Crisi alla Provincia: la montagna partorisce il topolino….

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Avellino – Tutto come prima nell’esecutivo targato De Simone, tranne il cambio di testimone nel Pdci. Al posto dell’assessore Nicola Cicchetti entrerà – così sembra – Antonio Petoia, lasciando libero lo scranno consiliare al primo dei non eletti Domenico Ranaudo. Per il resto nulla è cambiato. La Margherita che sembrava intenzionata a riconfermare solo tre componenti affiancandoli con un esterno, si attesta invece per …il posizionamento dei suoi quattro uomini, Ruggiero, Di Milia, Alaia e Salvatore. La presidenza del Consiglio resta a Rifondazione Comunista con Erminio D’Addesa, la vicepresidenza all’Udeur con Rossella Grasso, l’assessorato dei Verdi con Marcello Zecchino etc. etc. E’ quanto trapelato dal summit rigorosamente a porte chiuse che si è svolto ieri mattina a Palazzo Caracciolo tra la presidente De Simone e i capigruppo di maggioranza. Verrebbe da dire… tanto rumore per nulla. Anche se è pur vero che bisognerà attendere ancora qualche ora per saperne di più intorno al rimescolamento delle deleghe. E non solo. Intanto dal fronte opposizione arriva il primo attacco a firma di Alleanza Nazionale. “Un connubio ibrido – dichiara il consigliere provinciale di An Luigi Vannetiello – una grande ammucchiata, un impasto di prodotti sciapi, è questo lo spettacolo indecente che stanno dando gli amministratori provinciali. Sono mesi che cercano di trovare una intesa e mesi che l’ente ne risente, anzi purtroppo sono gli irpini tutti, che pagano le conseguenze, quegli stessi che qualche anno addietro si espressero approvando a valanga il loro programma e le loro indicazioni. Il valzer degli assessori iniziato nel luglio del 2004 non si è ancora concluso: i Ds reclamano più visibilità, la Margherita più assessori, l’Udeur vuol mantenere le sue poltrone, i Comunisti e Rifondazione restare ai posti di comando, i Verdi al loro colore e così via. Il decoro e la dignità politica dovrebbe condurli a ben altra determinazione. Ed ho più volte sollecitato tutti a farsi da parte rappresentando agli elettori quello che lasciano. Reitero la richiesta già avanzata per quell’atto di coraggio che ad oggi non hanno dimostrato di avere”. E’ netta comunque la diffusa sensazione che il lungo tempo della crisi che doveva dare una svolta all’Ente Provincia, alla fine si è rivelato un flop. Sono ancora oscuri i motivi del lungo braccio di ferro che ha visto per oltre tre mesi la Margherita chiedere a più riprese verifiche interne al centrosinistra di Palazzo Caracciolo culminate con le dimissioni di quattro suoi assessori. Chi si aspettava nomi nuovi, equilibri diversi nell’esecutivo guidato da Alberta De Simone alla fine resta, ed è il caso di dirlo, a bocca aperta. Per la sorpresa e per i tanti interrogativi che alimenteranno polemiche e dubbi sul grado di compattezza del centrosinistra in Irpinia. La conferma dei quattro assessori della Margherita nel contesto dell’esecutivo, dove tranne il riequilibrio delle deleghe, lascia tutto immutato con la sola eccezione del “naturale” ricambio di Petoia al posto di Cicchetti, obiettivamente è incomprensibile. A meno che, il caso Ente Provincia, non sia l’alibi per alzare il tiro sugli accordi del 2004, dove ricordiamo erano stati “contrattualizzati” incarichi e decisioni importanti, come l’Ato, l’Alto Calore , etc. etc. Pertanto, in attesa di nuovi sviluppi, figli della politica e delle ingordigie dei tanti partiti del centrosinistra, occorrerà attendere con pazienza le nuove mosse che si potranno attuare nel nome dei tanti “misteriosi” accordi. Per ora, la montagna ha partorito il topolino….

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