Avellino – Per il Partito Democratico avellinese l’unità è quasi utopia. A frizioni incancrenite si aggiungono ulteriori fibrillazioni che inaspriscono i toni e alimentano un dibattito che non ha più tanto il sapore della ‘democrazia’ ma acquista in alcuni caso il volto dell’oggettiva divergenza.
Ettore Iacovacci ( eletto al Comune con oltre 420 preferenze) ne è l’attuale emblema, un nome intorno a cui sono ruotate polemiche legate non alla persona ma più probabilmente alle circostanze che lo hanno accompagnato nel corso delle ultime settimane.
Subentrato per ‘avvicendamento naturale’ (in quanto vice, ndr) a Francesco Todisco alla guida del gruppo autonomo del Pd in Consiglio comunale ad Avellino, il consigliere appare oggi agli occhi di qualcuno quasi un ‘usurpatore’. Eppure a Piazza del Popolo tante cose sono cambiate. Tranne una: le scelte sembra continuino ad essere ‘non condivise’ e la divisione appare sempre più evidente.
La sua nomina a capogruppo ha sollevato qualche obiezione. Come sono oggi i rapporti con i colleghi dell’area Bersani?
“Io, Barbaro e Negrone abbiamo assunto degli impegni politici ed intendiamo portarli avanti. Per questo intratteniamo con gli altri un rapporto civile, tra persone che militano nello tesso partito ma non condividono più la stessa linea.
Il mio è un avvicendamento naturale. Todisco non ha avuto la sensibilità di venire nel gruppo e parlare. Lo stesso Fierro, durante una conferenza stampa, ha dichiarato che la città è ben rappresentata da Todisco e Loguercio. Ben vengano le considerazioni e le scelte condivise ma in questo caso si tratta di scelte personali. O meglio ancora opportunistiche. Lo stesso Todisco era presente quando rivestiva il ruolo i capogruppo, poi è scomparso. Ma la linea e la ratio del gruppo stesso non è cambiata. Piuttosto non capisco perché Todisco e Loguercio si siano tirati indietro rispetto ad un fenomeno che sono stati loro a creare”.
Allora cosa è cambiato nel gruppo rispetto a prima?
“Il gruppo si è formato perché il sindaco non riconosceva un’area. Poi, nel periodo delle primarie, abbiamo finalmente ottenuto che ci fosse riconosciuta la nostra identità. Ma oggi, nei fatti, il riconoscimento ancora non è arrivato. Ecco perché manteniamo in vita questo gruppo.
E mi meraviglia la posizione assunta da Todisco che ha aderito al Pd dichiarando di non partecipare alle riunioni o condividerne le posizioni. Insomma, un indipendente all’interno del Pd. Mi meraviglia anche come La Verde abbia potuto accoglierlo a braccia aperte.
Nei fatti si dimostra come tutto sia legato ad un ruolo. Noi ci discostiamo da questo criterio, siamo coerenti e non abbiamo cambiato le direttrici del nostro percorso”.
Insomma, divergenze palesi. Lei ha fatto accenno anche all’atteggiamento di Fierro…
“Lucio Fierro parla di dimissioni da due anni. Negli ultimi tempi ha dichiarato che avrebbe traghettato la barca fino al porto (primarie, ndr) e poi sarebbe sceso. Ma a quanto pare le scalette di questa barca sono infinite”.
Per quanto riguarda il congresso provinciale, come si porrà rispetto all’appuntamento di dicembre?
“Frequento con assiduità Laboratorio Democratico e ragioniamo su un percorso condiviso. Qualora dovessero esserci serie convergenze metteremo in campo una nostra lista. Un progetto aperto, esteso a chiunque si senta di condividerlo, che giochi sull’inclusione e non sull’esclusione”.
Il Pd ha parlato tanto di unità ma nei fatti si avverte una sostanziale rottura…
“Si avverte perché qualcuno vuole giocare una partita propria ma così non si va lontano. C’è chi rischia di essere escluso e di rimanere ferito sotto le proprie armi”.
