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Conferenza programmatica: ecco il documento di Libera Città

Avellino – Osare e cambiare: questi gli imperativi, secondo Libera Città, per guardare al futuro. E questi gli stessi imperativi che la forza civica di Avellino propone quali capisaldi per una conferenza programmatica che ha l’onere di rispondere alle reali necessità della città e non solo a ‘strategie politiche’ di diversa natura. Un giudizio pungente sotto alcuni aspetti e blando rispetto ad altri punti che, seppur con qualche riserva, possono essere condivisi. Al tavolo delle proposte Antonio De Fazio, Antonio Gengaro, Antonio Iannaccone e Nunzio Cignarella che hanno aperto la discussione con un invito ad andare oltre. “Non abbiamo alcuna intenzione di demonizzare chi vuole discutere sul futuro della città ma qualche perplessità è d’obbligo”. Tra queste il dato singolare che i consiglieri non abbiano “diritto di parola” in seno alla conferenza. Un diritto riconosciuto invece ad assessori e consiglieri regionali forse ‘meno informati’ sulle effettive problematiche della città. Ma se gli interrogativi irrisolti sono tanti, altrettanta è la consapevolezza rispetto ad una presa d’atto poco piacevole nei confronti della maggioranza di Piazza del Popolo. “L’amministrazione si trincera dietro la conferenza programmatica per problemi meramente politici. Le difficoltà che in questi due anni hanno abbracciato la Giunta sono evidenti e questo appuntamento risuona come l’espediente per giungere ad un rimpasto. Pensiamo alla situazione in cui versano gli assessori diessini: hanno agito in ogni circostanza con la massima professionalità eppure vivono una condizione di disagio in seno all’esecutivo. Questo perché in molte occasioni sono stati ‘costretti’ ad adeguarsi a scelte non proprio condivise. In pratica sono stati assorbiti da un sistema in cui si riconoscono solo in parte. Tutto questo ci fa pensare che alla base della conferenza ci sia il contrasto politico che qualcuno auspica di risolvere attraverso scelte dettate dall’alto”. Inoltre a maggiorare la preoccupazione del gruppo consiliare di minoranza anche “… il diffuso clima di rassegnazione determinato dalla percezione che si sta saldando un gruppo di potere non sempre all’altezza”. La critica c’è stata, e la discussione lo dimostra, ma ben venga quando il tutto sia supportato da proposte reali che in seno a Libera Città non sono assolutamente mancate. Un documento di suggerimenti sottoposti all’attenzione del sindaco Galasso che, dopo un meticoloso preambolo, si è ritrovato di fronte alla nota. (di Manuela Di Pietro)

Parte del documento presentato da Libera Città
“… preminente la necessità di riflettere sugli errori che hanno inficiato lo spirito che improntò la nascita del nuovo strumento urbanistico poggiante su due pilastri: il primo, la variante di salvaguardia a tutela delle colline. L’altro pilastro era, appunto, il vallone del Fenestrelle inteso come parco intorno al quale la città vecchia e nuova deve ruotare. Proprio con il Pica erano state indicate due direttrici – la cultura e l’ambiente – che meriterebbero progetti che sul piano culturale, si integrano con la grande scelta del teatro che va difeso da chi pensa che possa essere un luogo per affari o per sistemazione di amministratori. Il Teatro va visto come il traino delle tante iniziative sul fronte della cultura”. Poi … “Pensare l’urbanistica in funzione della vivibilità vuol dire difendere la dimensione della città, i suoi percorsi. Chi favorisce le lottizzazioni favorisce l’ulteriore ‘impazzimento’ del traffico per la cui regolamentazione occorrono incisivi interventi: il raddoppio della variante da parte dell’Anas (tratto Atripalda – Torrette); variante che va usata come una tangenziale da collegare ad intervalli al centro; il tunnel lungo la direttrice nord – sud, da realizzare assolutamente a partire da via Dei Mille in modo da rendere possibili le isole pedonali di Piazza Garibaldi, Corso Vittorio Emanuele, ed il Parco di piazza Kennedy. Alterare queste previsioni vuol dire impedire le progressive “pedonalizzazioni” possibili; la realizzazione del sistema di trasporto eco-compatibile, oltre che nella direttrice gia progettata e finanziata est-ovest nella nuova direttrice da programmare nord-sud”. Da qui al completamento della città ospedaliera. “Ricerca, nuova professionalità, corsi universitari, questo è il futuro di un complesso che dovrà rappresentare un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno e non la sede per la solita clientelare politica sanitaria irpina. Il discorso della città ospedaliera rimanda alle ipotesi di una forte presenza universitaria o di alta specializzazione. In questo quadro va supportata la lodevole iniziativa della amministrazione Provinciale legata alla nascente università del vino. Le politiche comunitarie (2007-2013), attraverso la concertazione tra istituzioni, categorie sociali, imprenditori, dovranno realizzare una moderna ‘occasione storica’. Modelli già sperimentati all’estero (Irlanda), attraverso l’impiego di risorse pubbliche, di investimenti privati ed una strategia concordata con le università di percorsi formativi innovativi e condivisi, hanno già prodotto risultati positivi, creando occupazione giovanile”. Una relazione lunga e dettagliata che non lascia nell’ombra alcuna tematica e che traccia ‘la forma per riuscire’: “…lavoro, idee, occhio alle spese correnti. Una sfida difficile che Avellino ci chiede e che Avellino merita”.

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