
Vacilla l’industria automobilistica, problemi anche per cantieristica e aeronautica. La crisi è sulle spalle di 20 mila operai campani, dopo la perdita già accertata di 36 mila posti di lavoro nel primo semestre 2008. In tutto 56 mila unità. Cifre che sono destinate a crescere vorticosamente, perché i dati su piccole aziende e precari restano parziali e poco attendibili. Nel settore metalmeccanico, le aziende che hanno fatto ricorso a procedure straordinarie marciano velocemente verso quota 200; gli interinali o i dipendenti a tempo determinato che non si sono visti rinnovare il contratto sono oltre 400 negli ultimi mesi dell’anno. Ma l’assenza di ammortizzatori sociali riguarda una decina di migliaia di persone. L’intelaiatura a questo quadro estremamente drammatico è stata sancita poi dai dati Pil: la Campania è tra le peggiori investitori del Mezzogiorno. Per 2.300 lavoratori, di cui 600 metalmeccanici, sindacato e Regione erano già riusciti a ottenere dal ministero del Lavoro risorse per 8 milioni, sufficienti però a garantire la copertura finanziaria della mobilità in deroga solo fino al termine del mese di dicembre. Ma per altri 2 mila, che nel corso dell’anno sono andati sopra i limiti massimi della mobilità. E la continuità viene messa in discussione nel 2009 per altri 1.200 addetti in cassa integrazione straordinaria. Perciò sono in preallarme i metalmeccanici della Formenti, della Unicom, della Morteo, della Ideal Clima. Il caso più eclatante resta quello della Ixfin di Marcianise, da anni sul tavolo delle trattative del governo. È vasta, la mappa della crisi. L’epicentro della crisi è nel settore auto. Quattromila e 900 dipendenti Fiat, a Pomigliano d´Arco, arriveranno a Natale con una busta paga di 763 euro. A Benevento è crisi alla Ficomirrors (210 addetti), dove secondo i dati del sindacato aggiornati a inizio novembre 20 interinali hanno perso il posto, mentre 85 lavoratori alla Cablelettra Sud sono in cassa integrazione a rotazione. Crisi in corso a Caserta per Tower, Proma ed Ergom, a Salerno per Automar, ad Avellino per Crm, Astec, Asm, oltre che per Fma; mentre a Napoli le sofferenze più grandi riguardano Ergom, Miba Sinter, Marelli, Lear. Crisi per le aziende, crisi per gli operai. Il 34 per cento dei metalmeccanici monoreddito campani con una moglie e due figli a carico vive al di sotto della soglia di povertà relativa. La percentuale sale al 50 per cento se i figli sono tre. E i problemi sono alle porte per la cantieristica navale, per il polo ferroviario e per l’aeronautica, sebbene Alenia smentisca il ricorso alla cassa integrazione per far fronte ai disagi: il rischio è un rallentamento nei programmi. Gli effetti della crisi cominciano a lambire il settore elettrodomestici. Un calo produttivo e il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è previsto dalla Indesit per il prossimo trimestre, mentre un piano di esuberi è stato annunciato da Whirlpool, due aziende che hanno stabilimenti e attività rispettivamente a Caserta e a Napoli. Sono in ginocchio le piccole e le medie aziende. Per Fiom ci sono stabilimenti in chiusura alla Cablato di Avellino (105 dipendenti), Sls di Caserta (80 dipendenti), la O. I. Stampi di Napoli (50 dipendenti). Non si salva neppure l’area informatica, dove si scontano i risparmi sui costi e i ritardi negli investimenti. Eda e Eds sono a rischio chiusura, mobilità a Getek, Elseg Datamat e alla ex Atos.