
“Le ragioni del popolarismo nell’attuale fase storica”. Striscione più azzeccato non poteva esserci. Di scudocrociato e vessilli dell’Udc neanche l’ombra. E’ storia, bisogna guardare avanti e adattarsi ai tempi. A Napoli, la saletta è occupata per gran parte dagli irpini: dal segretario provinciale Maurizio Petracca, i sindaci di Bagnoli Irpino Filippo Nigro, a Vincenzo Sirignano di Mirabella, a quello di Cervinara Filuccio Tangredi, a Giulio Belmonte di Pietradefusi, a Gerardo Iandolo di Salza Irpina, al consigliere comunale Enza Ambrosone, ad Angelo d’Amelio, Nicola Giordano, Modestino Verrengia, Carmelo Ventura, Mario Canonico, Salvatore Biazzo. Ad introdurre i lavori il deputato Giuseppe De Mita che ha ripercorso le tappe del passato e fatto mea culpa su alcuni errori politici commessi. Ma c’è tutto il tempo per recuperare. “sul piano territoriale siamo una forza. Radicati anche più degli altri. Da questo concetto dobbiamo partire dalle prossime amministrative. L’iniziativa di Renzi sull’innovazione politica, restando in questo schema non bisogna farsi trascinare verso suggestione del 94 e consentire a Renzi di costruire sullo scontro tra vecchio e nuovo.L’ Innovazione non possiamo eluderlo, il punto non è fare terzo polo ma ricomporre bipolarismo in una condizione fisiologica. Dobbiamo fare un Patto dei popolari e progredire. Non fermare il tempo, senza prendere iniziative. Interrogarci dei nostri limiti, perciò ben venga il congresso. Noi non dobbiamo fare il terzo polo, ma ricostruire i popolari. Recuperare le ragioni programmatiche, organizzare un contenitore che sappia mettere da parte personalismi e populismo. Oggi la gente è arrabbiata, la capisco, dobbiamo essere capaci di intercettare le istanze di quella gente. Oggi tra Renzi e Berlusconi, io dico che sto con Grillo”. “In Europa ci troviamo ad un bivio” ad annunciarlo è l’europarlamentare Giuseppe Gargani che sbarra la strada sua… e avverte chi da popolare non potrebbe mai abbracciare progetti verso il Pse. “Da un anno ci sono pressioni europeiste. Il Pd se non si schiera apertamente, questa volta non verrà accettato in Europa in quel gruppo. I socialisti vogliono sapere da Renzi chiaramente il suo partito da che parte sta. Facendo un ragionamento indiretto, la conseguenza è inevitabile: per noi che abbiamo una tradizione cristiana, cattolica e fondata sulla famiglia, non ci appartiene il Pse”. Gargani è chiaro, stabilisce la sua linea di demarcazione e nel tempo stesso chiama a raccolta ex democristiani. “Credo che chi oggi è nel Pd tra qualche mese non potrà più esserci nel caso in cui si annette al Pse, si va contro i propri principi. Da anni predico di voler riunire i popolari. Dobbiamo uscire fuori dal personalismo e guardare ad ampio raggio alla tradizione popolare”. Un invito Gargani lo rivolge a Scelta Civica di Mauro e al Nuovo Centrodestra di Alfano. “Il primo non ha scelta visto pensiero politico e tradizione, Alfano invece deve uscire dal cono d’ombra berlusconiano, sdoganarsi definitivamente e aprire un discorso da vero moderato e dimostrare con i fatti di voler riunire l’area moderata. Già questo sarebbe un gran passo in avanti”. Le conclusioni sono state affidate a Lorenzo Cesa: “Sgomberiamo il campo da equivoci, noi saremo dalla parte del centrodestra, da Alfano fino a Berlusconi. abbiamo l’obbligo di costruire la casa popolare. Ci rifacciamo alla famiglia del PPE, quindi non vedo altre strade. Bisogna avere il coraggio di riaggregare quel l’area senza schemi precostituiti. Fare un bagno di umiltà da parte di tutti e ripartire mettendo al centro la politica per la famiglia e dando un servizio alla gente”.