Contro i cibi avariati Slow Food sostiene la genuinità

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Mai come in questi giorni, argomenti che l’Associazione Slow Food Italia dibatte, promuove e porta avanti con parsimonia da tempo, sono attuali nella Valle dell’Ufita. “Purtroppo le notizie della “Pizza alla muffa” sono lo specchio della nostra società: la parte peggiore di quella che si riconosce nel fast, nel globale, nel consumismo. Termini e abitudini di vita, che ci porteranno ad un impoverimento culturale, di società e comunità rurale. I ristoratori, i pizzaioli, gli osti che acquistano prodotto cinese, oltre tutto scaduto da svariati anni, a parer nostro si possono definire criminali e individui senza coscienza”. Recita così l’incipit della nota diramata da Slow Food in seguito ai sequestri di alimenti scaduti ed avariati conservati in alcuni depositi della Valle Ufita. “Gli affaristi dell’ultima – continuano dall’associazione – ora che comprano lotti di beni alimentari avariato sono dei veri e propri attentatori alla pubblica incolumità. E’ giunta l’ora di essere tutti più consapevoli verso un cibo buono, pulito e giusto, ma soprattutto dobbiamo imparare ad appropriarci dei tempi giusti per le nostre abitudini alimentari quotidiane. Bisogna prendersi il tempo giusto per fare la spesa, bisogna leggere l’etichetta, bisogna scegliere i ristoranti, le pizzerie, le osterie giuste. Quelle che quotidianamente costruiscono rapporti sul territorio, dialogano con gli agricoltori, i macellai, gli allevatori, quei ristoratori che hanno l’abitudine di andare quotidianamente a fare la spesa al mercato o che girano le aziende agricole di territorio, e che quindi, a loro volta si prendono il tempo giusto per spiegare ai clienti la provenienza di un prodotto cucinato da loro. Bisogna capire che il mito della globalità ci sta portando ad una povertà sia economica che culturale. In Valle Ufita e nella Baronia ci sono ristoratori attenti, oltre che a essere bravi e virtuosi. Ed è da loro che dobbiamo andare. Una volta trovati interroghiamoli sul cibo che ci hanno cucinato, sulla loro provenienza, facciamoci dare l’indirizzo delle aziende agricole, non accettiamo passivamente il cibo, cerchiamo di costruire un rapporto con l’oste. La Valle dell’Ufita e la Baronia sono uno scrigno di prodotti agroalimentari eccellenti: pomodorino di collina, pane a lievitazione naturale, aglio, patate, legumi, ortaggi, salumi, formaggi, olio, vino, carne e tanto altro. Secondo noi si tratta solo di costruire la “rete”, un “patto”, un “contatto”, chiamatelo come volete, ma bisogna accorciare la distanza tra il produttore e il consumatore e le distanze dal co-produttore al gastronomo. Si tratta di capire e invertire il modo di pensare, partendo dal presupposto che mangiare è un atto agricolo e che cucinare è un atto gastronomico”.

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