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“Il provvedimento in esame – ha dichiarato l’onorevole De Mita – lascia integre una serie di perplessità già avanzate sia durante la discussione in Commissione che in Aula. La sensazione non risolta è che un provvedimento di rilievo, che riorganizza le istituzioni del territorio, manchi di una visione complessiva. E’ stata, infatti, costruita una risposta senza riflettere sulle ragioni della domanda e le stesse motivazioni date sono episodiche, quasi casuali. Non sono stati presi in considerazione, infatti, gli elementi di dubbio avanzati dalle forze politiche, ma anche da soggetti terzi e faccio riferimento alla Corte dei Conti o alla Ragioneria dello Stato che hanno rimarcato come il provvedimento in realtà non riduca i costi, ma rischia, al contrario, di amplificare le disfunzioni della pubblica amministrazione”.
“La mia perplessità – ha continuato De Mita – è legata alla circostanza che si è proceduto con l’obiettivo di realizzare la riforma purché si facesse. E’ vero che dalla sua versione originaria a quella su cui oggi discutiamo si è registrato qualche cambiamento in positivo, ma restano le incertezze. Il punto irrisolto è relativo ai diritti di cittadinanza che oggi emergono in una nuova dimensione e rispetto ai quali le istituzioni andrebbero organizzate come luogo della loro tutela. Questo, nel provvedimento in esame, non accade”.
“Così facendo – così conclude il deputato del gruppo “Per l’Italia” – diamo vita ad istituzioni che restano amorfe. Adesso bisognerà valutare quanto accadrà nella lettura al Senato. E soprattutto come si rapporterà il Governo rispetto alla riforma delle Regioni. Senza uno sforzo che recuperi l’esigenza di un riordino razionale, è facile prevedere che la sola riforma, così come è pensata, ci farà passare da un centralismo regionale ad un centralismo metropolitano, pure in conflitto tra di loro, lasciando così sullo sfondo le aree interne”.