Comune – Gelo e tensioni in aula, Galasso: ‘Ci vogliono le regole’

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Avellino – Che quella trascorsa sarebbe stata una notte insonne c’era da scommettere. E già di buon mattino, ecco i primi contatti telefonici tra il primo cittadino Galasso e la compagine dei Ds. Un tentativo di ulteriore chiarimento, a detta dei più, ‘fallito’. Nessuno si sbottona ma qualcosa riusciamo a sbirciare dal buco della serratura: alle ore 13.00 presso il quartier generale di Via Tagliamento il sindaco Galasso faccia a faccia con il leader Ciriaco De Mita. Un summit a porte rigorosamente blindate dal quale sembra essere emersa la linea dura contro l’alleato Ds. Una posizione già annunciata – sembrerebbe – in un colloquio telefonico tra i due, prima che Gerardo Adiglietti calcasse la scena del Victor Hugo. E intanto alle ore 17.30 riunione dei consiglieri di casa Margherita con Galasso e Ambrosone al primo piano di Palazzo di Città, un’ora prima della pubblica assise. La posizione sembra essere la stessa. Nessun passo indietro né dall’una, nè dall’altra parte. I ds non cedono nemmeno di un millimetro. Ore 18:45. Comincia l’assemblea a Piazza del Popolo. Viene presentata una mozione d’ordine. Il tema: questione politica. Il sindaco Galasso si dice disponibile a soddisfare ogni interrogazione sull’argomento. Ma “la verifica è ancora in corso”. Ribatte Giovanni D’Ercole, Alleanza Nazionale: “Mi dispiace che questa giornata sia passata inutilmente. Continuano i riti da prima Repubblica”. Antonio Gengaro, Libera Città: “Da oggi – ieri, ndr – inauguro la stagione del silenzio. Ringrazio quanti hanno mostrato solidarietà nei miei confronti. Da lunedì cambieranno molte cose. Stiamo quindi tutti quanti attenti”. Dopo la breve digressione, va al sodo: “Perché quando Adiglietti vi pone alcune questioni voi aprite un confronto e una verifica politica e invece quando le pone Gengaro avete minacciato querela? … Io non ho paura di niente e di nessuno. Il buio mi fa paura. Alla luce posso affrontare tutti di petto. Insieme ad altri ho fatto parte dell’Ulivo cittadino che ha governato. C’era una prassi: si decideva insieme. Il governo è frutto della coalizione, non si può spezzettare l’amministrazione in compartimenti stagno. Chi fa i progetti e dà incarichi non deve appaltare. E su questa cosa esigo troviate una soluzione. E lo dico a Pennetta. Stiamo attenti”. Stefano La Verde, Udeur: “Adiglietti ha fatto sorgere il dubbio. Se esiste ancora un’amministrazione. Sono accuse gravi e ancora più gravi dal momento che arrivano dal segretario cittadino dei diesse. È necessario dunque il chiarimento, caro sindaco”. Incalza Gennaro Romei, Udc: “Le cose più gravi sono quelle che non ha detto Adiglietti”. E poi Enza Ambrosone, Margherita: “Parlare di moralità e legalità in questo clima significa trasmettere un messaggio che alimenta equivoci, tensioni e ambiguità. Rispetto a questo la Margherita chiede al sindaco di farsi promotore con tutta la sua autorevolezza. Di portare chiarezza all’interno della maggioranza. La Margherita sul terreno della trasparenza non è seconda a nessuno”. La parola passa a Sergio Barbaro, capogruppo della Quercia: “Se i diesse avessero ipotizzato di poter accusare il sindaco Galasso di disonestà non saremmo stati presenti in questa aula. L’intervento della Ambrosone non fa altro che peggiorare i rapporti. Chiedo al sindaco se ritiene che le questioni dei diesse abbiano un fondamento e se ritiene di fare proprie le ansie che abbiamo posto innanzi”. Infine arriva l’atteso intervento: le precisazioni del sindaco Galasso. “Non ho bisogno di essere stimolato nel dare risposte. Non mi sono mai sottratto alle responsabilità. Quando questa amministrazione si è insediata si era detto di muoversi su tre binari: trasparenza, legalità e fattibilità. C’è l’onesta del sindaco, del Consiglio, dell’apparato burocratico. Non ho rilasciato dichiarazioni prima perché si potevano dare interpretazioni diverse. L’evento è fuori dalle regole dell’amministrazione. Sul terreno di gioco si va per vincere la stessa partita. Non ho condiviso il modo, il contenuto e nemmeno la tempistica”. Il riferimento è sempre al caso diesse. “Parlare di immoralità significa alimentare il sospetto. Noi abbiamo nominato la city manager per snellire la macchina burocratica. Poi lei è andata via e la scelta è ricaduta su Andreotti. Al quale ho chiesto di guardare alla migliore utilizzazione delle risorse umane. Pertanto, le iniziative vanno ponderate. Dobbiamo concretizzare nell’interesse della città. Lo si farà con il chiarimento che è in corso. Prendo atto della precisazione dei diesse, il problema è che bisogna tutelare il Consiglio comunale. Ma – ribadisce il sindaco – è un atto fuori dalle regole. Bisogna dare alla città serenità. Il sospetto deve essere allontanato. Chiedo alla coalizione di dare una risposta chiarificatrice. Non ha senso proseguire in percorsi immorali. Questa maggioranza andrà avanti. Vi piaccia o no. Noi andremo avanti nel rispetto delle regole”. Ma l’intervento di Galasso non soddisfa l’opposizione. E mentre l’Udeur abbandona l’aula, Sergio Barbaro dice la sua: “Mi ritengo parzialmente soddisfatto. Qualcuno prova a trasformare quella che è una concezione che appartiene ai diesse in un attacco. C’è stata una levata di scudi, mi chiedo quanta strumentalità vi sia. Quello che è un principio ispiratore noi non lo mercanteggiamo”. Precisa Ambrosone: “Quando si governa ci deve essere responsabilità. Per continuare insieme c’è bisogno di uguale chiarezza e trasparenza”. E ancora una volta il sindaco è lapidario: “Necessario il rispetto delle regole”. (di t.l.)

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