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Csa Avellino – Javerone: “Educare è un dovere della società”

Le nuove competenze del Csa in termini di coordinamento degli edifici, gli ultimi dati su precariato e universo scolastico, ancora le sfide emergenti della diversa abilità e il rapporto scuola-famiglia, scuola-mondo del lavoro. Un intervento a tutto tondo quello del Dirigente del Centro Servizi Amministrativi di Avellino, Gennaro Javerone, che, a una settimana dallo ‘scoccare’ della prima campanella, non tralascia di sottolineare i temi centrali dell’innovazione, della sinergia interistituzionale e di tutto ciò che può e deve confluire nel macro-obiettivo comune dell’educazione dei giovani, “problema di tutta la società”.
Siamo alle soglie del nuovo anno scolastico. Un percorso lungo il quale si spera di vedere almeno parzialmente superata tutta la serie di problemi che di recente hanno colpito a suon di ‘tegole’ l’Irpinia ‘tra i banchi’, e in particolare le scuole del capoluogo. Come valuta le azioni messe in campo dalle Istituzioni? Il Csa può intervenire in casi come quello dell’Itis Dorso?
“Quella degli edifici al momento è una esclusiva competenza degli Enti locali. Nello specifico, la Provincia si occupa del secondo grado, mentre le medie e le elementari sono di competenza dei singoli Comuni. L’amministrazione provinciale ha affrontato abbastanza bene l’emergenza degli ultimi casi, trovando sistemazioni e contribuendo a risolvere il problema almeno parzialmente. A fronte di tali situazioni, nell’ultimo incontro romano con il Ministro dell’Istruzione insieme ai provveditori d’Italia, è stato comunicato che sono allo stato di avvio nuove norme che vedranno ‘entrare’ nel problema anche gli ex Provveditorati, con un ruolo di ‘coordinamento’. Così tutta la materia dovrà essere rivista al di là della competenza specifica degli Enti locali”.
Precariato: cosa si evince dagli ultimi dati irpini? Dove è la vera radice del problema?
“Il precariato è una questione di natura politica. E’ il Governo che deve decidere cosa si vuole fare con ‘l’esercito’ dei provvisori. Pertanto, salvo poche immissioni in ruolo, il trend irpino dei dati (settembre 2006) resta sempre lo stesso: 2.800 precari; 650 nomine di supplenze; per l’Ata 650 incarichi”.
A fronte di quale realtà scolastica e di quali fabbisogni?
“Secondo le ultime rilevazioni provinciali, le scuole irpine sono 131, i docenti 7.220, il personale Ata in servizio è di 3.400 unità, gli alunni in totale sono 78.891. Un dato, quest’ultimo, in costante diminuzione (la gente fa meno figli), che di fatto porta a un calo anche del numero delle classi. Dove però cresce la presenza degli immigrati. E dove si deve fare i conti con la diversa abilità: al momento sono 764 gli insegnanti di sostegno a fronte di 1.340 bambini disabili”.
Diversamente abili e immigrati: la scuola irpina ce la fa?
“Per quanto riguarda il primo punto, il problema non è solo della scuola, ma devono partecipare anche gli altri enti, i servizi sociali, le forze dell’ordine, la Chiesa. Si deve cooperare per la loro integrazione. L’educazione dei giovani, di tutti i giovani, è infatti un dovere della società. Per il secondo punto, invece, il Ministro ci ha già informati che presso i Provveditorati saranno istituiti centri di coordinamento per l’istruzione e l’integrazione degli alunni immigrati. Inoltre, la linea ministeriale intende favorire anche il rapporto scuola-famiglia con corsi di formazione rivolti ai genitori al fine di coinvolgerli di più”.
Rapporto scuola e mondo del lavoro, scuola e università. C’è la formula?
“Rispetto al passato, sono stati fatti passi da gigante, ma c’è bisogno di tempi lunghi per incassare i risultati. Penso che tra dieci anni il rapporto scuola e industria sarà finalmente produttivo. A condizione però che gli imprenditori attuino una politica più aperta. L’impresa deve cooperare entrando in classe e affiancando l’azione degli insegnati così da formare i giovani e prepararli all’ingresso nel mondo del lavoro. Il nuovo Ministro ha poi detto che intende favorire azioni di orientamento nelle scuole di secondo grado per i giovani. Con l’Unione Industriali, la Bimed, la Provincia e altri partner sono stati fatti anche interventi mirati per l’orientamento universitario e scolastico. Ma bisogna andare avanti”.
L’augurio del Provveditore agli studenti.
“Il mio primo invito è un appello pragmatico e scontato a studiare. Ora, poi, che l’integrazione europea è diventata una realtà, e si è aperto il confronto con i giovani europei, i nostri studenti devono essere alla pari. In particolare ai ragazzi delle superiori: non protestate soltanto. Prendete coscienza dei tanti problemi della scuola italiana e dateci una mano a risolverli”. (di Antonietta Miceli)

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