
La 93esima edizione del Giro d’Italia si presenta come la più attenta e attiva nell’azione di prevenzione e contrasto ad ogni possibile forma di doping, a tutela della salute dei corridori e dell’immagine mondiale della competizione e del ciclismo in generale. Gli organizzatori del Giro d‘Italia sono consapevoli da molto tempo che la definitiva sconfitta del doping sarà il risultato di un’estesa azione mondiale protratta negli anni da parte di tutti i protagonisti (federazioni ciclistiche, organizzatori, team, ciclisti, ecc.) e quest’anno vi partecipano con un intervento estremamente articolato e strutturato. L’obiettivo dichiarato è quello di avere la competizione ciclistica più controllata nella storia dello ciclismo.
I campioni prelevati saranno esaminati dai più qualificati e riconosciuti laboratori europei: Roma, Losanna, Colonia e Parigi. Una rete di strutture scientifiche con note specializzazioni in tema di doping. La severità del Giro non si ferma qui. Chi è stato sospeso dalle attività agonistiche per doping non è invitato automaticamente al Giro al termine del provvedimento, ma gli organizzatori si riservano il diritto di lasciare il corridore in quarantena, vale a dire finché non abbia dimostrato, in competizioni successive, di aver interrotto ogni pratica sospetta.