
Avellino – La seduta pomeridiana comincia con l’intervento di Gengaro, capogruppo di Libera Città. “Bastano i dati per dimostrare come il Cagnardi ‘due’ sia un’altra cosa rispetto al Cagnardi ‘uno’”. “Rispetto a Di Nunno, Galasso ha presentato: 107 modifiche, alcune da parte dei cittadini, 8 frutto della giunta, 9 quelle recuperate ma non accolte positivamente dal progettista. Differenze anche a livello temporale. Gennaio 2003: adozione Prg. Marzo 2003: ricevimento osservazioni Prg. Agosto 2003: incarico a Gregotti per le controdeduzioni. Ottobre 2003: Gregotti trasmette le controdeduzioni che vengono poi trasmesse al Presidente del Consiglio comunale. Sei mesi per esaminare 326 osservazioni (pochi giorni per esaminarne 370). Poi le dimissioni di Di Nunno e il tentativo, da parte di ben individuati settori della Margherita e dei Ds, di affossare il Cagnardi ‘uno’. Dalle dimissioni di novembre 2003 alla proposta del Piano Galasso passano quasi due anni di totale inerzia. Perché nessuno ha mai ripreso la procedura per il riesame della variante anticipatrice del Q9? Perché il Cagnardi ‘uno’ non è mai stato revocato? Perché non si è seguita la strada indicata dalla norma transitoria della nuova legge urbanistica che attribuisce la titolarità del Piano al Consiglio?”. Numerosi interrogativi rafforzati dall’esposizione di quelle che, agli occhi di molti, appaiono delle prove: “Zona Asi: con Di Nunno area protetta da salvaguardia ambientale; con Galasso trasformata in zona industriale. Aree boscate: con Di Nunno scompaiono; con Galasso si trasformano in zone agricole. Strade parco: prima migliorativi per la vivibilità, poi l’abolizione. Zone Agricole: prima cambia la destinazione, dopo tornano alla ribalta le antiche previsioni urbanistiche. Previsioni di viabilità: rimangono il tunnel tra Piazza Libertà e il Ponte della Ferriera così come il terzo casello autostradale. Il viadotto di Fenestrelle si sposta in via Speranza. Un parcheggio di interscambio viene collocato nei pressi del Cimitero. La strada prevista a supporto del centro sanitario e del Tribunale di Valle distrugge un pezzo storico della campagna avellinese. Viene soppressa la strada ad est dell’ex distretto militare di via Colombo. Q9: con Di Nunno un quartiere giardino con diminuzione di abitanti, con Galasso rimane invariato il numero di abitanti e viene dimezzata la dimensione dell’area verde. Parti periferiche: con Di Nunno si auspicava una rinascita, con Galasso ‘terre di conquista per finte cooperative’. Le torri: ‘ne mettiamo di meno ma più alte’…una la spostiamo e ci facciamo il nuovo Tribunale”. Avanza la proposta di spostare il Palazzo di Giustizia nell’area del Moscati. Una tesi non infondata ma avallata dallo stesso progettista Cagnardi che mette in evidenza come la scelta dell’ex Ospedale sia, in via immediata, la più semplice. Sempre Cagnardi, rispondendo a Gengaro, rimarca il concetto secondo il quale le differenze rispetto al primo piano ci sono e sono frutto delle osservazioni. A dire il vero Cagnardi è preciso, anche quando si tratta di rispondere agli interventi di Antonio Genovese e Nicola Giordano, in quota Margherita. “La perequazione – dice Giordano – l’abbiamo subita prima e metabolizzata ora. Poi è intervenuta una legge, quella regionale. Non la condivido, toglie ai consiglieri comunali le prerogative di indirizzo (…)”. Dubbi sulla questione cinematica, sugli accessi alla città (“Come accediamo ad Avellino?”), sulle norme di salvaguardia delle colline che prima si tutelano e poi si decide di costruire ecc. ecc. “Prendo questo Puc come un punto di inizio – interviene Sbrescia dell’Udeur – Il Prg dovrebbe rappresentare una opportunità per rilanciare il ruolo della città. Avellino attende da molto, mettiamo da parte l’istinto”. Una seduta fiume che vede gli interventi di Romei (Udc), le precisazioni, o meglio, le proposte del senatore Nicola Mancino (“Mi permetto di dire che le osservazioni hanno una loro catalogazione. Ci sono tante di quelle ipotesi che possono essere distinte per questioni. In questo modo la Commissione avrà la possibilità di riunirsi anche quando non ci sarà Consiglio. Dobbiamo stare con il cronometro politico”.) Il tutto dopo l’intervento di Romei che chiede di stabilire il termine ultimo per il lavoro delle Commissioni. Poi è la volta di D’Ercole: “Non condividiamo la revoca del primo Piano perché come al solito la scelta non è motivata. Il Prg viene revocato. Si dice che la motivazione risieda nella nuova Legge Urbanistica. Non è vero, la stessa legge avrebbe consentito di andare avanti”. E poi, ancora, prende la parola Edoardo Fiore, di Forza Italia, che sottolinea l’importanza del primo Piano “…che dopo aver individuato il ‘fallimento’ del vecchio strumento, aveva determinato la riperimetrazione della città”. Interviene Francesco Todisco dei Ds: “Siamo in una fase delicatissima delle osservazioni. Sono convinto che non serva disperdere lo spirito unitario (…) E’ un Prg teso alla tutela e alla salvaguardia del territorio, specie per le nostre colline. Siamo disponibili, come Ds, a discutere senza demagogia alcuna. Credo che solo in questo modo troveremo risposte efficaci”. Alla fine il progettista Cagnardi ribadisce un concetto che è stato ripetuto più volte in aula consiliare: il perché non ci siano strade nuove nel Piano. “Non si possono demolire edifici per la costruzione di nuove strade. Una possibilità poteva essere ‘offerta’ dal vallone Fenestrelle ma si riscontravano alcuni punti critici. Un’altra era rappresentata dal tunnel, un modo per migliorare le condizioni nord-sud. Poi anche l’ipotesi del terzo casello sarebbe stata positiva. Al di là di questo non c’è nulla. Pertanto evitiamo di parlare di cinematica e parliamo di accessibilità. Il Prg non è una sentenza. Non è un giudizio ultimo. Non è intoccabile”. Questa mattina di nuovo il confronto. (red.pol.)