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Coldiretti – Raccolta firme per salvare la nocciolicoltura irpina

Avellino – Continua il momento difficile della nocciolicoltura italiana e, in modo particolare, di quella irpina. Alle note problematiche che sta vivendo il settore produttivo con un prezzo che non riesce a compensare i costi di produzione, con un raccolto che è inferiore del 45-50% della produzione media di campagna, con molti frutti attaccati dai parassiti, ora si aggiunge un pericoloso allarme, spesso paventato, e cioè il fatto che ogni settimana nel 2008 vi è stata una segnalazione all’interno dell’Unione Europea di carichi di nocciole provenienti dalla Turchia con la presenza di aflatossine superiore ai limiti di legge. L’allarme è particolarmente avvertito in Italia dove si importano oltre 25 milioni di chilogrammi di nocciole sgusciate l’anno, ed in sostanza è turca una nocciola su tre in creme, cioccolatini, gelati e dolci prodotti in Italia. Il dato viene rilevato dal sistema di allarme rapido comunitario (RASFF) ed è molto preoccupante se si considera che solo il 5% delle nocciole importate dalla Turchia è sottoposto per legge a controllo. Le aflatossine sono prodotte da funghi che possono contaminare prodotti alimentari con effetti particolarmente gravi fino allo sviluppo di forme tumorali e di altre patologie. Dopo la Germania, l’Italia è il principale Paese importatore di nocciole dalla Turchia: con oltre 67.000 ettari coltivati, è il primo produttore di nocciole a livello europeo e il secondo mondiale dopo proprio la Turchia, con oltre il 98% della produzione che si sviluppa tra Campania (10.000 ettari nella sola Provincia di Avellino, con una produzione che, in tempi normali, supera i 200.000 quintali), Lazio, Piemonte e Sicilia, in zone difficili, collinari, a rischio di erosione e di abbandono.
Proprio per fare il punto della situazione ed avanzare proposte per risollevare economicamente il settore, per salvaguardare la produzione e rilanciare il mercato nazionale, su precisa e pressante richiesta della Coldiretti, nei giorni scorsi si è svolto un incontro presso l’assessorato Regionale all’Agricoltura della Campania. Sono stati richiesti maggiori controlli alle frontiere sul prodotto importato nei porti di ingresso in Campania (Salerno e Napoli) per verificare che venga rispettato il limite di aflatossine. A tal fine verrà richiesto al Ministero della Salute di evitare che a livello comunitario venga modificato il Regolamento che prevede un limite di aflatossine nelle nocciole che oggi è pari a 5 ppm (qualcuno sta proponendo di innalzarlo a 10). A livello ministeriale verrà sollecitata la costituzione di una cabina di regia con la partecipazione delle Istituzioni, delle Regioni interessate alla produzione e delle Organizzazioni Agricole, che supporti il Ministero delle Politiche Agricole nell’attuare le migliori politiche per il comparto e per un più mirato utilizzo delle risorse dedicate. Occorrerà attivare un osservatorio permanente sulle nocciole in grado di monitorare il mercato e portare in trasparenza il meccanismo della formazione dei prezzi, per evitare un “cartello” tra operatori commerciali a danno dei produttori. Anche il mondo agricolo dovrà fare la sua parte creando, con il supporto dell’Ente Pubblico, occasioni per aggregare e migliorare un’offerta, oggi molto frammentata e, quindi, con scarso potere politico e contrattuale. “Di fronte all’aumento dei rischi sanitari è immediatamente necessario – sostiene il direttore della Coldiretti di Avellino, Giuseppe Licursi, presente all’incontro di Napoli – rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine dei prodotti agricoli impiegati in tutti gli alimenti per consentire scelte di acquisto consapevoli, ma anche interventi rapidi in caso di problemi per la salute dell’uomo”.
Intanto sono già più di cinquemila le sottoscrizioni della petizione promossa dalla Coldiretti di Avellino per chiedere interventi urgenti a sostegno di un comparto che per tutto ciò che rappresenta nella nostra provincia in termini ambientali, economici e occupazionali, non può scomparire sotto i colpi di una concorrenza sleale di Paesi Terzi, agevolati non solo da minori costi di produzione, ma anche da vincoli e controlli inadeguati. Ancora pochi giorni per firmare, dopodichè il tutto sarà inviato alle Istituzioni competenti.

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