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La diagnosi finale non è certamente incoraggiante. Risultato: impianti elettrici fatiscenti, macchinari obsoleti, mancanza di guanti e caschi protettivi. Disattesi anche diversi piani operativi di sicurezza prescritti dal Testo Unico 81/2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma il pericolo più grande arriva dall’alto. Dopo aver osservato a terra, i tecnici del Cfs guardano in aria. Ed è da qui che piovono le maggiori infrazioni riscontrate nell’edilizia irpina: in 3 casi su 10 si tratta infatti di violazioni della normativa di settore sui ponteggi spesso e volentieri non protetti. In pole position fra le irregolarità, l’allestimento di impalcature non idonee, quando si costruisce un fabbricato, dove si registrano principalmente assenza o inadeguatezza di sottoponti, cioè di ponti di sicurezza obbligatori per legge in tutti i piani di lavoro del ponteggio. Poi intavolati non a norma, che per regola devono essere sicuri perché sono la base su cui l’operaio si muove e cammina per svolgere i suoi esercizi lavorativi, e parapetti non adeguati.
“I dati che emergono – spiega Giovanni Solimene, direttore del Cfs irpino – sono senza dubbio preoccupanti. Ma non rappresentano una novità. Ancora oggi, i nostri cantieri registrano delle evidenti inadempienze che colpiscono in maniera trasversale imprese e manodopera”. “Se le nostre aziende edili, da quanto sondiamo – continua – non mandano i propri lavoratori a fare formazione obbligatoria, se i nostri operai non hanno ancora compreso che sistemi di protezione, come l’utilizzo di casco e guanti, rappresentano la prima forma di tutela necessaria per la propria integrità fisica, se c’è carenza organizzativa nella costruzione di un ponteggio, significa che faremo, purtroppo, sempre i conti in Irpinia con gli incidenti e gli infortuni mortali”. Secondo Solimene per invertire il trend è necessario: “far capire sempre più l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro, elemento essenziale che deve entrare a pieno titolo e diritto nei processi produttivi come importante valore aggiunto”.
“Come Cfs, puntiamo – afferma Michele Di Giacomo, presidente dell’Ente paritetico di Atripalda – ad una formazione sempre più capillare ed incisiva che possa coinvolgere tutti gli attori interessati come datori di lavoro, tecnici e maestranze”. “Con un’attività didattica di settore – aggiunge – ci poniamo proprio l’obiettivo di ridurre ed eliminare nel tempo le irregolarità per portare le imprese ad elevati standard di sicurezza”.
“Non a caso – precisa Solimene – le persone che hanno partecipato ai nostri corsi di formazione hanno cambiato in meglio il loro atteggiamento nei confronti della prevenzione e sicurezza. Inoltre inculcare un buon e fattivo insegnamento vuol dire anche far uscire, dalle nostre aule, allievi portatori di un importante know-how culturale in grado di trasferirlo anche agli altri nel momento in cui si lavora in cantiere”.
“Per questo – conclude Di Giacomo – è necessario investire maggiormente in formazione professionale. Leva che va vista non come un obbligo ma come fattore prioritario per proteggere la vita lavorativa in edilizia”.