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Dati Cles, UIl: “Situazione preoccupante”

Avellino – Secondo la direzione del lavoro, nel quarto trimestre del 2010, su 463 aziende ispezionate, 357 sono risultate irregolari. Il numero di lavoratori irregolari è di 498 e di quelli a nero 204. Nell’intero 2010 su 2018 aziende ispezionate, 1277 sono irregolari. 1572 sono i lavoratori irregolari e 769 quelli a nero. In base ai dati forniti dall’Inps di Avellino, nel quarto trimestre del 2010, su 122 aziende ispezionate, 96 sono risultate irregolari. I lavoratori irregolari sono 430 e 56 quelli a nero. Nel 2010 complessivamente 575 sono le aziende ispezionate, 473 sono irregolari e 170 i lavoratori a nero. I dati Inail hanno fatto rilevare, sempre nel quarto trimestre del 2010, su 4 aziende ispezionate, 2 sono irregolari, 7 i lavoratori irregolari e 2 quelli a nero. Nel 2010 su 158 aziende ispezionate, 155 sono risultate irregolari, con 381 lavoratori irregolari e 38 lavoratori a nero. I dati confermano che il lavoro irregolare, nelle sue articolazioni o forme, è una vera e propria metastasi del nostro sistema economico e produttivo e che esso è figlio del più vasto mondo dell’economia sommersa. Proprio la UIL, nel 2010, ha prodotto “Il 1° Rapporto UIL sul lavoro sommerso” che dimostrava come il “fatturato” della più grande impresa italiana, appunto l’economia sommersa, nel 2009 fosse arrivato a 154 miliardi/anno. Il nesso con il lavoro nero e irregolare è quindi diretto e si intreccia, ovviamente, con l’altrettanto triste e famoso tema dell’evasione fiscale e previdenziale. Ci sono, in sintesi tutte le condizioni per far si che il 2011 possa essere l’anno della lotta al sommerso e all’evasione. Non solo per una questione etica e morale ma, anche, per far si che le tante risorse recuperabili tornino a far parte del bilancio dello Stato e siano indirizzate a sostegno di bisogni primari per i lavoratori e per il Paese stesso. Solo riportando a livelli fisiologici il tasso di lavoro irregolare sarà possibile creare un contesto positivo al dibattito sulla quantità e sulla qualità del lavoro, sul rapporto tra la sua stabilità e la flessibilità, sulla necessità di incentivare le imprese a creare posti di lavoro stabili e utilizzare, senza abusarne, tipologie di lavoro non standard che, pur essendo forme “regolari”, cioè non illegittime di lavoro, non sempre rispondono alle regole. È compito di tutti – Stato, Enti locali, cittadini e, naturalmente parti sociali – fare di più nella lotta al non rispetto delle regole anche nel lavoro. La UIL, insieme a questo studio, ha prodotto un “VADEMECUM SUL LAVORO REGOLARE ED IRREGOLARE”, una guida per operatori e dirigenti sindacali su come sono cambiate molte norme per via legislativa, come nel caso del “Collegato Lavoro”, o per via amministrativa attraverso numerose circolari, direttive ed interpelli, quasi tutte fonti di espressione Ministero del Welfare. Non sempre sono atti che convincono ma è importante, comunque, che siano conosciuti e fatti propri da chi opera a favore del mondo del lavoro. «I dati forniti dal Cles- ha commentato il segretario provinciale della UIL di Avellino – sono preoccupanti . E’ infatti risultata molto alta la percentuale di lavoro nero sulle ispezioni effettuate L’interesse della Uil locale si è concentrata, e si concentrerà con maggiore attenzione, dove possibile, nell’applicazione della legge 183 , con il nuovo collegato lavoro. Ma siamo anche convinti che c’è necessità di avviare una programmazione ispettiva, in collaborazione con le forze dell’ordine, soprattutto, nei settori più esposti sul versante lavoro nero e su quello dell’inadempienza in materia di sicurezza e di non applicazione contrattuale (edile, conciario e cooperative sociali). Riteniamo opportuno anche che venga l’attività di controllo svolta”. “Anche rispetto agli infortuni sul lavoro – ha colluso De Feo – riteniamo ci sia bisogno di un percorso condiviso e costante con tutte le forze dell’ordine e con gli organi preposti al controllo. Nel 2010 le aziende irregolari nella provincia di Avellino sono risultate essere circa il 70% di quelle controllate, per il lavoro nero si arriva al 50%. Le verifiche Asl per la sicurezza nel 2010 hanno riguardato ben 560 aziende di cui 400 per l’edilizia e 160 per altri settori. In provincia di Avellino si sono verificati nel 2010 quattro infortuni mortali: tre nell’edilizia e uno nel terziario. Il trand della mortalità è in evidente calo del 40-50 per cento. Un calo, però, dovuto in parte anche alla diminuzione delle attività produttive per la crisi. Bisogna, per questo motivo, non abbassare la guardia. Insistere al fine di estendere la cultura della sicurezza, con la formazione delle imprese, dei preposti alla sicurezza e con il preciso riscontro delle responsabilità dei soggetti tecnici ed anche recuperando la collaborazione costante degli Enti Locali e delle Polizie Municipali. Ma va applicata anche una repressione dura, in particolare con la maxi sanzione prevista dal collegato lavoro in caso di accertata presenza di lavoratori a nero”.

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