
Avellino – “Un inganno perpetrato da tre anni”. Così il capogruppo consiliare di An, Giovanni D’Ercole, bolla la crisi che si è aperta al Comune capoluogo. “L’assoluta mancanza di una comune idea di città tra i due maggiori contraenti della coalizione elettorale del 2004, i Ds e la Margherita, ha fatto sì che l’alleanza elettorale non si trasformasse in alleanza politica”. Una situazione che secondo D’Ercole ha prodotto anni di inerzia “…in cui Avellino ha fatto tristemente le spese, dal traffico, alla raccolta differenziata, alle opere pubbliche”. Stoccate per i Ds i quali, continua D’Ercole “non possono ergersi a salvatori della patria, per anni complici dello scempio cittadino operato dal sindaco Galasso e compagni: ascoltando le parole di qualche importante esponente della sinistra, sembra quasi che questi abbia vissuto gli ultimi anni su un altro pianeta e che non abbia, invece, determinato in maniera decisiva il risultato elettorale che ha consegnato Avellino all’abbandono ed all’abusivismo”. La destra, dunque, chiede formalmente al sindaco di dimettersi per almeno tre questioni di natura politico-amministrativa. “Innanzitutto, la Città ha bisogno di un governo forte per affrontare le sfide dei prossimi anni. Inoltre, il sindaco non ha più legittimazione elettorale, in quanto una forza determinante alla sua elezione, è ufficialmente fuori dalla maggioranza: senza i Ds, infatti, Galasso non sarebbe riuscito a raggiungere il 54% e ad essere eletto al primo turno senza ballottaggio. Infine, anche la maggioranza meramente numerica del monocolore democristiano di Galasso, vede la presenza determinante di quattro consiglieri comunali transfughi dall’opposizione, i quali, se avessero rispettato il mandato ricevuto dagli elettori, avrebbero consentito la definitiva uscita di scena della peggiore amministrazione cittadina degli ultimi trent’anni”.