Circolo Pd “Vittorio Foa”: ieri il dibattito

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Il rilancio dell’azione amministrativa passa necessariamente dalla soluzione della questione morale in chiave politica. E’ stato questo il messaggio conclusivo di un dibattito aperto organizzato dal comitato promotore del circolo Pd “Vittorio Foa” di Avellino, che si è tenuto ieri nella chiesa del Carmine. Un confronto importante anche per le presenze in platea, con le forze sociali, con esponenti dell’amministrazione, con il sindaco Giuseppe Galasso e la giunta quasi al completo, con numerosi consiglieri comunalie e rappresentanti di altre forze politiche. Dopo l’introduzione di Antonio Boccella, che ha rimarcato la necessità di dare un nuovo slancio all’azione amministrativa affinché tutto il Partito Democratico possa riconoscersi pienamente nel percorso cominciato due anni fa, Giovanni Bove ha sottolineato l’importanza che la giunta Galasso si faccia carico di un processo di riscatto civile e di ridefinizione di un senso di appartenenza degli avellinesi rispetto alla propria comunità. La relazione è stata affidata a Lucio Fierro, che partendo da una ricostruzione delle ultime vicende nazionali, ha riannodato i fili che legano scandali finanziari e politici alla storia di questa provincia. Un’analisi ampia e articolata del caso “Milanese-Viscione”, dei suoi legami con Cervinara e altre vicende più lontane nel tempo che tuttavia non hanno esaurito i loro effetti, è stata lo spunto per analizzare quanto sta accadendo intorno e dentro l’amministrazione comunale. Le inchieste giudiziarie sulle infiltrazioni malavitose nel commercio cittadino, nell’affidamento degli appalti pubblici, l’appropriazione abusiva degli alloggi comunali, i comportamenti supercifiali di alcuni assessori, gli scandali della sanità, le assunzioni parentali in società pubbliche sono tutti pezzi di un’unica questione morale, che un partito, che vuole essere di governo per questa città, deve affrontare e risolvere. La risposta del sindaco Galasso, sui temi affrontati da Fierro, non è tardata. Galasso ha difeso l’operato della sua amministrazione e ha assegnato alla sua scelta di azzerare la giunta un significato politico e di rilancio complessivo dell’azione amministrativa del suo mandato. Gerardo Adiglietti ha incentrato il suo intervento sulla necessità di passare da un clientelismo spicciolo, che spesso caratterizza la vita politica cittadina, a un’interpretazione delle istanze vere e profonde del popolo avellinese. Valentina Paris, da portavoce di “Libera”, ha provato a rappresentare lo sguardo della sua generazione verso la nostra città, come di un luogo che non offre opportunità e che ne vede quindi la desertificazione delle migliori energie intellettuali che purtroppo abbandonano Avellino. Per Ennio Loffredo è centrale la ridefinizione del ruolo della città, che non può scegliere di essere cosa avulsa dal contesto regionale, ma deve aprirsi a un confronto vero con Napoli e con il resto della regione. Antonio Gengaro ha riportato al centro del dibattito la questione urbanistica, come nodo centrale della questione morale e strumento per ridisegnare l’assetto anche sociale di Avellino. E per Stefano La Verde l’azzeramento della giunta dovrà essere l’opportunità vera di rilancio della politica di governo, evitando di trasformarla in una semplice risistemazione di caselle nella nuova giunta. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Todisco, che partendo dalla ricostruzione storica che ha portato negli ultimi decenni all’affermazione di un nuovo soggetto sociale, la borghesia criminale, che incide profondamente nel tessuto complessivo delle nostre comunità e anche nella nostra città, ha provato a ripensare il ruolo di Avellino nel contesto meridionale che non può che passare per un nuovo modo dei partiti, in special modo del Pd, di selezionare la classe dirigente.

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