
Dl “Salva Italia” e riassetto degli organi delle Province, la Consulta prende tempo. Nel giorno in cui era fissata l’udienza pubblica della corte costituzionale per esaminare i ricorsi di otto Regioni contro le disposizioni dell’articolo 23 del decreto “Salva Italia” (legge 214/2011) che ha abolito la Giunta provinciale, mantenendo il presidente e Consiglio ma con un nuovo meccanismo di elezione, la Corte ha deciso di rinviare la discussione ricorsi in attesa che venga pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» anche l’ultimo Dl sull’accorpamento delle Province, approvato dal governo la scorsa settimana. Le regioni ricorrenti – Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise, e Sardegna – convinte che l’articolo 23 del “Salva Italia” violi la Costituzione perché riduce i poteri delle province modificando il meccanismo elettorale, dovranno quindi attendere per sapere se la trasformazione delle province, voluta dal Governo, in enti di secondo grado con funzioni di coordinamento delle attività proprie dei Comuni sia pienamente legittima. Tra le norme impugnate, quelle secondo cui «spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze». Le Regioni contestano anche il nuovo sistema di voto, con la trasformazione delle province in organi non più eletti dai cittadini: con l’elezione indiretta di non più di 10 consiglieri provinciali, tra i quali viene nominato il presidente, hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri comunali in carica nei comuni della provincia. Al momento, le Province “scadute” successivamente all’approvazione del Dl “Salva Italia” sono otto: Genova, La Spezia, Como, Ancona, Cagliari, Ragusa, Vicenza e Belluno. Per loro, niente rinnovo per i consigli, nessuna elezione diretta del presidente, mentre le competenze di presidente e giunta sono state acquisite da un commissario prefettizio.