Chiusano, morto a diciotto anni per un aneurisma: condannato il radiologo che non esegui’ la Tac con contrasto

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AVELLINO- Matteo Reppucci, deceduto il 15 ottobre 2018 per un aneurisma addominale,poteva salvarsi. A stabilirlo, a distanza di quasi otto anni dai fatti e quattro dall’inizio del processo e’ stato il verdetto emesso ieri pomeriggio dal giudice monocratico del Tribunale di Avellino Lorenzo Corona, che ha accolto la richiesta della Procura di Avellino di condanna nei confronti di un radiologo. Il medico, all’epoca dei fatti in servizio presso il Moscati, difeso dall’ avvocato Roberto Cuomo di Torre Annunziata, era a processo per omicidio colposo in ambito sanitario. Un anno e otto mesi, questa la condanna per l’imputato. Accolta la richiesta di condanna invocata al termine della sua requisitoria, dal pm della Procura di Avellino Giovanni Sodano, cui e’ toccato ricostruire in aula la lunga e travagliata istruttoria per la tragica fine dello studente del Liceo Mancini originario di Chiusano San Domenico. Una richiesta a cui si e’ associata la parte civile, gli avvocati Innocenzo Massaro e Antonio Reppucci, che dall’ ottobre del 2018 si battono a fianco dei familiari di Matteo per avere una verità sulla morte e anche sulla possibilità che il diciottenne, un golden boy come lo chiamavano gli amici, potesse essere curato e salvato da quella fatale disseccazione dell’ aorta che lo aveva strappato alla sua famiglia e agli amici, i ragazzi che frequentavano l’ ultimo anno al Liceo Mancini. Ma perché si e’ giunti al processo. L’accusa nei confronti del radiologo e’ quella di non aver eseguito come prescritto dal Pronto Soccorso una Tac addominale con mezzo di contrasto. Era la notte tra il 4 e il 5 ottobre del 2018, quando a causa di un malore, Matteo viene portato in ospedale. L’accertamento non fa emergere quell’aneurisma che undici giorni dopo lo avrebbe ucciso. E’ domenica 15 ottobre del 2018, nel pomeriggio Matteo aveva preso parte ad una partita di calcetto con gli amici. Nulla che potesse far presagire alla tragedia che si sarebbe consumata poche ore dopo. Nella serata c’è un malore. Prima alla gamba poi ad un braccio. La corsa disperata in ospedale. Il ricovero e poche ore dopo la notizia più grave per i suoi familiari. Matteo non ce l’aveva fatta. Le indagini puntano subito su quella falla nella gestione del primo ricovero in Pronto Soccorso e sulla domanda: nel caso fosse stata eseguita una Tac con mezzo di contrasto, così come era stata richiesta, il diciottenne poteva salvarsi? Ci vorranno altri quattro anni per giungere al rinvio a giudizio e almeno altri quattro per un verdetto di primo grado. In aula sono stati ascoltati otto consulenti medico legali. Tre consulenti della Procura, uno della parte civile, uno dell’imputato, tre del Moscati, chiamato in causa dalla parte civile come responsabile civile. Il giudice ha riconosciuto anche una provvisionale di duecentomila euro per i genitori e di o ttantamila euro per i fratelli di Matteo. La decisione del giudice monocratico del Tribunale di Avellino, in attesa del deposito delle motivazioni, potrebbe essere impugnata dalla difesa.