Atripalda – Sulla storia dell’atripaldese Sandra Alvino riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dall’esponente del Prc Cinzia Spinello.
“Sandra è una donna di 63 anni, originaria di Atripalda, felicemente sposata. Fin qui sembrerebbe tutto normale (la normalità!) se non fosse che negli ultimi tempi si è sentito parlare spesso di lei, attraverso le pagine dei quotidiani locali. La sua storia ci interessa e vorremmo che anche altri si interessassero alla sua vicenda personale. Aggiungiamo, per completezza, che Sandra fino all’età di 29 anni era conosciuto e “riconosciuto” come Sandro, Sandro Alvino, da Atripalda.
Non serve sapere altro di lei.
Ella sta combattendo da anni una battaglia di civiltà, per vedersi restituita la propria dignità, il proprio diritto ad esistere così com’è, come ha scelto di essere. Lotta per avere il rispetto dei suoi diritti di cittadina, per non essere sempre, ogni giorno della sua vita, posta in una condizione pesantemente discriminatoria. Precisiamo che la signora Sandra non è né una terrorista, né extracomunitaria, altrimenti sicuramente se la passerebbe peggio, con l’aria che tira.
Sandra si dice disposta a sacrificare un rene per pagare la parcella di un avvocato disposto a seguire il suo caso fino in fondo, fino al riconoscimento dei suoi diritti che non sono certamente uno sproposito, semplicemente reclama il diritto a quei servizi e a quelle opportunità che lo Stato Italiano garantisce ad ogni suo cittadino.
Ovviamente siamo coscienti del fatto che la legislazione italiana è notevolmente deficitaria in materia di diritti civili ed umani, e di questo è cosciente anche Sandra , ma ciò non la fa desistere. Sappiamo anche che è stata sprecata una grande occasione con il passato governo, l’occasione di scrivere una pagina di civiltà nella storia repubblicana, l’occasione per un avanzamento culturale a cui non siamo più abituati da tempo. Parte della responsabilità è anche nostra e ne avvertiamo,oggi, inevitabilmente il peso.
Allora anche quella di Sandra può diventare un’occasione importante, l’occasione di dimostrare che l’Italia non ha un’anima discriminatoria, che la sua gente sa accettare la diversità, ne sa trarre benefici ed insegnamenti, sa camminare sulla strada del progresso civile e che l’abbandono a pratiche e leggi xenofobe è soltanto una infelice (noi aggiungiamo: meticolosamente provocata) pagina della nostra storia recente, non è la “grande gomorra liberalfascista” che purtroppo sta lentamente divendando.
Crediamo che Sandra non debba rinunciare al suo rene, cercheremo di aiutarla mettendola in contatto con qualche avvocato, ne conosciamo di disponibili, non deve far altro che resistere e combattere”.
Redazione Irpinia
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