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De Conciliis (An): Il Popolo della Libertà sia motore dello sviluppo

Riceviamo e pubblichiamo dall’ex vicepresidente del consiglio provinciale Ettore De Conciliis, esponente di spicco di Alleanza Nazionale: Le esigenze di sintesi con cui la stampa irpina informa sul dibattito interno dei Partiti non sempre compiutamente interpretano la realtà dei temi in campo. È il caso della discussione che ha seguito le dichiarazioni dell’on. De Mita di voler convergere con il PDL per una intesa elettorale nelle prossime amministrative. Nel Centro-Destra le reazioni sono state divergenti ed in qualche caso eclatantemente contrastanti. Tutti gli esponenti di provenienza ex DC (dall’on. Gargani al ministro Rotondi) hanno esultato rivendicando il loro ruolo di antesignani di una scelta a loro parere inevitabile per tutti gli ex democratico cristiani. Articolata e politicamente lucida è apparsa la dichiarazione congiunta dei coordinatori regionali di Forza Italia ed Alleanza Nazionale on.li Cosentino e Landolfi, i quali hanno dichiarato la disponibilità del PDL al confronto con tutti i possibili oppositori al cartello di Centro-Sinistra in Campania, che tanti disastri ha arrecato e continua ad arrecare nella nostra regione e nella nostra provincia. L’apertura al confronto è chiarissimamente rivolta anche all’UDC ed ai popolari di De Mita, ma confronto non significa altro che confronto e cioè la condizione minima ed indispensabile per poi decidere sulla possibilità di alleanze. Negarsi al colloquio, ovvero dividere il Centro-Destra tra chi è favorevole e chi è contrario a De Mita, è tanto sbagliato quanto politicamente semplicistico ed inconcludente. Il centro del dibattito non è De Mita sì/De Mita no bensì la proposta di sviluppo, di discontinuità e di modernità che il PDL sarà in grado di mettere in campo. La svolta epocale che la democrazia italiana ha avuto nel 1994, avviata già dal successo di Fini alle amministrative di Roma e poi confermata dalla discesa in campo di Berlusconi e la nascita di Forza Italia, comportò un messaggio travolgente e portatore di un entusiasmo popolare di tale portata da definirsi rivoluzionario, che infranse i recinti asfittici della partitocrazia imperante allora e non ancora compiutamente guarita dai suoi mali oggi. In quei tempi il Polo della Libertà ebbe come sue componenti Mastella ed i Radicali. In questa provincia, nel 1996, la chiusura della campagna elettorale vide sul palco di via Matteotti, la presenza adesiva del’on. Fiorentino Sullo. Ove mai la svolta del 1994 si fosse ridotta alle mere adesioni degli onorevoli Sullo, Pannella e Mastella, o anche altri provenienti da storie diverse ed in contrasto con quelle della Destra, tutte le speranze per una Seconda Repubblica più giusta, più libera, più onesta e più moderna sarebbero cadute nel nulla. Oggi bisogna recepire e ritrovare le ragioni nobilissime che diedero vita alla rivoluzione italiana del 1994, che è ancora da costruire nella sua interezza. Per farlo c’è l’ambizioso progetto del Popolo della Libertà, che più è vissuto e democraticamente partecipato, che più è inverato da proposte concrete, serie e qualificate tanto più saprà essere il centro autentico del dibattito. Il fatto politico, l’argomento della discussione diffusa e partecipata, quindi, deve essere il modello di territorio che si vuole proporre, non lo schema riassuntivo e frettoloso delle adesioni e delle posizioni. Se quanto detto è condiviso, ci si potrà spiegare come mai AN non si è mai ribellata in nessuna parte d’Italia neanche quando, nel 2006, il nostro gruppo al Senato votò l’on. Andreotti, simbolo icastico della prima Repubblica, il Divo Giulio o anche detto Belzebù, alla presidenza del Senato della Repubblica. In questo quadro trovo puntuali e condivisibili le dichiarazioni dell’on. Milanese e del sen. Sibilia che hanno esplicitato come ogni apertura al confronto abbia per titolo primario la realizzazione di un patto per lo sviluppo dell’Irpinia. Alquanto imprecise mi sono invece apparse altre dichiarazioni di esponenti del Centro-Destra. Gli onorevoli Cosenza e D’Ercole hanno dichiarato un “No” a De Mita invero aperto alla possibilità di essere trasformato in un “Sì”. Per l’on. Cosenza il diniego è motivato dal fatto che De Mita e l’UDC non abbiano aderito al PDL e non sostengano la Maggioranza di Governo del Paese. Diversamente io credo che l’on. De Mita non aderirà mai al PDL ed in verità non lo auspico in ragione delle evidenti diversità di storie ed esperienze; l’on. D’Ercole ha, sia pure in un contesto più ampio, sostanzialmente affermato: “Se De Mita non vuole veti non metta veti”. Diversamente io non credo che la vicenda sia così semplicemente riassumibile e sono anche convinto che la base di An che protesta e orgogliosamente rivendica la propria storia non si accontenti di questa posizione. In tutto questo l’on. Cosenza dice anche che c’è il veto di Berlusconi e La Russa ma tale fatto viene smentito dal vertice provinciale di Forza Italia e addirittura dal Coordinatore Regionale di An che al contrario ha pubblicamente dichiarato che l’accordo è in corso. Quel che appare evidente, lo dico con profondo rammarico, nella proposizione esterna di Alleanza Nazionale, è l’assenza di quel taglio politico più alto capace di mettere in campo qualcosa di più che il chiacchiericcio sulle ipotesi di candidature apicali. A questo punto mi sembra indispensabile un calendario intenso di incontri che An deve mettere in cantiere da oggi fino al giorno di fondazione del PDL, in modo da arrivarci organizzati dal punto di vista interno e credibili nell’interlocuzione esterna, a cominciare dall’Esecutivo Provinciale eletto dal Congresso e promuovendo assemblee con i quadri medi, i presidenti di circolo, gli eletti, le strutture parallele. A mio parare occorre anche investire i livelli superiori di Partito e di Governo, invitando a partecipare alle riunioni sia degli organi statutari sia alle assemblee degli altri quadri dirigenti, il Coordinatore Regionale on. Landolfi e l’esponente del Governo per la Campania sen. Viespoli. Tali presenze occorrono sia perché la trama delle alleanze probabilmente corrisponde a strategie di livello almeno regionale, sia perché aiuteranno An irpina a capirne le ragioni, sia anche e soprattutto per scrivere insieme il grande racconto dell’Irpinia che vogliamo e che non può prescindere, nella sua fattibilità, dall’impiego delle risorse che il Governo vorrà concedere e dal progetto di investimento che si vorrà fare dell’entroterra della regione. Per quanto attiene le candidature, mentre esprimo compiacimento per le ipotesi che cominciano a circolare sulla possibile designazione del sen. Sibilia alla Presidenza della Provincia, come pure quella dell’on. Pionati a sindaco della città o anche quella dell’illustre avv. Preziosi, ribadisco quanto insieme a molti si sostiene da mesi, anche col conforto autorevolissimo dell’on. Milanese: il PDL deve presentarsi a questa competizione mettendo in campo, in prima persona, il maggior numero possibile dei suoi parlamentari. La vittoria elettorale alle prossime amministrative è un appuntamento con la storia di questa terra che non si può perdere ed è impensabile non giocare fino in fondo tutte le proprie risorse, a cominciare ovviamente dai nostri prestigiosi rappresentanti istituzionali. Dobbiamo offrire alla città, candidandola al Consiglio Comunale, la più ricca delegazione di espressioni della Maggioranza Parlamentare, a garanzia che ci saranno importanti trasferimenti di risorse e di investimenti. La presenza nelle liste dei nostri deputati, oltre ad essere sicuramente occasione per aumentarne il consenso ed il prestigio, sia l’autocertificazione che il Centro-Destra vuole scommettere fino in fondo sul futuro di Avellino e dell’Irpinia e che per farlo mette in campo tutto sé stesso. Si tratterebbe di un salto qualitativo importante, capace di creare quella cabina di regia sullo sviluppo che mette insieme, oltre alla politica, il meglio della città e della provincia, dalla cultura alle professioni, passando dalle esperienze attive della nostra migliore imprenditoria, a quella cittadinanza operosa del mondo del volontariato e dell’associazionismo, alle nostre eccellenze in campo produttivo, tutte risorse che fino ad oggi hanno voluto impegnarsi poco nella costruzione politica del futuro condiviso e che non potranno invece dirsi disinteressante quando, a chiamarle in causa, saranno tutti i nostri parlamentari che, per primi, si misureranno in questa competizione elettorale. Il Centro-Destra, a questo punto, motore di una nuova fase, protagonista dei tempi e artefice del dibattito, potrà guardarsi intorno, trovare nuovi compagni di viaggio, includere nuove energie, stringere alleanze elettorali, allargare la propria compagine al centro e, perché no, a destra. Se si vuole aprire una stagione, come dire, di “riforme” non si può pensare di farlo chiusi nel proprio perimetro ma occorre lanciare un appello a quanti, sulla base di una convergenza programmatica, vogliano portare il proprio contributo. Se il progetto c’è, esso viene prima, esso è il cardine del dibattito, esso costringe alla discussione anche da parte degli avversari, trasformandosi in proposta sui modelli esistenziali di un territorio. È chiaro che se il progetto manca o è carente o non trova conforto di credibilità, allora quel che rimane è il commento introverso, l’esercizio di qualche personalismo, la ricerca di un po’ di visibilità, l’articolazione anche legittima ma dal fiato corto di protagonismi individuali. La classe dirigente di An, insieme a quella degli altri Partiti del PDL, ha invece il dovere di elaborare il proprio modello di investimento, lanciando grandi proposte per il futuro che ci attende, a partire dalle grandi opere che si vogliono realizzare, alle infrastrutture, ai servizi, all’occupazione. Sia quindi il 2009 l’anno della ritrovata voglia di partecipazione alla politica, l’anno della proposta efficace e travolgente, che convinca e quindi vinca perché riconosciuta quale la migliore in campo. La vera sfida è essere all’altezza del ruolo di classe dirigente capace di ridare un primato all’Irpinia. Mai come adesso per la nostra parte politica l’occasione è realizzabile. È il momento di affrontare con maturità, con senso di prospettiva, con impegno, con strategia, la realizzazione di una “rivoluzione irpina” dalla caratura similare a quella “rivoluzione italiana” che dal 1994 ha cambiato le sorti del Paese e lo ha ricongiunto con i tempi moderni ed europei di una democrazia compiuta. Difendere la propria identità è un dovere che si sente nei confronti di sé stessi e della propria storia, è però più proficuo, tuttavia, essere forti della propria appartenenza quando si è capaci di metterla a servizio di un progetto di vasta portata e non nell’esercizio dell’auto-referenzialità. Così si cambiano fino in fondo le cose, così si interviene nelle dinamiche concrete che muovono i destini, così si porta il proprio contributo. È abitudine dei paesini di mare colorare le facciate delle case. Questo perché in questo modo il pescatore possa sempre e quanto prima riconoscere casa sua anche in alto mare. Il cammino di An, ormai dal 1994, è proprio quello della “conquista” del mare aperto, abbandonando gli ormeggi e allargando i propri orizzonti. La nostra origine sarà sempre tenuta fortemente nel cuore e anche andando lontano sapremo scorgere i colori della nostra appartenenza, della nostra storia, della nostra identità, ma occorre farlo con la voglia di misurarsi con la sfida della nuova impresa, della scoperta, dell’innovazione… perché una nave è sicuramente più sicura quando è ormeggiata nel porto, ma non è per questo che è stata costruita.

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