Da Mirabella a Venezia: il nuovo ‘corto’ di Giambattista Assanti

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Un cine operatore francese alla ricerca di una sconvolgente verità, in una Terracina assolata dove si celebra un’affascinante processione sul mare: è questa l’idea di fondo del breve racconto cinematografico dell’irpino Giambattista Assanti, interpretato da una star del cinema internazionale come Philippe Leroy.
Il corto verrà presentato all’aperto nelle piazze di Nusco, Vallata, S. Nicola Baronia, Grottaminarda, Fontanarosa, Paternopoli.
“Molo 22”, girato nel pieno clamore della festa della Madonna del Carmine di Terracina, racconta attraverso lo sguardo di un grande attore del cinema francese, i dolorosi segreti di Daniel, un vecchio ma affascinante documentarista, e di alcune sue “tracce di memoria”.
“La sceneggiatura – dichiara Assanti – è nata in piena sintonia con la drammaturgia del popolare attore, rispettando alcune sue celebri pause e ammiccamenti”.
Leroy, indimenticabile interprete di “Sette uomini d’oro”, “Sandokan”, “Il portiere di notte”, notevolmente commosso dalla premiere del film, si è sentito a suo agio nei panni del protagonista. Il corto verrà presentato nella sezione dedicata della prossima Mostra del Cinema di Venezia, (2 – 12 settembre) in una delle più prestigiose sale del palazzo del cinema.
“Non è la prima volta che partecipo al festival di Venezia con i miei corti – ha continuato Assanti – L’ultimo lavoro (le lacrime amare di Porto Marghera) fu presentato alla presenza di un pubblico veneziano molto vicino al dramma degli operai del petrolchimico, raccontati nel film. Philippe, a dispetto della sua notorietà, è un uomo severo e schivo, e sceglie i suoi lavori in base ad una pignoleria che sfiora la leggenda”.
A circa ottant’anni, ambasciatore Unicef, continua a gettarsi come paracadutista per le numerose iniziative di beneficenza.
Per il suo ruolo da protagonista di un uomo, alla ricerca di sè stesso, non ha preteso compensi: “…credo nei giovani autori e nel loro coraggio”.
“Philippe Leroy – ha concluso l’Irpino – è uno di quegli attori che nei miei corti ha espresso una particolare unicità: come si fa a non ammirarlo?” (di Mauro Mastroberardino)

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