Mita, la lista “più severa rispetto all’amministrazione, il Centrosinistra Alternativo, alla fine è quella che ha portato più voti a Galasso.
Nelle condizioni in cui abbiamo fatto la campagna elettorale, avremmo potuto vincere solo al primo turno. Nel secondo giocavamo in campo avversario”. Ma secondo il leader di Nusco muovendosi in maniera serena gli stessi dati di oggi, avranno tra un anno una lettura diversa.
Resta il fatto che, a campagna elettorale conclusa, gli scenari sono definiti e il prossimo passo, d’obbligo peraltro, è quello dell’operatività.
“Ci muoveremo con compostezza all’interno delle istituzioni, perché è lì che si misura la qualità delle proposte”.
Bocciatura totale per “il modo in cui ci si è mossi a Salerno e Napoli. Più incoraggiante, forse, ad Avellino”. Ed ha sorpreso, probabilmente, la posizione assunta rispetto agli alleati dove l’unione va letta nell’ottica di un semplice “patto di governo nelle amministrazioni”. “Il Pdl non ha un pensiero con cui misurarsi, non è una forza politica. Per questo a livello di gestione ci sarà confronto nelle scelte e nei criteri. Probabilmente se avessimo spiegato sei mesi fa le motivazioni dell’alleanza il consenso sarebbe stato maggiore. Ora abbiamo davanti la gestione di un patto di governo nelle amministrazioni”.

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