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Congresso Margherita: ci sono polemiche… ma avanza il nuovo

Solofra – Congresso della Margherita: il confronto c’è. Anche le bacchettate, i richiami e le accuse rispedite al mittente. Le riflessioni per un partito maturo ma che vuole continuare il radicamento per costruire il futuro. Per i giovani, per l’Irpinia e non solo. A Solofra, per la designazione del nuovo segretario provinciale Giuseppe De Mita. Una elezione che troverà la sua ufficializzazione solo domani mattina. Una designazione che vede contrapposta la figura di Pasquale Volino “Democraticamente Insieme”. Al centro Asi della città conciaria, il presidente dell’Assemblea sen. Nello Palumbo, il vice presidente Mario Bruno, il leader Ciriaco Mita, Domenico Covotta. Nella sala gremita: Mario Sena, Luigi Anzalone, Enzo De Luca, Giuseppe Galasso, Rosanna Repole, Enza Ambrosone, Palerio Abate, Rosetta Casciano, Nicola Di Iorio, Giuseppe Solimine, Michele Langastro, sindaci, amministratori, simpatizzanti, organizzatori (davvero bravi). E ancora: dei Ds Alberta De Simone, Giancarlo Giordano, Carmine Russo. In quota Udeur Nino Musto, Vincenzo Sbrescia. In rappresentanza del Prc Gennaro Imbriano, dei sindacati Ruggiero Cutillo, Enrico Ferrara, Antonio Festa. Tutto fila liscio o quasi. In mattinata la levata di scudi resa ufficiale dalla mozione Democraticamente Insieme capitanata da Pasquale Volino che vuole vederci chiaro in merito alla questione convenzioni comunali. “Democraticamente Insieme ha denunciato – si legge nel documento – nei ricorsi presentati alla Commissione Nazionale di garanzia della Margherita, palesi irregolarità nella celebrazione delle convenzioni comunali nella composizione della platea degli eletti e nell’elenco dei candidati maggiormente rappresentativi. In assenza di un pronunciamento, partecipiamo con riserva al congresso per rappresentare la nostra posizione politica”. Sottolineature a parte, i lavori cominciano. Ad introdurre il sindaco di Solofra Antonio Guarino. A salutare Alberta De Simone presidente della Provincia che non manca di mettere in luce come la coesione dell’alleanza sia foriera di obiettivi. Gli obiettivi dell’Irpinia e del suo rilancio. E in merito al Pd, l’invito a “superare le nostre paure” e “realizzare” – continua Carmine Russo segretario provinciale della Quercia – “una grande operazione politica, non la fusione”. Una riflessione ripresa anche dall’ormai ex segretario del Quartier generale di Via Tagliamento Domenico Covotta. “Il dibattito sul futuro del Partito democratico mi sembra nasca su errate considerazioni. Un governo nasce per sostenere il governo ma ha e deve avere orizzonti più larghi e obiettivi di lungo periodo. E’ necessario non sbagliare la direzione del viaggio”. Ma Covotta concentra soprattutto il suo intervento sui progetti passati, presenti e futuri della Margherita “un partito ormai maturo”. Ma non basta. “Bisogna radicarsi maggiormente sul territorio e riorganizzare la Margherita in una zona della provincia politicamente sconvolta dal passaggio di alcuni amici verso altri lidi politici, ricomporre il centrosinistra in provincia, affiancare un gruppo di giovani a cui passare il testimone… Il partito si è radicato sul territorio, siamo presenti con i nostri circoli in quasi tutti i Comuni della Provincia grazie all’impegno di molti sindaci, amministratori, etc. etc.”. “Sul piano politico avevamo il compito di costruire o ricostituire il centrosinistra su tutto il territorio a partire dall’amministrazione provinciale agli enti di servizio…”. Obiettivo “centrato”. Un passaggio alle campagne elettorali che hanno visto in campo “politici dal calibro di De Mita, Mancino, De Luca, Sena, Anzalone, …”. Non poteva mancare il ringraziamento al presidente Mancino “prodigo di consigli e a volte di incitamento”. E poi: “Sta passando l’idea che governare sia comandare. Aumenta il fastidio della dialettica parlamentare e cresce la convinzione che l’investitura popolare sia l’inizio e la fine della geografia politica”. Il tutto per dire: “Occorre costruire con pazienza e fatica una soggettività politica che garantisca tutte le componenti di un’alleanza che abbia l’ambizione di tendere ad un progetto unitario ma senza fretta né egemonie”. Covotta consegna il testimone al giovane De Mita, ai giovani, nuova classe dirigente. Una classe dirigente che “vuole innalzare il livello della discussione. Che vuole confrontarsi, scontrarsi ma con rigore, con coerenza. Rispetto ad un partito che non può essere l’indistinto, l’ibrido”. Sono le parole di Enza Ambrosone segretario cittadino della Margherita che richiama e invita ad una riflessione seria. “No al qualunquismo di maniera. Non accettiamo chi torna e poi vuol dare lezioni di legittimità e moralità”. Si “al ritorno del senso delle comunità, alla contestualizzazione dei problemi”. Avanti tutta con “l’ascolto riempiendo di contenuti la politica. Riempiendo di contenuti la città capoluogo”. Appassionato il suo intervento che fa storcere il naso a Francesco Maselli promotore di Democraticamente Insieme. E’ un fiume in piena che travolge. Nel mirino più volte Enza Ambrosone. Ma parte da lontano per affondare la lama. “Democraticamente Insieme non è nato contro il partito. Lasciamo stare le storielle”. Ma è nato per “ritornare al dibattito. Un dibattito del quale è rimasta l’eco. Un dibattito che non ha saputo comunicare le distanze. Questo dovrebbe farci riflettere su un atteggiamento troppo referenziale. I partiti non sono il tutto ma parte all’interno di una società complessa. Abbiamo il dovere di coinvolgere nel discorso allargato. Perché la nostra parzialità non ce la fa più. Se non capiamo questo, rischiamo di piegare le ginocchia”. Il Pd? “Per noi non un feticcio da adorare. Abbiamo raccolto una linea politica che il partito si è dato 16 mesi fa…. Affrontare i distinguo, significa confrontarsi non denunciare. Ed io non ho paura di confrontarmi. Il cambiamento può avvenire per opportunismo ma anche per opportunità”. Insomma costruire il “noi non per fare una fuga in avanti. Abbiamo un po’ di cervello che ci porta ad essere autonomi. L’autonomia non è ribellione ma è la migliore forma di dignità personale. La strumentalizzazione rischia di ingenerare nei giovani false rappresentazioni”. Maselli in crescendo: “Sarei scontento se dovessi continuare a fare il capogruppo di un gruppo che non mi vuole… La mia una sfida rispetto a chi, pensando di essere il Padreterno, voleva distruggermi”. Maselli in chiosa rivolgendosi a Luigi Anzalone: “Noi ci siamo ispirati al filosofare e poi al vivere”. A rispedire passo dopo passo le accuse al mittente ci pensa Franco Vittoria. “La costruzione non può essere l’ingiuria. Enza è capogruppo perché c’è spirito di servizio”. Soft, profonde e lontane dalle polemiche, le considerazioni attese di Giuseppe De Mita. Il futuro segretario del Fiorellino mette al centro la comunità, la politica, il rigore, la responsabilità. “Noi siamo la comunità ma non siamo evidentemente il mondo. La comunità è già società… La legittimazione non può essere il riconoscimento di un lavoro svolto. E’ sbagliato costruire la legittimazione sul ruolo. Oggi il consenso cosa misura? Dobbiamo fare in modo che il consenso, il dissenso porti a discutere, ad analizzare il rapporto. Sulle forme di organizzazione della società, siamo un po’ distratti nel capire le dinamiche. La crisi è nel rapporto di rappresentanza tra la politica e la società. Abbiamo due realtà parallele. Non c’è più relazione possibile. Il bisogno è ciò che noi riteniamo il diritto di tutelare. Noi non abbiamo ancora individuato la tipologia dei diritti. Ci sono esigenze non capite, non raccolte. Dobbiamo cominciare a capire l’Irpinia. Non giudicando la storia a seconda dei momenti e delle convenienze. Dobbiamo provare a cambiare l’ottica. Dobbiamo provare ad operare l’opzione. Ad offrire un’immagine del territorio. Provando a legarci alla contemporaneità. C’è un rischio di banalizzazione…”. Il territorio. Quello delle infrastrutture. L’organizzazione dei servizi: “L’idea di Imbriano non ha né capo e né coda. Vorrei proporre agli amministratori locali la definizione di una carta dei servizi pubblici locali”. Lavoro e giovani: “Dobbiamo sganciarci dalla zavorra degli schemi. Intendere il lavoro come opportunità e progetto di vita nelle terre dove sono nati. Trattenere i cervelli per qualità non per quantità. Lo sforzo è soprattutto identitario. Perciò le comunità. La questione non è solo economica. La comunità, in una condizione di globalizzazione, ricolloca l’uomo nello spazio. Lo spazio pubblico nell’agire possibile. La comunità è l’etica civile pubblica”. La soluzione è nel Pd? “Avverto l’esistenza di tesi deboli. Il Pd una possibilità non la verità assoluta. Dobbiamo provare a rompere gli schemi”. E dunque: la liberazione dall’assoluto, la tutela degli spazi, la specificità. Un intervento chilometrico ma che non perde di vista l’obiettivo: “Dobbiamo interpretare tempi nuovi. Rimettere la politica alla prova dei fatti”. E infine: “Proverò a chiedere questioni, coerenza, rigore. Perché la migliore garanzia è il senso di responsabilità. La stanzialità impegna. Dentro dobbiamo essere rigorosi”. E dopo avere speso parole di elogio per Domenico Covotta ancora un impegno: “Chiederò che dell’assemblea facciano parte di diritto gli ex presidenti di Provincia e i candidati di quest’assise. Proverò a leggere il presente… La politica è ricerca e superamento”. La sala plaude e intanto il dibattito continua. Domani è il giorno di Ciriaco De Mita e chiaramente di Giuseppe De Mita alla segreteria provinciale del partito. (di Teresa Lombardo)

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