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Criminalità – Calipari: “La voce di uno diventi la voce di tanti”

Avellino – Una deputata del Partito Democratico al fianco di Franco Vittoria per rendere ancora più incisiva la lotta alla criminalità organizzata, nel mezzogiorno come nel resto d’Italia.
Rosa Villecco Calipari, capogruppo in Commissione Difesa del Partito Democratico e vedova dell’agente segreto italiano ucciso in Iraq, nelle fasi successive alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, è stata oggi l’emblema di una battaglia che vuole mettere la parola fine alla stagione dei silenzi, delle mezze parole, delle promesse non mantenute. La lotta alle mafie, al malaffare, alla corruzione della politica e delle amministrazioni è per la Calipari, calabrese di origini, come per Franco Vittoria, uno dei cavalli di battaglia per la ripresa del sud. Da qui l’idea della ‘maratona’ in 4 province campane che ha fatto tappa al Viva Hotel di Avellino, occasione in cui l’on. Calipari si è fatta testimonial della candidatura dell’ex segretario provinciale del Pd alla segreteria regionale e di Ignazio Marino per la leadership del Partito Democratico.
“Il problema della criminalità organizzata – ha spiegato – lo viviamo sulla nostra pelle. Io sono calabrese d’origine e che la si chiami mafia, camorra o ‘ndrangheta il succo non cambia e non si limita solo al meridione ma va affrontato in una discussione che investe l’intero Paese. Naturalmente nel sud il fenomeno è amplificato.
Per questo occorrono risposte forti. Perché qui al sud il fenomeno va strangolato e soffocato in maniera più incisiva che altrove”.
Dunque, la formula è quella di sottrarre ossigeno alla criminalità organizzata che soffoca la vita economica e sociale delle regioni rendendo, al contrario la legalità conveniente e competitiva.
Proprio qui si inserisce il compito della politica e in particolare del Partito Democratico che vuole “riproporre la questione del mezzogiorno nell’agenda politica, non derubricarla come è stato fatto finora.
Misure in grado di dare una marcia in più, oltre all’indagine e alla repressione, alla lotta dello Stato contro la criminalità organizzata. Liste trasparenti, prima di tutto, via i candidati in odore di mafia dalle istituzioni e rifiuto assoluto del voto mafioso. Insomma, dobbiamo avere il coraggio di un ripensamento della questione morale che investe le nostre stesse dirigenze. La politica deve assumere decisioni innanzitutto dall’interno, non solo all’esterno attraverso la magistratura”.
La mozione Marino, dunque, è tutta schierata a difesa della legalità. E anche per questo è stata espressa vicinanza ai simboli della battaglia contro la camorra, a partire da Rosaria Capacchione e Roberto Saviano rispetto ai quali si è ipotizzata l’eliminazione della scorta. “Si tratta di una pesante delegittimazione della tutela umana e personale. Di fronte a persone che elevano a simboli personaggi il cui rigore morale è discutibile, persone come loro necessitano di una difesa ancora più forte. La voce di uno deve diventare la voce di tanti”.

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