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La tecnica consiste nel chiudere un piccolo tunnel (il forame ovale pervio) che mette in comunicazione nel cuore l’atrio destro con l’atrio sinistro. Questo forame è presente nel 25% circa della popolazione generale, ma si stima che nel mondo si verifichino 500.000 ictus cerebrali non attribuibili a cause note e che “…nella realtà – spiega Rubino, direttore della Divisione di cardiologia invasiva dell´istituto Montevergine di Mercogliano – sono da attribuire alla persistenza del forame ovale pervio”.
Il 12% della popolazione mondiale, poi, è affetto da emicrania con aura, un disturbo maggiormente presente nel sesso femminile, una malattia che incide negativamente sulla qualità della vita.
La prevalenza del forame in questa popolazione è del 50% circa. Fino a 10 anni fa, questo intervento era di esclusiva pertinenza cardiochirurgica ma con l’avvento delle nuove tecnologie applicate nel campo cardiovascolare è stato possibile effettuare questa chiusura per via percutanea con dispositivi che vengono introdotti attraverso una vena. Fino ad ora i dispositivi occlusori erano costituiti da due dischi uniti da un corpo centrale, entrambi in lega metallica. Ora il nuovo dispositivo è costituito unicamente da una spugna di poliuretano che occlude il tunnel, minimizzando qualsiasi ingombro e la presenza di leghe metalliche.