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Parte del documento presentato da Libera Città
“… preminente la necessità di riflettere sugli errori che hanno inficiato lo spirito che improntò la nascita del nuovo strumento urbanistico poggiante su due pilastri: il primo, la variante di salvaguardia a tutela delle colline. L’altro pilastro era, appunto, il vallone del Fenestrelle inteso come parco intorno al quale la città vecchia e nuova deve ruotare. Proprio con il Pica erano state indicate due direttrici – la cultura e l’ambiente – che meriterebbero progetti che sul piano culturale, si integrano con la grande scelta del teatro che va difeso da chi pensa che possa essere un luogo per affari o per sistemazione di amministratori. Il Teatro va visto come il traino delle tante iniziative sul fronte della cultura”. Poi … “Pensare l’urbanistica in funzione della vivibilità vuol dire difendere la dimensione della città, i suoi percorsi. Chi favorisce le lottizzazioni favorisce l’ulteriore ‘impazzimento’ del traffico per la cui regolamentazione occorrono incisivi interventi: il raddoppio della variante da parte dell’Anas (tratto Atripalda – Torrette); variante che va usata come una tangenziale da collegare ad intervalli al centro; il tunnel lungo la direttrice nord – sud, da realizzare assolutamente a partire da via Dei Mille in modo da rendere possibili le isole pedonali di Piazza Garibaldi, Corso Vittorio Emanuele, ed il Parco di piazza Kennedy. Alterare queste previsioni vuol dire impedire le progressive “pedonalizzazioni” possibili; la realizzazione del sistema di trasporto eco-compatibile, oltre che nella direttrice gia progettata e finanziata est-ovest nella nuova direttrice da programmare nord-sud”. Da qui al completamento della città ospedaliera. “Ricerca, nuova professionalità, corsi universitari, questo è il futuro di un complesso che dovrà rappresentare un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno e non la sede per la solita clientelare politica sanitaria irpina. Il discorso della città ospedaliera rimanda alle ipotesi di una forte presenza universitaria o di alta specializzazione. In questo quadro va supportata la lodevole iniziativa della amministrazione Provinciale legata alla nascente università del vino. Le politiche comunitarie (2007-2013), attraverso la concertazione tra istituzioni, categorie sociali, imprenditori, dovranno realizzare una moderna ‘occasione storica’. Modelli già sperimentati all’estero (Irlanda), attraverso l’impiego di risorse pubbliche, di investimenti privati ed una strategia concordata con le università di percorsi formativi innovativi e condivisi, hanno già prodotto risultati positivi, creando occupazione giovanile”. Una relazione lunga e dettagliata che non lascia nell’ombra alcuna tematica e che traccia ‘la forma per riuscire’: “…lavoro, idee, occhio alle spese correnti. Una sfida difficile che Avellino ci chiede e che Avellino merita”.