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Delusione quindi per chi si aspettava stoccate velenose a quello o quell’altro partito, e delusione per chi attendeva rivelazioni epocali sulle prossime mosse politiche dell’Udc: il programma della serata non lo prevedeva e il dipanarsi degli interventi lo ha attestato. Certo, le bacchettate, soprattutto alla maggioranza di Piazza del Popolo, non sono mancate – è la conseguenza naturale dei diversi ruoli ricoperti – ma si sono sempre attenute al merito, ai problemi stringenti di Avellino e più in generale dell’Irpinia. Critica costruttiva, insomma, a voler interpretare il messaggio che, più di tutti, hanno voluto lanciare Ciriaco e Giuseppe De Mita.
Il leader di Nusco, che ha preso la parola a conclusione dei lavori, ha innanzitutto voluto evidenziare la lungimiranza dell’Udc – “E’ da quando è partita questa avventura che, anche in Irpinia, il partito si sta mostrando come l’unica vera novità politica” – poi ne ha spiegato le ragioni: “L’alternativa non è centrodestra o centrosinistra, piuttosto bisognerebbe preoccuparsi di capire se si vuole o non si vuole conservare la democrazia rappresentativa. Oggi tutti riconoscono che il bipolarismo ha fallito, noi lo sostenevamo da tempo”. Coesistenza, un concetto sul quale si è spesso fermato De Mita, paragonando la gestione della cosa pubblica alla musica armoniosa di Mozart: “Il dialogo non va rifiutato perché la diversa opinione aiuta a risolvere i problemi – ha detto – La politica dovrebbe preparare la domanda e le istituzioni fornire la risposta, ma in questo processo la comunità non deve essere chiusa”. A precisare questo assunto ci ha pensato il più diretto interessato Giuseppe De Mita, che – facendo riferimento ai dissidi tra Comune e Provincia sul piano strategico (domani torna tra i banchi di Piazza del Popolo) – così si è espresso: “I conflitti tra i due organi sono stati fisiologici rispetto al più ampio interesse territoriale di cui è portatore l’Ente Provincia, e questo andava capito. Bisogna guardare oltre il Comune, anche a vantaggio dello sviluppo di Avellino stessa, perché la pianificazione territoriale è un strumento fondamentale per ridefinire l’organizzazione delle nostre comunità, ognuna con una sua precisa identità, ma tutte legate da una diversità armonica”.
E in questo senso il più giovane dei De Mita riallaccia il discorso all’argomento della serata: il rilancio. Dall’economia alle infrastrutture, dal lavoro alla mobilità: questi gli aspetti che hanno riguardato gli interventi, in particolare, di Dino Preziosi, Massimo Preziosi, Maurizio Petracca e Giuseppe Solimine. I primi tre si sono focalizzati sul capoluogo, lamentando la mancanza di progettualità del Comune sul piano strategico, illustrando le rispettive perplessità sulle cosiddette grandi opere, già compiute o in fieri, e l’esigenza di guardare oltre le proprie mura per lo sviluppo e il ripopolamento anche delle periferie. Solimine invece ha allargato gli orizzonti alla provincia, parlando di lavoro e di “quell’innesto di fiducia che bisogna trovare il modo di dare alla collettività per superare lo spettro della crisi”.
E sulla questione ripresa economica è voluto intervenire anche Ciriaco de Mita: “E’ inutile pensare ai rimedi – ha avvertito – se ci si dimentica della base del problema, e cioè dell’indispensabile riorganizzazione del sistema produttivo”. Un appunto, il suo, rivolto all’interno ma anche all’esterno, a suggello del leitmotiv: l’apertura al confronto da parte degli antagonisti. “Io non farò più polemica, prima lo esigeva la campagna elettorale – ha annunciato il numero uno dell’Udc locale – Il nostro obiettivo è ricomporre la comunità, facendolo anche con chi non la pensa come noi. Bisogna che l’Irpinia della politica cambi mentalità: non competere per vincere, ma per far rinascere questa terra. Altrimenti – ha concluso – chi comanda domina, non gestisce”. (di Eddy Tarantino)