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A spiegare la forte suggestione di un evento quanto mai attuale, oltre che dilettevole, c’erano questa mattina, presso la sede della Coldiretti, il presidente ‘Arte da mangiare’, Laura Cristinzio, il direttore provinciale Coldiretti, Giuseppe Licursi, il front man dell’ente montano del Terminio Cervialto, Nicola Di Iorio. La presidente Onlus parla subito della natura dell’iniziativa: nasce sostanzialmente per promuovere al grande pubblico -aziende, coltivatori, gente comune, esperti d’arte, amanti della castagna- l’arte contemporanea legata al cibo. E il castagno rappresenta in tal senso “una pianta da sempre fascinosa nell’immaginario artistico”. La mostra ‘Castanea’ di scena giovedì 20, ne sarà l’esempio concreto: un’esposizione di libri d’arte ispirati alla castagna con pagine scolpite, dipinte e incise. Seguiranno, nei giorni successivi, momenti convegnistici, buffet alla castagna, esposizioni di aziende del settore, visite didattiche alle scolaresche. Originale anche l’allestimento de ‘Il Laboratorio’, a cura di una stamperia d’arte di Nola, fucina dove saranno presenti libri d’autore con tanto di attrezzi incisori.
Non poteva mancare, da parte degli attori locali dello sviluppo, presenti al tavolo della conferenza, un riferimento più diretto alle difficoltà del mercato della castagna in Irpinia. Ed è l’attento Di Iorio a tirare le somme di un comparto promettente, ma su cui incombe la crisi (si prevede un’annata difficile: all’ottimo prodotto corrispondono infatti calo delle vendite, prezzi sempre più alti e costi maggiori di manodopera). “La Campania è la prima produttrice nazionale di castagne -sottolinea Di Iorio -. L’Irpinia, da sola, copre il 60/70 per cento di produzione regionale, con 60-70 mila quintali annui. Ma si tratta pure di una filiera che, a livello provinciale, accusa i colpi dell’eccessiva frammentazione locale: uno scenario di pochi numeri di trasformazione, formato da piccole aziende senza grandi capacità finanziarie. Solo due cooperative, una srl, una sas, una snc e cinque ditte individuali. Abbiamo un grande prodotto che non è lavorato completamente, e che pertanto resta semifresco. Quintali e quintali sono destinati all’esportazione: Nord America, Europa Centrale”. La risposta alle difficoltà: “Rilanciare l’idea del consorzio per tutelare le nostre produzioni. Aspirare a prezzi più bassi e a ulteriori certificazioni per le castagne irpine”. E’ infatti la regina di Montella, ex Dop, ora Igt (la montellese infornata è diventata anche presidio di Slow Food grazie all’impegno della C.M. Terminio Cervialto) a rappresentare l’Irpinia nel settore. Ma non bisogna dimenticare le preziose fonti di Partenio e Serinese.
Infine, l’importante epilogo del direttore Licursi, che informa su un’interessante iniziativa della Coldiretti irpina: “Grazie ad alcuni finanziamenti del Gal, stiamo preparando uno studio sulla castanicoltura che prevede un’ipotesi di progetto di filiera teso a creare un consorzio che metta finalmente assieme i produttori locali. Una strada – conclude – da considerare anche per gli altri prodotti di qualità della nostra pregevole agricoltura”. (Antonietta Miceli)