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Congresso – De Mita tra bordate e riflessioni sul prossimo futuro

Solofra – Il tanto atteso intervento alle ore 12.30, del leader Ciriaco De Mita scalda gli animi, stimola riflessioni, fa storcere il naso e sollecita risposte avvelenate. Comincia soft: “Questo congresso è un po’ anomalo perché il paradosso è che la partita della Margherita ha disegnato un percorso da costruire. Poi celebra la legittimazione degli organi che sono messi in discussione per la loro esistenza. Volino nella elencazione di questioni ha saltato un passaggio ipotizzando che il nostro congresso fosse solo politico. Non è così altrimenti il dibattito poteva essere meglio radicato”. E poi: “Il futuro è costruibile solo se il presente è visto come punto di partenza. Ho partecipato a questa vicenda con il distacco dell’osservatore”. Partito democratico: “Se nelle varie realtà del nostro paese, la Margherita avesse radicamenti, problemi nella costruzione del Pd, non ne avremmo avuti. Non vi dice niente che la classe dirigente di altri posti si arrovelli in diatribe cartacee? Le regole sul piano politico sono funzionali a governare i processi. Credo che un congresso come questo testimonia un’iniziativa non da poco. La splendida relazione di De Mita mette insieme una serie di contraddizioni. Le dobbiamo vedere come occasione di dialogo, come scontro di opinioni, come dialettica degli opposti e non come la tristezza degli animi. La politica non è legata all’anagrafe ma alla condizione dello spirito. La politica è tale se fa riferimento al particolare, al contesto”. La condizione della provincia: “Il quadro non è esaltante. La recita organizzata dal novello Masaniello (Francesco Pionati, ndr) non mi pare che sia un riferimento alto. Lo voglio dire al prof. Iermano. Questa provincia è cresciuta con l’esperienza democratica. In tutto il sistema politico la Dc ha svolto un ruolo importante creando condizioni che certo oggi sono la maggiore inquietudine della comunità. Noi viviamo questa condizione…. Dobbiamo uscire dal pantano”. A Maselli: “La lettura è il sintomo delle difficoltà della provincia”. Agli imprenditori: “I ruoli debbono ritornare all’alveo della rappresentanza degli interessi. La crisi della politica è questa: è un fatto culturale molto più vasto. Tocca la realtà del nostro paese. Perciò condivido l’analisi di Giuseppe con l’attenzione al recupero del territorio. Il territorio come soggetto. Il fenomeno della Lega è un fatto oggettivo della società”. E ancora: “Quando la politica è sola, genera aspettative e non risolve i problemi. E quando è così crea il rincrudimento del potere. Siamo attenti: la crisi del sistema politico è che stiamo imboccando la strada del plebiscitarismo restauratore perdendo la democrazia rappresentativa, la necessità di raccordare la risposta ai problemi concreti. La politica non è solo la risoluzione del problema particolare. Non è solo l’ignoranza del problema particolare”. E di nuovo. La crisi della politica: “Il problema meriterebbe una grande speranza per far crescere l’attenzione. Dobbiamo uscire dalla transizione. Stiamo tentando di uscire dalla transizione allungando la transizione. Dalla transizione non si esce inventando un’altra transizione”. Ai Ds in particolare rivolgendosi all’assessore Rosa D’Amelio presente in sala insieme al sen. Andrea De Simone: “Se avessimo riflettuto perché alla fine degli anni ’80 non siamo usciti dalle difficoltà, saremmo usciti dalla crisi di oggi. Vedo che nella sinistra si rivaluta il marxismo… C’è una sorta di rivalutazione inconsapevole e di un errore pericoloso. E’ la vendetta della storia. C’è un modo di giudicare gli eventi: è come se si alterassero i giudizi. Ma se non partiamo da una lettura corretta, seria, storica della contestazione degli anni ’80, non ne veniamo fuori… Scimmiottiamo la pratica della comunicazione e stiamo rivalutando il berlusconismo. C’è la rincorsa al nuovo. Probabilmente la rincorsa al nuovo non è solo un errore ma rischia di essere la necessità. Oggi la trasformazione è il problema. Prima era l’obiettivo. Si ha la sensazione che rincorrendola ci sia la necessità di governare”. Recuperare la politica come speranza di risposta alle persone è possibile? “Credo di sì. Con il recupero delle comunità. E’ una questione culturale. Da questo punto di vista l’identità si recupera. Rischiamo tutti di rimanere sospesi nel vuoto. Le comunità diventeranno autonome e diverse. Dentro questo spazio è possibile il recupero dell’umanesimo nuovo che è il recupero del rischio della propria solitudine. E’ su questa questione, la laicità non può essere nel rapporto Stato Chiesa. Siccome la politica è diventata transizione. Su questo siamo molto distratti: i rifiuti e la camorra. Dobbiamo recuperare la dimensione umana delle persone. Dobbiamo spiegare che la democrazia non è solo diritti ma anche doveri. Questo è il punto di partenza”. A Maselli: “Rispetto al Pd, le parole utilizzate erano un po’ occasionali. Ma l’attenzione c’era. Solo per cortesia taccio su come le cose si sono avviate”. “Sul piano politico il futuro è la consapevolezza del presente. Non si può dire: facciamo una cosa perché non si sa che fare. La politica non è pensare da soli. Chi fa politica deve aiutare dialogando. Quando manca la motivazione, la sensazione non va oltre un certo limite. Sto dentro questa vicenda con la carica dirompente”. A Rutelli: “La cosa da cui dovrei dimettermi è dall’intelligenza che ho. E’ un’operazione impossibile. L’elettorato non ha premiato Berlusconi ma non ha premiato Prodi”. E poi un passaggio sulla pubblicazione di un libro scritto da Paolo Prodi, “quello intelligente”. De Mita attacca e snocciola le questioni. “La politica ha la logica del dominio non dell’interesse generale. Io sono per vedere se la ristrutturazione del sistema politico possa partire dal soggetto nuovo. La necessità di costringere gli altri alla gestione del territorio. Il partito nuovo è tale se le motivazioni sono comuni”. Sottolineature che non risparmiano nemmeno Giuseppe Gargani: “Quando Gargani viene a vendere De Gasperi, non so cosa centri con la tradizione popolare”. Nuovi diritti, dimensione umana della politica: “Unioni di fatto: sono preoccupato. Rischiamo di essere spiacenti a Dio e ai suoi nemici. Dalla crisi non ne usciamo se non costruiamo la presenza di un valore condiviso”. E ancora: “Ho la consapevolezza che vince chi riesce a far capire. Trovo sgradevole l’affermazione di Maselli nei confronti dell’Ambrosone. Dovremmo dire: registrate che in questo congresso non vi vuole nessuno”. Parole a cui sono seguiti i fatti. (t.lomb)

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