Concia, stallo accordo Unic. Fiordellisi: “Aumenta disagio sociale”

0
118

Solofra – Il mancato accordo al tavolo dell’Unic (l’Unione Nazionale Industria Conciaria) per il rinnovo del contratto nazionale della concia “… provocherà l’aumento notevole del disagio economico degli operatori del distretto conciario di Solofra”.
A riferirlo è Franco Fiordellisi, segretario provinciale di Filctem Cgil, che analizza così il difficile momento comparto conciario irpino, anche in virtù dello stallo venutosi a creare tra le segreterie della Femca, Uilcem e Filctem e l’associazione datoriale.
“La mancata firma sull’accordo da parte dell’Unic – spiega Fiordellisi – nell’immediato creerà difficoltà economiche per tutti quei dipendenti del distretto solofrano che, oggi più che mai, devono fare i conti con l’aumento del costo della vita. Visti gli esosi rincari dei beni di prima necessità, le famiglie degli operai senza l’accordo non riuscirebbero a recuperare quel gap economico, tale da permettere loro di vivere non in maniera più serena ma quantomeno sui livelli di due anni fa e prima della crisi. In sostanza aumenterà il disagio economico. Come sindacato è nostra ferma convinzione portare avanti azioni di lotta non in maniera sporadica ma messe in campo finché non ci sarà un concreto atteggiamento da parte di Unic. E’ bene ricordare che già nel periodo 2005-06 la vertenza fu portata a termine soltanto dopo 16 mesi di mobilitazioni e proteste”.

Il rinnovo del contratto nazionale della concia, scaduto il 31 ottobre 2010, riguarda oltre 2mila addetti a Solofra. “Il distretto della concia di Solofra – continua Fiordellisi – vive già una carenza di rappresentatività. Vero è che in Unic troviamo la presenza di un imprenditore solofrano nel suo direttivo, ma il paradosso è che alcune aziende sono associate esclusivamente o a Confindustria o a Unic. Questo comporta che la stessa Unic non pensa a questioni strettamente legate alla produzione ma si connota come associazione che mantiene il monopolio all’interno delle Fiere nazionali e internazionali, ovvero con una visione più commerciale che aziendale”.

La fotografia del distretto solofrano. “Questioni come la flessibilità o la malattia sono così distanti dalla nostra realtà – spiega l’esponente della Filctem – A Solofra, infatti, la stragrande maggioranza delle imprese sono piccole e ‘familiari’, con una forza lavoro di circa 10 operai. Il vero dramma è che mancando le grosse aziende, che pur ci sono ma in numero minimo, qui si vive di commerciali o intermediari che con pochissimi dipendenti ma con ingenti risorse finanziarie comprano il grezzo per poi farlo lavorare ora presso questo opificio e ora presso un altro. Così il sistema rischia di incancrenirsi”.
Di qui la decisione di portare avanti azioni di protesta. “Adesso – conclude – partiremo con una serie di informative pressanti su tutti gli operai di Solofra: il contratto nazionale resta l’unica salvaguardia a difesa del salario dei dipendenti del distretto. Faremo capire che stando così le cose, a Solofra non si lavorerà più, ma si faticherà per lavorare, con molti meno soldi in tasca per gli operai e con l’arricchimento esclusivo di pochissime persone”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here