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Cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, fronte del dissenso: «No a premi ideologici e propaganda»

Fa discutere la proposta avanzata dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di conferire la cittadinanza onoraria della Città di Avellino a Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. In vista della seduta del Consiglio comunale convocata per mercoledì 21 ottobre 2026, se da un lato i promotori pentastellati parlano di un atto di riconoscimento verso chi si batte per i diritti umani, sul fronte opposto cresce e si articola la rete dei pareri dissenzienti.

Una delle posizioni di contrarietà proviene da Gioventù Nazionale Avellino che, mediante le parole del Dirigente Provinciale e Portavoce cittadino Ciro Picone, esprime profonda preoccupazione e indignazione per quella che definisce una manovra propagandistica: «La richiesta ci sembra l’ennesimo tentativo di strumentalizzare una questione delicata e controversa come quella del conflitto Israelo-Palestinese per meri scopi propagandistici di alcuni consiglieri del campo largo. Come Gioventù Nazionale siamo da sempre impegnati per sostenere la popolazione della striscia di Gaza e del popolo libanese con aiuti umanitari. Ciò premesso, la cittadinanza onoraria deve poggiare su un consenso ampio che oggi non c’è. Pur rispettando il suo impegno Onu, non possiamo dimenticare dichiarazioni opinabili della dottoressa Albanese, come quelle sulla senatrice Segre, sugli ostaggi del 7 ottobre o quando definì un “monito per i giornalisti” l’attacco alla sede de La Stampa a Torino. La nostra città soffre per l’emigrazione e la disoccupazione giovanile: l’amministrazione Pizza si occupi di questo. Avellino è di tutti, non è proprietà del campo largo!».

Ad articolare le ragioni del dissenso vi è anche Carmine Persano, il quale interviene in veste di cittadino e giovane militante della politica locale: «Da cittadino, prima ancora che da militante territoriale, esprimo la mia netta contrarietà al conferimento della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, soprattutto per quello che considero un uso strumentale della questione palestinese, trasformata troppo spesso in un terreno di contrapposizione ideologica e di esposizione personale. La tragedia dei civili palestinesi merita rispetto, tutela e risposte concrete. Proprio per questo, ritengo che non possa essere ridotta a una battaglia permanente in cui ogni dissenso diventa un attacco alla causa stessa. Nessuno può arrogarsi il monopolio della solidarietà, né utilizzare la sofferenza di un popolo come uno scudo contro le critiche. Il mio dissenso riguarda anche il tono di alcune dichiarazioni pubbliche di Albanese e il modo in cui si è posta nel dibattito, anche nei confronti di chi ha espresso valutazioni differenti. Difendere i diritti umani significa anche assumersi la responsabilità delle proprie parole, senza trasformare ogni confronto in uno scontro tra chi pretende di essere dalla parte giusta della storia e chi viene automaticamente collocato dalla parte sbagliata.

A questo si aggiungono le polemiche suscitate dalle sue parole nel paragone tra Napoli e Milano. Da meridionale, non ritengo che gli stereotipi sul Sud possano essere liquidati come dettagli irrilevanti quando si discute di un riconoscimento istituzionale. La cittadinanza onoraria non è un premio ideologico né un atto di adesione a una campagna politica. È un riconoscimento che impegna un’intera comunità e che deve poggiare su meriti concreti e motivazioni solide.

Si può essere solidali con il popolo palestinese senza sostenere Francesca Albanese. Si possono condannare le sofferenze dei civili senza rinunciare al diritto di criticare chi pretende di rappresentarne la causa. Per queste ragioni, ritengo inopportuno conferire questo riconoscimento senza una valutazione rigorosa del suo significato e delle ragioni che lo giustificherebbero. La solidarietà non deve diventare propaganda, la sofferenza non deve diventare uno strumento di protagonismo e il dissenso non può essere messo a tacere in nome di una causa, per quanto importante».

 

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